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“Il pellegrinaggio
come regalo di nozze”
Le testimonianze del cammino

domenica 12 giugno 2016 - Ore 11:59
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Le testimonianze del pellegrinaggio

pellegrinaggio macerata loreto 2016 foto ap (12)

Un gruppo di fermani guidati da Don Michele Rogante

Un gruppo di fermani guidati da Don Michele Rogante

di Gabriele Censi

(foto di Andrea Petinari)

Non si può vivere stando fermi. Occorre camminare sempre, sempre in cammino”. Con la carica di Papa Francesco ai  migliaia di partecipanti è partito il 38esimo Pellegrinaggio Macerata- Loreto. Il conteggio dei pellegrini è sempre difficile da fare ma a Loreto sono arrivati in tanti “in decine di migliaia, forse centomila”, hanno stimato gli organizzatori. Provenienti da tanti luoghi diversi e con diverse motivazioni, come quella dei due ragazzi milanesi che si sono fatti un regalo di nozze portando a Macerata da Milano un gruppo di una decina di persone: “Ad ottobre ci sposiamo e facciamo il cammino insieme ai nostri amici”.  Non una massa anonima ma centomila uomini unici e preziosi,  ha ricordato il vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, “ognuno dei quali amato da Dio in maniera unica e personale”.

Il sindaco Romano Carancini in cammino

Il sindaco Romano Carancini in cammino

Tante testimonianze hanno accompagnato il cammino notturno. Alla partenza anche il sindaco di Macerata Romano Carancini che ha mandato tramite il nostro microfono il saluto ai tanti giovani e “soprattutto alle donne, 70 anni dal primo voto in questo Paese, anche quello è un cammino”. Tanti ringraziamenti alla Madonna per guarigioni e grazie. Da Vieste: “Ieri ero con le flebo al braccio e oggi la madonna mi ha dato la forza di venire qua”. Qualcuno fa solo un tratto “Tutto intero è troppo per le nostre forze, ma è un segno di preghiera e di partecipazione”.

pellegrinaggio 2016 le testimonianze 1Nel suo messaggio ai pellegrini, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, ha scritto che il Pellegrinaggio è una grande opportunità perché ogni persona impari “ad aspettare il Signore giorno e notte, e per poter riconoscere Cristo che, venendoci incontro, suscita in noi il bisogno di essere perdonati, ci strappa dalla nostra distrazione e ci attira di nuovo a sé”.

Poi c’è  Alejandra, 48 anni, di Madrid, in cammino con due bastoncini nordic walking, che durante la notte racconta di lei, del suo cancro incurabile, dei pochi mesi di vita che le erano stati diagnosticati. Ma più grande della malattia è stato un incontro con un sacerdote, spagnolo anche lui, Julián Carrón, che davanti alla sua paura di morire le ha detto che lui sarebbe voluto andare con lei davanti a Dio, davanti al compimento della vita. Una novità nella sua esistenza, proprio come per i due carcerati. Sguardi, volti, incontri, amore, libertà che si giocano. “Niente è meccanico – ha scritto ancora Carrón nel suo messaggio per il Pellegrinaggio – come ogni passo che dovrete fare, sempre la libertà deve decidere quale posizione assumere”.

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Prima della Messa, sul palco allo stadio, sono saliti una dozzina di carcerati del penitenziario “Due palazzi” di Padova, dove dal 1991 opera una cooperativa, la “Giotto”, composta da reclusi che fanno diversi lavori, fra cui anche quello di pasticceri. In due lettere, un ergastolano e un condannato a 30 anni hanno raccontato come in carcere la loro vita sia cambiata in meglio. Uno, specialista in evasioni da penitenziari di mezza Europa, addirittura ha detto che incontrando degli amici cristiani lì dentro ha perso pure la voglia di evadere. E pensare che aveva già studiato i punti vulnerabili dei “Due palazzi”. “Non mi era mai capitato – ha scritto – che qualcuno mi volesse bene così, senza nulla in cambio. Questo bell’imprevisto mi ha fermato e fatto capire meglio chi ero e come dovevo trattarmi, per che cosa valeva veramente la pena rischiare la mia vita. Un abbraccio gratuito e pieno di amore mi ha salvato”.

pellegrinaggio 2016 le testimonianze3Nell’omelia, pochi minuti dopo, il cardinale Menichelli avrebbe detto: “fatti perdonare, allora capirai che tu vali più perché sei amato e perché ami! Esaltante a riguardo è un’espressione di papa Francesco: «L’amore, la misericordia ti fa sperimentare la libertà»”. Amore e libertà, parole preziose per tutti, figuriamoci per un carcerato con davanti 18 anni ancora da scontare. O per l’altro, “il fine pena: mai”, che prega per le persone che soffrono a causa sua, “affinché possano patire il meno possibile e anche loro possano incontrare ciò che ho incontrato io”. E tutti e due che chiedono ai pellegrini di pregare perché quello che è successo a loro “possa succedere a più persone nel mondo rinchiuse dentro le carceri”. Uomini unici e irripetibili, come dice il titolo di questo Pellegrinaggio : “Tu sei unico”, il cui copyright spetta proprio al papa.

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