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No alle possibilità, no alla libertà, no ad un futuro di coesistenza

venerdì 24 giugno 2016 - Ore 12:19
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William Timi durante il suo lavoro a Londra

William Timi durante il suo lavoro a Londra

 

Mi sono svegliato stamattina ed il cuore ha saltato un battito. Leggere nero su bianco che l’Inghilterra è fuori dall’unione europea è stato un vero colpo al cuore. Un colpo che non mi aspettavo e non volevo avvenisse. Ho sempre ritenuto che il Regno Unito fosse il paese delle opportunità, della massima espressione della democrazia e dell’integrazione dei popoli. Quando negli anni novanta partii con un biglietto di sola andata cercando di costruire il mio futuro, Londra divenne il mio futuro la mia realtà e la mia casa per 15 lunghi anni.
Partendo dal niente, con una misera paga di lavapiatti, ho pian piano trovato la mia strada crescendo professionalmente, ottenendo i miei successi e riconoscimenti nel campo dell’arte e restauro. Lì ho conosciuto l’amore e costruito la mia casa. Lì sono nato per la seconda volta. Perche’ le opportunità erano li per chi avesse avuto l’abilità di trovarle e metterle a frutto. Un crocevia di razze e culture differenti con le quali sei forzato a vivere e condividere l’aria che respiri, gli spazi e la quotidianità…che poi forzatura non lo è affatto.
Diventa la forma più naturale di socializzazione e la più sana. Studenti che arrivano per migliorare le loro conoscenze e crearsi un futuro in cui l’integrazione è alla base dei rapporti sociali. Anche ora che sono rientrato in Italia ed incontro gente di altre nazioni che girano per Fermo e i paesi intorno, non posso fare a meno di interagire con loro, forse per un bisogno di dare a loro quello che io ho ricevuto. E per colmare il divario tra culture differenti che ancor oggi soprattutto nelle realtà di provincia si tende a considerare come una differenza e diffidenza da guardare con occhi timorosi.
Continuo ad andare a Londra periodicamente per lavoro con la stessa facilità che avresti nel prendere la macchina ed andare a Roma, continuando a nutrire il mio essere veramente un cittadino del mondo. Ed ora mi sento come se qualcuno all’improvviso mi abbia tolto la sedia da sotto e mi abbia fatto cadere a terra sbattendo il muso sul tavolo. Il Paese che mi ha sempre detto “Dimostra ciò che sei e noi ti daremo gli strumenti nel vero nome e significato della democrazia”, da oggi mi dice no.
No alle possibilità, no alla libertà, no ad un futuro di coesistenza. Dovrò richiedere la Visa per passare un weekend con i miei amici, dovrò richiedere la Working Visa se volessi continuare a lavorare. I nostri studenti dovranno pagare tasse internazionali per poter studiare. I miei amici connazionali che vivono in Inghilterra dovranno rivedere la loro posizione sul suolo straniero. E la stessa cosa per gli inglesi che vivono da anni qui e negli altri paesi europei. Perchè da oggi siamo tutti stranieri. Senza se e senza ma. E tutto questo….strano a dirsi…in nome della democrazia.
Col mio caro amico Ian, inglese, che è qui per alcuni giorni, ci guardiamo negli occhi ammutoliti. Le notizie scorrono sullo schermo. Questa è una sconfitta per tutti…di tutti.

(William Timi)


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