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Trova un portamonete
con migliaia di euro,
lo restituisce al proprietario

venerdì 1 luglio 2016 - Ore 10:26
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Roberto Tullo

Il comandante della GdF, Roberto Tullo

Da come parla, dal tono di voce, dalle pause e dai sorrisi, almeno un grazie probabilmente se lo aspettava. E come dargli torto? Stiamo parlando del comandante del gruppo di Fermo della Guardia di Finanza, Roberto Tullo, che ha trovato nel bagno di un ristorante in piazza del Popolo un portamonete di stoffa pieno di banconote da 100 e 50 euro. Morale della favola: dentro quel contenitore fatto a mano c’erano, a occhio e croce, circa 5mila euro.

E lui ha cercato il proprietario restituendo i soldi senza esitare un istante: “Sì è andata così – confessa il titolare del ristorante – ma essendo stata una situazione piuttosto delicata, meglio che lo raccontino i diretti interessati”. E così, chiedendo ai presenti, è venuto fuori che quel finanziere era proprio il comandante Tullo. “Sì, confermo, ero a cena in quel locale con la mia famiglia quando, prima di sedermi a tavola sono andato in bagno. Lì, per terra, ho notato una bustina di stoffa, di quelle che si infilano o si aggrappano dentro i pantaloni per evitare borseggi. E infatti c’era, agganciata, anche una spilla da balia. Era gonfio. L’ho aperto”, forse un automatismo per un finanziere abituato a scovare di tutto. E invece dentro c’erano decine e decine di banconote da 100 e 50 euro. Inutile negarlo, la tentazione di metterci mano è umanamente comprensibile. Qualcuno se li sarebbe intascati, altri avrebbero tentennato a lungo, altri ancora non avrebbero esitato un istante a restituirli.

E qui siamo dinanzi alla terza, e magari più rara, reazione: “A me è venuto spontaneo provare a cercare il proprietario. Così sono uscito dal bagno. Al bancone c’erano dei ragazzi stranieri. Ho pensato che quel portamonete fosse loro. Sapete, giovani in viaggio che per evitare di perdere il denaro o di farselo rubare, lo custodiscono per bene dentro i pantaloni. Alla mia domanda se fosse il loro, però, hanno fatto cenno di no con la testa. A quel punto mi sono girato verso la sala e ho chiesto se quel portamonete artigianale fosse di qualcuno lì presente. All’improvviso un uomo seduto a tavola con altre persone è scattato dalla sedia dicendo che era suo. Lo ha preso e, in un lampo, è tornato a sedersi. Alcuni dei presenti avrebbero riconosciuto in lui un farmacista del Fermano. E io ho fatto altrettanto con la mia famiglia. Se mi ha ringraziato? Una domanda di riserva? Ma fa nulla, ho fatto il mio dovere”.

 


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