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Anche il Fermano si colora di azzurro

martedì 14 giugno 2016 - Ore 11:29
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L'inno di Mameli vissuto a Porto San Giorgio
L'inno di Mameli nel maxischermo allestito a Porto San Giorgio

L’inno di Mameli nel maxischermo allestito a Porto San Giorgio

 

di Tiziano Vesprini

In attesa dell’esordio degli “azzurri” ho provato a sentire le opinioni  del pre-partita.  Alle ore 13,50 recandomi a prendere un caffè al bar del quartiere Santa Vittoria di Porto San Giorgio, la cotitolare Elisabetta pur non essendo una appassionata di calcio e informata di quale fosse l’avversaria dell’Italia, con fermezza ha risposto che la nostra nazionale non vincerà, l’avrà detto per scaramanzia o in base alle sue sensazioni? Nel frattempo entra un cliente (Giampiero) che senza dire una parola ma con una chiara espressione del viso rispondo un non so. Comunque già partiamo senza troppa negatività.
Nel pomeriggio sono a Montegranaro e fermandomi in un paio di esercizi pubblici stimolati, i clienti ed i titolari, anche in questo caso rimangono nel vago, ma notiamo nei loro volti una certa preoccupazione. Continuano a regnare dubbi e perplessità intorno alla nazionale di Conte.  Finalmente la prima ed unica risposta ottimistica del pomeriggio arriva da Gianni, l’edicolante del quartiere Conceria di Fermo che è sicuro della vittoria soprattutto dopo aver visto le prestazioni delle altre squadre che hanno già giocato, ma non è d’accordo sulla probabile formazione che scenderà in campo dal primo minuto. Gianni però è più preoccupato della Fermana F. C. dopo le ultime notizie uscite sulla stampa riguardo le novità in campo societario.

Ore 20,30, mancano 30 minuti al calcio d’inizio e decido di seguire la partita della nostra nazionale al Centro don Bosco di Porto San Giorgio dove, per l’occasione, è stata organizzata una grigliata di carne e dove, all’interno della tensostruttura è stato predisposto un maxischermo ed i tavoli con panche per cenare ed assistere alla partita.
A dieci minuti dall’inizio dell’incontro arriviamo sul posto e notiamo che quasi tutti i circa trecento posti predisposti sono occupati e gran parte dei presenti hanno già cenato e sono già pronti per seguire la partita di calcio. Ce ne sono di tutte le età e di ambo i sessi, molti adolescenti sono muniti di trombe e trombette che suoneranno più o meno intensamente nell’arco dei novanta e più minuti di gara.
A pochi minuti chiedo a molti il loro pronostico, rimango sorpreso dell’ottimismo che regna tra loro, gran parte dicono che l’Italia vincer e sono diversi che ci rispondono che sarà due a zero per l’Italia e alla fine così sarà. Forse il merito sarà anche di avere a fianco la chiesa ed il parroco che poco dopo l’inizio dell’incontro ha assistito alla  partita insieme ai suoi parrocchiani? Ecco l’inno d’Italia, qualcuno prova a cantarlo ma tutti sono in  tensione e si aspetta solo il fischio d’inizio. Inizia la partita, il vocio presente fino a quel momento cambia in urla di eccitazione quando l’Italia prova a segnare o quando neutralizza le occasioni di attacco degli avversari e di preoccupazione quando il Belgio attacca con inesistenza o quando i nostri giocatori commettono qualche errore e nel frattempo in modo direttamente proporzionale ai  momenti di eccitazione e preoccupazione ci sono le terribili trombette che sembra voglia toglierti l’udito.
Intorno al 30′ del primo tempo arriva il vantaggio dell’Italia e la platea esplode con urla di gioia, abbracci e tutti saltano dalle loro panche per applaudire.  Gli ultimi quindici minuti del primo tempo scorrono veloci ma la tensione inizia a serpeggiare tra tutti i presenti, i toni e le trombette si abbassano di volume perché si comincia già a pensare in una possibile vittoria ma c’è grande preoccupazione che i Belgi possano pareggiare da un momento all’altro.  Finalmente finisce il primo tempo e la sala si svuota perché tutti cercano di smaltire la tensione facendo una passeggiata.

Inizia il secondo tempo ma la sala non è piena come prima, strano? Invece ecco che in pochi minuti tutti tornano al loro posto.  Mi rendo conto che il ritardo di molti è stato causato che la tensione da smaltire era molta e si sono presi qualche minuto di troppo di relax.  Il secondo tempo è soffertissimo visto che sono quasi sempre i belgi ad attaccare così che i più giovani ed i meno giovani non gridano più di tanto mentre gli adolescenti continuano a tifare durante occasioni mancate dai nostri avversari o dai salvataggi in extremis. Negli ultimi dieci minuti c’è un risveglio ed un tripudio generale visto che i belgi sembrano che debbano pareggiare da un momento all’altro mentre i nostri vanno più volte vicini al raddoppio che significherebbe il successo finale. Nel frattempo i troppi cartellini gialli presi giustamente dai nostri crea qualche preoccupazione e qualche malumore tra i presenti.
Siamo al novantesimo, vengono dati tre minuti di recupero, tutti ormai sono in piedi perché si percepisce che un goal debba arrivare da un secondo all’altro. Ma in quale porta. In quella che significherebbe delusione per aver mancato il risultato pieno quando ormai si sta pregustano una vittoria a cui pochi credevano ma che molti speravano o il contrario e cioè una rete degli azzurri che significherebbe il raggiungimento del risultato pieno…ed è stata questa secondo soluzione ad arrivare che ha portato a saltare in aria, ad esultare fragorosamente e ad abbracciarsi l’un l’altro in maniera sincera e più che gioiosa.
Al triplice fischio finale le ultime esultanze ed in meno di dieci minuti tutti spariscono, gli adulti ed i meno giovani si avviano verso le loro case, gli adolescenti invece si danno appuntamento in centro per festeggiare ma forse…i più hanno ascoltato le parole di Conte che invita a non festeggiare perché ancora non è stato fatto niente e che bisogna rimanere con i piedi per terra perché tutto è ancora da conquistare ed infatti recatomi nel centro cittadino i molti giovani presenti sono sì felici ma non si vede nessuno che festeggia in modo chiassoso ed esagerato e così alle ore 24 si chiude la mia serata.


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