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“Fermo città di accoglienza
ma non affrontato il problema integrazione”

lunedì 11 luglio 2016 - Ore 17:23
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Saturnino Di Ruscio 2

Saturnino Di Ruscio

 

di Saturnino Di Ruscio  *

“Provo dolore e rabbia per quello che sta accadendo a Fermo, dolore per la famiglia nigeriana rabbia per tutto quello che ci è stato costruito intorno. Sono dirigente comunale a Fermo da 32 anni, sono stato sindaco della città per 10 anni, consigliere provinciale per 5, già presidente dei giovani agricoltori, del consorzio bonifica, per alcuni anni sono stato anche nel cda della società che editava la Voce delle Marche, giornale diocesano. Ritengo di avere una certa esperienza e conoscenza della città di Fermo. E per questo dico basta:
Fermo non è città razzista, tutt’altro, storicamente accoglieva i giovani dell’altra sponda dell’Adriatico per lo studio (collegio illirico). La cultura del confronto e dell`accoglienza fa parte della nostra tradizione storica. Nella nostra prestigiosa Sala dei Ritratti accanto alle grandi personalità vi è il ritratto dell’eroe nazionale albanese Skandemberg. Nei miei 10 anni da sindaco abbiamo stretto gemellaggi con alcune città anche albanesi come Berat: ho ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Lac e ne sono orgoglioso perché in molte occasioni mi hanno fatto sentire la loro vicinanza e rispetto per l’istituzione che rappresentavo. Abbiamo intitolato una piazza al loro eroe nazionale ed ogni anno si festeggia la loro liberazione. Ricordo le partite di calcetto con le diverse comunità extracomunitarie ed in una occasione, contro la Costa d’Avorio, un bambino di cinque-sei anni di colore si avvicinò al padre e chiese “Papà me compri le nucelle?”. Anche se aveva la pelle di altro colore era più fermano di me! Fermo ha ospitato meeting di altissimo livello con membri della Commissione Europea, membri della comunità islamica e ebraica sul dialogo interculturale e con referenti nazionali cattolici per l`accoglienza ai migranti. Tante le manifestazioni ed i progetti promossi per favorire l`accoglienza e l`integrazione culturale tra cui lo Sportello Immigrati, “Migrando”, “Minimigrando”, mostre, cene etniche, conferenze e dibattiti per conoscere la cultura degli immigrati, iniziative come “domenica al museo con armonia” per far conoscere e rendere accessibile in maniera gratuita agli immigrati ed alle loro famiglie il nostro patrimonio culturale, festa etnica a Lido Tre Archi, corsi gratuiti d’italiano per stranieri, tornei di calcetto multietnico, rassegne musicali “Viaggio musicale tra Oriente ed Occidente” nel segno dell`universalità del linguaggio musicale e della sua capacità di unire i popoli, mostre fotografiche come “Abito: la casa come costume e tradizione” per capire come vivono gli immigrati nel nostro Paese. Ogni anno con la scuola media Betti, proprio per educare i giovani, si organizza(va?) la festa della mondialità “Noi Cittadini del Mondo” con il coinvolgimento di oltre 10 associazioni di immigrati, con stand gastronomici, balli, danze, canti di scuole e delle comunità estere. Sono stati avviati progetti con il ministero della Cooperazione internazionale estera ed interventi urbanistici per il centro storico di Berat (città patrimonio dell’umanità).
L’attività è stata così intensa su questo fronte che la città ha ricevuto il prestigioso premio europeo come seconda città d’Italia per il dialogo interculturale. I servizi sociali comunali e di Ambito hanno promosso innumerevoli iniziative per avvicinare e integrare le tante comunità presenti nella nostra città. Il motto era conoscere il valore aggiunto della diversità come risorsa e non come “problema”.
La città di Fermo ha sostenuto e sostiene iniziative di varie comunità per azioni di sostegno in Brasile, in Africa ed in altre realtà. Medici fermani operano volontariamente in Africa, altri privati cittadini hanno costruito scuole e ospedali in varie parti (Nigeria, Kenia, Zambia, ecc.) e molte famiglie, più di quante possiamo pensare, sostengono importanti comunità aiutando famiglie africane, brasiliane, indiane ecc. Tutto avviene in modo silenzioso, senza clamore come è la vera beneficenza. Molti giovani fermani passano le loro vacanze a lavorare nelle favelas brasiliane e prestano la loro qualificata attività in ospedali in Africa e non so in quante altre parti del mondo. Tantissime le adozioni a distanza.
Questa è la città di Fermo e non quella descritta da giornali, radio, televisioni, politici, politicanti, sacerdoti, scrittori, opinionisti molti dei quali non sanno nemmeno dove si trova la città di Fermo nella cartina geografica. Ancor peggio quei fermani che l’hanno buttata in politica come se la delinquenza fosse prerogativa di una parte politica, la destra, o sullo sport come se gli ultras fermani fossero tutti malviventi, speculando sulla vicenda. Chi vuole veramente fare qualcosa, aiuti le famiglie in difficoltà, operando in silenzio e con riservatezza.
Nessuno però ha affrontato il vero problema. Fermo non ha difficoltà ad integrare le varie comunità, la storia millenaria e recente ce lo insegna (nell’anno 2010 il 10% della popolazione residente era straniera) . Ma tutto è avvenuto in tempi e situazioni economiche diverse. Con la crisi economica, oggi le famiglie versano in difficoltà, i nuovi massicci arrivi vengono visti come forieri di persone che vengono a vivere alle nostre spalle: “se ne vanno in giro tutto il giorno con cuffiette e cellulari a bighellonare”. E` questa l`immagine che molti fermani percepiscono, se ne lamentano. Si ha quasi l`impressione che vengano trattati meglio di loro cittadini che con sacrificio pagano le tasse e a volte non arrivano a fine mese. E c`è chi specula anche su questi arrivi. Allora il vero problema è che il problema non è stato gestito. Nessuno ha pensato a come integrarli, ad organizzare iniziative per rendere partecipe la comunità locale dei loro problemi. Nessuno si preoccupa dei 5.000 bambini che ogni anno scompaiono per traffico d’organi, si, qui in Italia e sono tutti arrivati con i barconi. Nessuno si preoccupa di spiegare ai cittadini cosa stia realmente avvenendo a livello internazionale e mondiale per cui si assiste a questo fenomeno migratorio, senza precedenti: le guerre di religione in corso, gli equilibri politici fragilissimi in certe nazioni africane ed orientali, le ragioni economiche dietro a tutto questo. Certamente il quadro è estremamente complesso e non facilmente semplificabile ma ciò non esclude la necessità di informare e trovare insieme alla cittadinanza il modo di convivere.
Ci si preoccupa più di accoglierli per i 32 euro al giorno, questo è il messaggio che passa. Allora più che gridare al razzismo e speculare su vicende umane drammatiche, sarebbe il caso che ciascuno facesse la sua parte. A partire dalla politica, dalla chiesa, da tutte le istituzioni pubbliche e private ciascuno secondo la propria competenza e sfera di azione. I processi ormai sono prima mediatici che giudiziari. Lasciamo fare alla magistratura il suo lavoro e nel frattempo, oltre ad osservare un silenzioso rispetto per l`intera vicenda, impegniamoci ciascuno senza tanti clamori e grancasse, nella costruzione di solidarietà vera.  Purtroppo è sempre più vera l’affermazione del filosofo Umberto Galimberti che siamo passati dalla società dell’Essere, a quella dell’Avere ed oggi a quella dell’Apparire a cui nessuno sembra sfuggire”.

*Saturnino Di Ruscio, ex sindaco di Fermo


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