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Da “Licenza di Pesca” emerge un progetto

Presente e futuro della coltivazione della pesca in Valdaso.
domenica 10 luglio 2016 - Ore 18:51
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Ortezzano

di Alessandro Giacopetti

ORTEZZANO – Il microclima della Valdaso dona alle pesche ivi coltivate qualità organolettiche particolari. E’ quindi il territorio il valore aggiunto del prodotto. La coltivazione sostenibile della pesca a marchio QM della valle dell’Aso è stato al centro di una tavola rotonda a Ortezzano durante la quarta edizione di Licenza di Pesca. Si inserisce nel calendario di “Cucina a regola d’arte nell’Ecomuseo della Valle dell’Aso”. Per questo la coordinatrice, Antonella Nonnis, ha spiegato come l’Ecomuseo sia un processo di valorizzazione del territorio partendo dalla popolazione. Recentemente a Milano, nelle mani della stessa Nonnis è stato consegnato il premio Icom: International Council of Museums. E’ l’organizzazione internazionale dei musei e dei professionisti museali secondo la quale l’Ecomuseo della Valle dell’Aso e delle sue identità è un progetto culturale che aderisce ai criteri di selezione Icom. Ciò perché considera l’insieme del territorio della Valle dell’Aso nel quale opera come istituzione museale; un patrimonio culturale fatto di natura, architettura, borghi storici, collezioni museali.
Tra gli interventi c’è stato anche quello di Irene Medori, ortezzanese, dottoranda all’Università Politecnica delle Marche dopo aver svolto una tesi sulla pesca valdasina. Ha spiegato il progetto che la vede protagonista assieme alla azienda Acciarri che ha sede proprio a Ortezzano. Lo scopo è diminuire il quantitativo di acqua necessario alla irrigazione e di azoto usato nella concimazione al fine di preservare riserve di acqua e ridurre l’inquinamento. Si è partiti da un interrogativo: i litri di acqua che occorrono per coltivare un chilo di pesche. Una quantità che varia a seconda delle regioni in base alle condizioni del clima e alle varietà di pesca. Stanno lavorando sullo stress idrico controllato su piante di pesco e pero, metodo che riduce la quantità di acqua usata nel processo di irrigazione in un momento determinato: la seconda fase di crescita del frutto, quando avviene l’indurimento del nocciolo. Si può arrivare ad un risparmio del 16% di acqua. Meno acqua significa anche più concentrazione di componenti nel frutto. In un mercato globale saturo come è quello della pesca bisogna, quindi, puntare a renderne sostenibile la coltivazione affiancando agli agricoltori dei tecnici che li guidino.
Questa è una delle direzioni da percorrere assieme a quella dell’aumento della qualità del prodotto, ha detto Franco Capocasa, dell’Università Politecnica delle Marche.
Intervenuta anche Giuliana Porrà, vicesindaco di Altidona, sull’accordo agroambientale di area che coinvolge 13 comuni e oltre 100 aziende della Valdaso con il Comune di Altidona in qualità di ente capofila. Francesca Pulcini, presidente Legambiente Marche, ha sottolineato come sia una rivoluzione culturale quella che vede lavorare insieme amministrazioni comunali, enti universitari e associazioni di categoria con l’obiettivo di fare meglio. Sandro Nardi del Servizio fitosanitario Marche ha delineato l’impatto che i prodotti fitosanitari hanno per l’ambiente in cui sono introdotti, per i consumatori dei prodotti trattati e per gli agricoltori che li usano.
Prima della tavola rotonda è stata la volta di una passeggiata nei pescheti del territorio. In serata, in piazza del Carmine, si è svolta la cena con menù a base di pesca in collaborazione con i ristoranti del luogo: I Piceni, Osteria La Rosa dei Venti ed Agriturismo Vecchio Gelso, assieme alla pro loco di Ortezzano.


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