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Cordoglio in rete per la morte del giovane migrante nigeriano

mercoledì 6 luglio 2016 - Ore 18:59
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Social invasi dai commenti sulla vicenda della tragica morte di Emmanuel, in seguito all’aggressione subita ieri in Via Veneto: vicinanza alla moglie Chimiary, dolore per una giovane vita spezzata in una città come la nostra dove il razzismo non è di casa e condanna ad ogni genere di razzismo
Il Consigliere Regionale Francesco Giacinti ha scritto: “Un gran dispiacere, un senso di pena per noi tutti e per la grande distanza con l’umanità”
Di stamattina invece il commento di Massimo Rossi, che sottolinea come chi sia scappato da situazioni di guerra abbia poi trovato la morte nel posto che doveva dargli speranza: “Chimiary é stremata, distrutta, inconsolabile. Qui nel reparto rianimazione dell’ospedale, le stanno proponendo la donazione degli organi di Emanuel, per dare la vita, magari, a quattro nostri connazionali… Lui, Emanuel, che era scampato agli orrori di Boko Haram nella sua Nigeria; con lei, la sua amata compagna, era sopravvissuto alla traversata del deserto, alle indicibili violenze della Libia, alla tragica lotteria della traversata del mare. Da noi si aspettava finalmente umanità, protezione ed asilo. A Fermo, nella mia “tranquilla” provincia, ha invece incontrato la barbarie razzista che cresce nell’indifferenza, nell’indulgenza e nella compiacenza di larghi settori della comunità, della politica, delle istituzioni. L’hanno ammazzato di botte dopo averlo provocato, paragonandolo ad una scimmia, due picchiatori, figli della città, cresciuti nell’umus del fascistume infiltrato ampiamente nella tifoseria ultras. Loro, che paragonarli alle bestie offende l’intera specie animale. Le mie lacrime, le nostre lacrime e la nostra vergogna per questo orrore che si é nutrito della putrefazione della nostra insensibilità, del nostro egoismo e delle nostre paure non basta affatto. Cosa dobbiamo attendere ancora per mettere al bando con ogni mezzo, tutti noi, cittadini e Istituzioni, il razzismo e fascismo che si annida nella nostra vita sociale e politica?”

Giuseppe Buondonno ricorda la veglia di stasera convocata da Don Vinicio: “Purtroppo per Emmanuel non ci sono più speranze; abbiamo potuto abbracciare sua moglie (vittima anche lei di questa aggressione vigliacca, razzista e fascista). Don Vinicio ha convocato per le 21.00 di stasera una veglia davanti al Seminario, alla quale vi chiedo di partecipare in tanti e tante. Chiediamo anche all’Amministrazione comunale di Fermo di seguire l’esempio di Don Vinicio che, a nome della Caritas, ha chiesto al Tribunale di potersi costituire parte civile; che sia chiaro che la città di Fermo sta dalla parte di chi fugge dagli orrori e non di chi, nella “civilissima Italia”, li ammazza a bastonate. Restiamo umani, ma non inermi”
Tutto lo sconcerto del Vice Sindaco Francesco Trasatti nelle sue parole: “Sconcertato. Tramortito. Senza parole. Non è questa la Fermo che vivo e che conosco, per fortuna. Non è questa la Fermo che immagino, sogno, desidero e che amministro nel mio piccolo con tanta passione e fatica. Nessuno si permetta di strumentalizzare questo ignobile fatto per becera dialettica politica di paese. Dobbiamo essere tutti uniti, comunità, cittadini, forze politiche, contro il razzismo e la violenza. Strisciante o palese. Sempre e per sempre. Perché Fermo non è mai stato questo. E non lo sarà mai.”

Tra i commenti nelle bacheche, anche quello del Presidente del Consiglio Comunale Lorena Massucci: “Che dire….Non ci sono parole…mi sento triste e provo un gran senso di dolore. Qui,nella mia piccola,grande cittadina,sempre aperta a tutti,dove il razzismo proprio non è di casa e nemmeno la violenza. QUI,dove ieri,a pochi passi da casa mia,si è consumata una grandissima tragedia. QUI,in una Fermo che mi fa fatica a riconoscere,ma nonostante il dolore,la grande tristezza che provo,voglio continuare a sperare di vivere in una comunità che è ed è sempre stata aperta all’accoglienza,dove,la convivenza con altre etnie,possa solo essere un arricchimento per tutti noi e non odio. QUI,dove,da madre, ho cercato di insegnare a mio figlio,sopratutto,il rispetto dell’essere umano,di qualsiasi colore,provenienza e religione sia. QUI,dove la morte di un ragazzo non ha colore…è solo morte!”

Lo scrittore Angelo Ferracuti è venuto a conoscenza della notizia mentre si trovava fuori Italia: “Sono all’estero, mi chiama Tommaso Di Francesco dal giornale, corro a casa dalla spiaggia per leggere, con una inquietudine e rabbia che vi lascio immaginare. Uccidono un uomo nigeriano a bastonate a Fermo, nella mia città, prima di massacrarlo due fascisti ultras della locale squadra di calcio apostrofano come “scimmia” la giovane moglie. Forse sono gli stessi che bastonarono senza motivo due lavoratori somali (ne scrissi sul Manifesto). I fascisti locali sono gli stessi ai quali ammiccava la destra istituzionale fermata, tollerati dalla società sportiva e sottovalutati da tutte le forze politiche, mentre gli antifascisti denunciavano sistematicamente le loro violenze. Spero che ora la città si prenda le proprie responsabilità”.

Gaia Capponi scrive: “Per me è il momento del silenzio, delle “preghiere”, della speranza e degli insegnamenti con i fatti piuttosto che con le parole”

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