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Massimo Rossi: “Ripartiamo insieme,
contro ogni forma di discriminazione”

sabato 9 luglio 2016 - Ore 16:24
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Massimo Rossi

“Sarebbe grave se l’esito dell’uccisione di un essere umano richiedente asilo nella nostra città fosse l’attuale discussione intorno alla meccanica degli avvenimenti o la retorica riprovazione di quanto accaduto, scevra di una qualsiasi analisi dei presupposti e degli impegni che ognuno di noi si deve assumere. Innanzitutto, mettiamo al bando l’ipocrisia. Quindi, ammettiamolo: se lungo le strade di Fermo qualcuno ritiene di potersi rivolgere impunemente ad una persona diversa da se con l’epiteto di “scimmia africana” è perché sa di interpretare, nel modo più esplicito ed estremo, il sentire di una parte della comunità. Ha la sensazione di poter essere il portavoce di un’avversione, di un senso di ripulsa, comunque, presente in città. …Ed in ogni città, perché quanto successo a Fermo, purtroppo, sarebbe potuto avvenire – come è già peraltro avvenuto – in un qualsiasi luogo del nostro continente europeo; una volta culla di civiltà, ora in preda ad una inquietante deriva xenofoba e razzista”. Inizia così l’intervento di Massimo Rossi, consigliere comunale,  in merito ai fatti di Emmanuel.

“Non è per buttarla in politica o in sociologia – scrive Rossi –  ma è innegabile che questa disumanità prosperi nell’ignoranza, nell’assoluta inconsapevolezza sullo stato del mondo, che è alla base delle migrazioni di massa. Una barbarie alimentata da un’informazione ed una politica “sciacalla”, che lucrano squallidamente sulle paure e sui peggiori sentimenti degli essere umani. Informazione e politica che, diffondendo mistificazioni e spudorate menzogne, alimentano paure ingiustificate, ed un’assurda percezione di minaccia e di invasione che si traducono in diffidenza e disprezzo nei confronti di ogni persona “estranea”, specie se connotata da sembianze che la riconducano ad un mondo sconosciuto, caricaturizzato, da cui appunto, ci si sente minacciati. Allora smettiamola di respingere sdegnati le accuse di razzismo e di xenofobia ed affrontiamo fino in fondo le contraddizioni presenti nella nostra comunità!  Smettiamola di tentare di giustificare in modo subdolo un assassinio, seguito ad una provocazione di stampo razzista – elementi questi inconfutabili – aggrappandosi alle versioni dei fatti più “rassicuranti” e “giustificazionisti”, allo scopo di placare le proprie coscienze. Le coscienze , oggi inquiete, di quanti nei confronti di “tutti gli Emmanuel” nutrono, in fondo, una più meno esplicita diffidenza.
Comunque siano andate le cose in quel maledetto pomeriggio di martedì scorso, resta, eccome, il razzismo. Un razzismo strisciante che costituisce l’umus ideale per il proliferare, anche nelle città di provincia come Fermo, di soggetti e di movimenti xenofobi e razzisti, che si richiamano esplicitamente al nazismo e al fascismo. Frange, spesso infiltrate nelle tifoserie estreme, che agiscono nell’eccessiva indulgenza delle Istituzioni e di larga parte della politica che spesso, in provincia, le utilizza come massa di manovra. Fenomeni, invece, da combattere ed estirpare senza esitazione o indulgenza, perché non occorre essere credenti per capire che in questo piccolo pianeta, dove ogni decennio che passa siamo un miliardo in più, siamo tutti fratelli o quantomeno “condomini”, obbligati a trovare il modo di convivere in armonia e cooperazione….altrimenti non si salva nessuno.  Non occorre essere sociologi per capire, checché ne dica Salvini ed i sui epigoni locali, che nessun muro, mitraglia o barriera potrà fermare la fuga dalla miseria, dalle guerre, dalle persecuzioni, che invece vanno affrontate e sconfitte, nell’interesse anche di chi stoltamente se ne chiama fuori. Non occorre essere economisti o politici per capire che solo i poteri economici finanziari che dominano il mondo, dopo averlo reso invivibile disseminando guerre e saccheggi, producendo abissali disuguaglianze, lucrando su tali squilibri sociali…, hanno interesse a contrapporre tra loro, attraverso la politica ed i media ad essi asserviti, le vittime (“comunitarie” ed “extracomunitarie”) di una aggressione sociale ed economica, chiamata crisi, messa in atto per salvaguardare ed accrescere ulteriormente le proprie smisurate ricchezze”.
Da qui l’appello di Rossi: ” E allora: a partire da questo brusco risveglio facciamo di Fermo, già storicamente culla internazionale di solidarietà e riscatto di diritti negati – si pensi alla Comunità di Capodarco e, … non solo – un laboratorio di un mondo migliore, consapevole, e pertanto accogliente, solidale, cooperativo.
Mobilitiamo tutte le Istituzioni, l’associazionismo, le realtà sociali del territorio per informare e formare la cittadinanza, a partire dai più giovani, sulle reali condizioni del mondo. Portiamo al centro della vita sociale le realtà e le esperienze di solidarietà e di accoglienza già presenti nella città, investiamo risorse per moltiplicarle.
Promuoviamo in ogni ambito sociale lo scambio e la contaminazione virtuosa tra le culture e la crescita di modelli economici e stili di vita generalmente più sobri e compatibili con i diritti di tutti gli abitanti del pianeta. Isoliamo qualsiasi manifestazione di xenofobie e di razzismo, in qualsiasi forma si esprima.
Mettiamo al bando nella città e chiudiamo le sue porte agli esponenti politici portatori di odio razziale, invocando nei loro confronti l’applicazione, finalmente, delle norme Costituzionali e delle leggi della Repubblica Italiana che sanzionano e condannano gesti, azioni e slogan, nonché utilizzo di simbologie, legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Facciamolo tutti insieme.  Intanto, manifestiamone con fermezza la volontà con la presenza in Piazza del Popolo martedì sera. Non dovrà essere un appuntamento tra sigle politiche e sociali ma una grande ed indispensabile testimonianza individuale e collettiva di responsabilità della Fermo civile. Di tantissime cittadine e cittadini che, in momenti come questo, sentono che non si può delegare a nessuno il proprio desiderio attivo di civiltà”.


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