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Aggressione, il sindaco Paolo Calcinaro:
“Mi sembra di precipitare in un incubo”

mercoledì 6 luglio 2016 - Ore 16:48
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Calcinaro Paolo“Da Sindaco di una città accogliente e aperta da sempre all’integrazione, mi sembra di precipitare in un incubo con quanto accaduto e per il dolore di una vita che si va spezzando, tanto più pensando come, solo nella giornata di ieri, avevo vissuto l’abbraccio della comunità islamica che si ritrovava per la fine del Ramadan, invitandomi in segno di accoglienza e gratitudine per il rapporto fra mondi diversi ed il nostro territorio”. Così Paolo Calcinaro, sindaco di Fermo, interviene dopo il gravissimo fatto di ieri.

E’ d’obbligo – scrive il sindaco –  ma non per questo taciuta, la ferma condanna non solo per quanto accaduto ma per quanto emerge dall’episodio, ovvero lo strisciante razzismo che non può e non deve trovare spazio nel modo più assoluto nella nostra città. Ferme le dinamiche processuali che seguiranno e le conseguenti determinazioni che la magistratura vorrà intraprendere, ritengo che quanto accaduto, oltre a portare l’inconcepibile termine di una vita umana, crea un gravissimo danno alla realtà fermana. La nostra comunità è, infatti, conosciuta come esempio virtuoso di integrazione ed accoglienza anche rispetto a chi rifugge da drammi inenarrabili e Fermo non merita di essere “bollata” per quanto emergerà da questo episodio, ma deve invece rivendicare con forza lo spirito che ha sempre contraddistinto la sua realtà, le etnie straniere, i nuovi cittadini italiani ed i figli di tutti loro, che stanno crescendo insieme, senza discriminazione”.

Calcinaro che aggiunge: “La mia vicinanza va anche a Don Vinicio Albanesi e a chi opera nelle strutture di accoglienza, per il loro lavoro quotidiano, perché il germe del razzismo non può in alcun modo proliferare in questa comunità. Seguirò da vicino l’esito delle indagini, anche costituendo il Comune di Fermo parte civile nei confronti di condotte permeate di razzismo, e parimenti invito tutta la comunità ad abbassare i toni, pur uniti nel cordoglio e nella ferma condanna, per non alimentare, anche con dichiarazioni generiche o meglio generalizzate, frizioni, tensioni e umori tra fazioni che a Fermo non esistono. Questo perché il mio ruolo mi impone di difendere la città e tutti i suoi cittadini non responsabili dell’accaduto, la storia e la tradizione dei fermani e della loro accoglienza da chi, anche in queste ultime ore, tende a strumentalizzare questo dramma, nel solco di una ormai perenne lotta politica, in un momento in cui, invece, la città deve essere e restare unita”.


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