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“Ospedale vero o virtuale?”,
l’affondo del comitato in difesa
del Vittorio Emanuele II

AMANDOLA - Il guanto della sfida è lanciato. Ora tocca agli amministratori comunali concorrere nell’ottenimento del risultato
giovedì 9 giugno 2016 - Ore 16:45
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ospedale di Amandola ok
L’ospedale non conosce tregua. E i suoi paladini non mollano la presa. Nel mirino amministratori locali ai quali si chiede più incisività contro i tagli della sanità su scala regionale che hanno visto il presidio sanitario montano protagonista e al centro di un animata discussione politica. “Si fa molta fatica – l’intervento pungente del comitato Difendiamo l’ospedale Vittorio Emanuele II – a comprendere l’arrendevolezza che gli amministratori di Amandola ancora una volta dimostrano nell’affrontare i problemi che da tempo condizionano il buon funzionamento del nostro Ospedale. Dai confronti con le dirigenze sanitarie territoriali, i vertici politici comunali stanno infatti ottenendo solo briciole, mentre appaiono restii e arrendevoli nell’imporsi politicamente per una reale riorganizzazione del presidio quale Ospedale Montano. Eppure quest’ultimo è proprio l’obbiettivo che fu concordato (Amministratori e Comitato) di raggiungere fin dal mese di novembre dello scorso anno. E allora perché, ci si chiede, si continua a seguire una linea politica rinunciataria? Perché si continua a far finta che tutto vada bene, che l’ospedale è ancora quello di una volta, che non manchino medici, che non servano anestesisti, che non si stia delocalizzando anche il laboratorio di analisi? Perché rinunciare a lottare per mantenere in primis servizi essenziali ma anche posti di lavoro? La virtualità è la caratteristica che dal 2012 rappresenta l’ospedale di Amandola, per meglio dire di ospedale è stato lasciato sì l’appellativo ma posti letto, servizi e personale sono diminuiti drasticamente per un travaso, senza sosta, verso la sanità “fermanocentrica”. Ma gli accordi pre-provinciali e pre-elettorali non erano forse diversi? Non si doveva mantenere una struttura ben funzionante a piena garanzia del diritto alla salute delle popolazioni montane? La virtualità è comunque confermata dalle recenti visioni e dichiarazioni politico gestionali: oggi abbiamo trovato un ortopedico, domani arriva un radiologo, dopodomani forse si utilizzeranno altri 20 posti di Rsa (già pronti e ben disponibili fin dal lontano 2008). Intanto, in barba a tutti i criteri di buona organizzazione e funzionalità dei servizi, si concede a un valido medico il comando in servizio presso altra area vasta, peraltro senza provvedere alla sua sostituzione in maniera adeguata, non si pensa minimamente al rimpiazzo di un medico laboratorista trasferito da tempo in quel di Fermo, si fa divieto ai medici del presidio di effettuare esami endoscopici, si costringe l’utenza a recarsi a Fermo per prenotare prestazioni diagnostiche endoscopiche, non si riorganizza l’attività chirurgica, si distolgono autisti-soccorritori dal servizio 118, si spostano cucinieri nei reparti e operatori assistenziali nelle cucine, si pianifica la chiusura del deposito farmaceutico e dei magazzini tecnico-economali. Ma soprattutto nessuno sa dare spiegazioni sul perché non esista una direzione medica di presidio e su dove siano finiti i due anestesisti che nel 2014 l’amministrazione Regionale aveva destinato adAmandola. Comunque non solo cattive notizie: l’albeggiare della città dei Sibillini induce a rinnovare gli sforzi per ottenere finalmente un ospedale adeguato agli standard qualitativi, strutturali e tecnologici indicati nel regolamento adottato dal ministro della Salute con decreto n. 70/2015 e cioè un vero Ospedale Montano. Il guanto della sfida è lanciato. Ora tocca agli amministratori comunali concorrere nell’ottenimento del risultato, a meno che sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza non vogliano passare alla storia come coloro che hanno facilitato la dismissione di servizi essenziali quali sono quelli sanitari”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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