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Stefano Protti racconta … “Quel Giorno a Ferrara”

"Emozioni incredibili e un amore unico con Fermo. Se mi chiamassero per allenare? Sarei pronto"
martedì 21 giugno 2016 - Ore 18:25
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Iprottimpossibile dimenticarlo e infatti è rimasto nel cuore dei tifosi canarini. A pochi giorni dalla festa
in ricordo del trionfo di Ferrara, ecco l’uomo simbolo di quella squadra che nella stagione 1995-1996 ottene il primo storico pass per la C1.: il bomber e capitano Stefano Protti.

Raccontaci il tuo arrivo a Fermo.
Quasi una tragedia: venivo da una bella stagione al Carpi dove ero andato a segno 15 volte. Il DS Rosati mi volle alla Fermana ma quando entrai al “Recchioni” per il primo allenamento e vidi il campo ancora in lavorazione,pensai: “Ma dove sono capitato!”

Un breve exursus sulla stagione ’95-‘96.
Un avvio di campionato sotto tono per tutti, mister compreso. Poi la cavalcata fino alla vittoria di Rimini davanti ad una marea di tifosi. Eravamo una squadra di giocatori dotati di grande personalità: in tanti avrebbero potuto avere la fascia al braccio.

Poi arrivarono i play-off.
Ad Ancona giocammo una grandissima partita per intensità e concentrazione; il ritorno a Terni è stato una guerra ma avversari e tifosi capirono subito che avevano di fronte una squadra di “animali pronti a tutto”: il goal di Marco resterà per sempre nel cuore di tutti. Quel giorno a Ferrara non avevamo nulla da perdere ma sarebbe stato un peccato non completare l’opera. Ho disputato, forse, la mia peggiore partita: la sentivo troppo perché la giocavo da capitano, da tifoso, da mister. Il quinto rigore che non è servito calciare, ogni tanto, lo tiro nei miei sogni: la palla entra ma è andata meglio nella realtà. Il ritorno a Fermo poi l’apoteosi!

I compagni di squadra che sono stati gli artefici di quella promozione?
Di Fabio e Soviero: giocatori di altra categoria; dico anche Lauretti e Vessella ma ripeto, tutta la squadra era costituita da leader veri.

E dopo la Fermana?
Non sarei andato via da Fermo per niente al mondo ma la società dovette fare delle scelte e mi adeguai. Promisi a me stesso che mai avrei giocato da avversario al Recchioni e, dopo vent’anni, ormai posso dirlo, finsi un infortunio al piede per evitarlo. A Gualdo, invece, segnai due goal ma portai ai tifosi fermani un rispetto sincero e doveroso. Ricordo ancora lo striscione: “Protti, sindaco di Fermo”.

Su tutti, quali sono i fermani che porti nel cuore?
Il Barone, personaggio unico e genuino. Mi domandava sempre: “Che se fa Domenica?”ma prima che potessi rispondere, lui interveniva con un: “Pensace tu!”. Giuliano Ferroni: era uno di noi. Da sua moglie aveva fatto cucire e ricamare la fascia con il mio nome e il numero 9. La frase scaramantica era: ”Dai bomber, oggi ce li mangiamo. Se segni, io sono qua dietro e ci abbracciamo”.

Perché, dopo vent’anni, a Fermo Stefano Protti è ancora il metro di paragone per ogni bomber che passa da queste parti?
Un po’ per le mie caratteristiche tecniche anche per i goal segnati, per la mia capacità di “trascinare” ma soprattutto per la passione, il cuore e l’orgoglio di vestire la maglia gialloblu. Mi sono sempre preso le mie responsabilità. Ricordo quando, in occasione della partita di andata dei play off contro la Ternana, andai in Comune per tentare di far giocare la partita al “Recchioni”: certe cose a Fermo, non si dimenticano. Ho cercato di dare il massimo e i Fermani l’hanno capito ricambiando e sostenendomi anche nei momenti più difficili.

Se arrivasse una chiamata da Fermo?
Credo che il destino mi debba questa opportunità: tornare a “casa mia” come allenatore. Tre campionati
vinti su quattro, una salvezza tranquilla nell’ultima stagione dovranno pur significare qualcosa. Se dovessi tornare, vorrei farlo perché apprezzato come allenatore. In attesa magari di una chiamata, sarò a Fermo sabato pomeriggio allo stadio prima per giocare e abbracciare i miei compagni e in Piazza del Popolo poi per incontrare i tifosi e per mostrare alla mia famiglia quanto sono stato innamorato di questa gente, di Fermo e della Fermana.


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