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Massacro di via Veneto, Mancini:
“Sono distrutto, mi sono solo difeso”

OMICIDIO - Oggi alle 12,30 l'autopsia sul corpo di Emmanuel Chidi Namdi. Si capirà cosa ha ucciso il 36enne nigeriano
venerdì 8 luglio 2016 - Ore 09:02
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Amedeo Mancini

Amedeo Mancini

“Sono distrutto. Ma cosa dovevo fare? Quel ragazzo mi è venuto addosso. E io mi sono difeso”. Sono queste le prime parole che Amedeo Mancini ha pronunciato al suo avvocato Francesco De Minicis nel raccontare la sua versione dei fatti di quel pomeriggio di martedì, una giornata che, con la morte da lì a meno di 24 ore di Emmanuel Chidi Namdi, avrebbe segnato per sempre la storia e il destino di tre persone, Chidi Namdi, la moglie Chiniery e lo stesso Mancini, oltre a quella di un’intera comunità che vuole reagire e non dimenticare. “Quando quel ragazzo di colore mi è venuto addosso con un segnale stradale – racconta Mancini che ha passato la sua prima notte dietro le sbarre – ho visto la morte in faccia e ho cercato di difendermi. Sono distrutto”. In tanti  ricollegano l’aggressione a una matrice xenofoba. Nell’accusa del Procurato della Repubblica Domenico Seccia, come annunciato ieri direttamente dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, c’è l’aggravante della finalità razzista (leggi l’articolo). Ma Mancini, nel parlare con il suo difensore e con gli inquirenti, nega: «Non sono razzista e nemmeno di estrema destra. Non sono iscritto a partiti. Nessun preconcetto sui migranti, povere persone che meritano comprensione, rispetto e sostegno”. Intanto oggi sarà una giornata decisiva per capire cosa ha ucciso Emmanuel, quel pugno in faccia che la Procura contesta a Mancini (leggi l’articolo), o altro. Ad appurarlo sarà l’autopsia che inizierà alle 12,30. Sembra oramai chiaro che la difesa di Mancini, affidata all’avvocato De Minicis, punti a far emergere alcuni elementi sostanziali: Mancini non sarebbe stato il primo a alzare le mani, sarebbe stato aggredito con un paletto e quel pugno in faccia a Emmanuel sarebbe arrivato nel corso di una prima e unica colluttazione, insomma direzione legittima difesa come d’altronde emerge anche dalle parole dell’indagato. La difesa proverà anche a far valere i racconti di alcuni testimoni che, a quanto sostiene l’avvocato De Minicis, fornirebbero tutti, parliamo di tre o quattro persone, una versione in linea con quella data da Mancini. Ben diversa quella sostenuta dal legale della famiglia Emmanuel e da don Vinicio (leggi l’articolo). Sarà comunque la magistratura a chiarire e a ricostruire l’accaduto. E l’esito dell’autopsia di oggi sarà un primo e fondamentale passo verso la verità, si capirà se è stato proprio quel pugno o altro a uccidere Emmanuel.

Francesco De Minicis

L’avvocato Francesco De Minicis


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