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Dramma di Emmanuel, monsignor Conti:
“Nei giudizi troppa emotività,
dobbiamo ricompattarci”

lunedì 11 luglio 2016 - Ore 20:55
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uscita funerale emmanuel

funerale emmanuel

L’arcivescovo Luigi Conti durante l’omelia ieri al funerale di Emmanuel

 

di Paolo Paoletti

Fermo sta cercando, lentamente e non senza difficoltà, di riprendersi dall’onda d’urto del tragico omicidio del 36enne Chidi Namdi Emmanuel. In queste ore, terminate le passerelle politiche, i media nazionali stanno lasciando la città dopo essersi schierati con veemenza, e con un’intera nazione che ha alzato i toni dando più peso alle opinioni che ai fatti. Spente le telecamere, finite le dirette e le prime pagine, ci si ritrova da soli ad affrontare un ‘dopo’ che ha diviso in due la comunità. Una spaccatura che rischia di trasformarsi in un ‘tutti contro tutti’ se non si prende consapevolezza di quella che può essere la strada da seguire, rigorosamente insieme. Il grido di allarme espresso ieri dall’arcivescovo di Fermo Luigi Conti nel corso dell’omelia per il funerale di Emmanuel (leggi l’articolo) ha fatto riflettere: “Io sono davvero preoccupato – aveva detto ieri Conti –  sono davvero nella tristezza profonda per la divisione di questa comunità. No, non possiamo permettercelo, non possiamo essere divisi, qualunque sarà in futuro l’esito del giudizio umano noi rischiamo di morire per la divisione, si rischia la morte per la divisione”.

Da qui la ripartenza e un percorso per ritrovare l’unione e la fiducia nel prossimo. E proprio su questa strada da percorrere insieme è intervenuto oggi l’arcivescovo di Fermo, rilasciando un’intervista alla nostra redazione.

Dobbiamo ristabilire un cammino sociale – ha spiegato oggi a Cronachefermane monsignor Luigi Conti – quella che è una via prevalentemente evangelica in realtà è anche una via sociale. Non si può dire che la città non sia stata ospitale in questi anni. Un episodio che è stato interpretato con molta emotività e che ha spaccato la nostra comunità. Dovremmo garantirci di rientrare in noi stessi e attutire il giudizio che si è fatto. Questo è possibile puntando ad un giudizio per la salvezza comune. Il Papa nell’Angelus di ieri aveva detto, commentando il Vangelo, che bisogna vivere l’accoglienza verso gli ultimi, citando anche il caso specifico dello straniero. E’ necessario farci prossimi gli uni agli altri, partendo dalle parole che pronunciamo ogni giorno e  dai dialoghi che avvengono dappertutto:  a casa, nei bar, in piazza, nei negozi. Servono parole che tendono ad avvicinarci e non a contrapporci”.uscita funerale emmanuel

Un ‘percorso sociale’, come spiegato da Conti, da intraprendere subito. Una città che deve imparare da quanto avvenuto.

La prima cosa da imparare è che le parole sono come pietre – sottolinea Mons. Luigi Conti – Qualche volta uccidono più delle armi. Durante il funerale, dopo aver chiesto silenzio, ho chiesto la fede. Le parole della fede sono le parole del Vangelo e quello letto ieri ci dice solo una cosa: fatti prossimo, fatti vicino a chi è in difficoltà. Ci troviamo tutti in difficoltà. Di fronte a questo o ci mettiamo gli uni contro gli altri o siamo gli uni insieme agli altri.  Solo nel secondo caso è possibile quella riappacificazione e quel farsi prossimo di cui parla il Vangelo. La città di Fermo e la sua chiesa hanno sofferto troppo, è il momento di ristabilire un cammino insieme“.

(foto di Federico De Marco)

funerale emmanuel

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Emmanuel

Il luogo del delitto

Il luogo del delitto

 


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