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Da Molenbeeck a Fermo, una lunga fila di posaceneri vuoti

mercoledì 13 luglio 2016 - Ore 15:13
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corteo 12

di Giulia Silenzi*

Giulia Silenzi

Giulia Silenzi

IL COMMENTO – Non è una belva feroce la persona che ha ucciso Emmanuel Chidi Namdi : essa è sempre motivata da un istinto di sopravvivenza e ciò suppone un’intelligenza dell’agire piuttosto sofisticata ancorché ancestrale.

Non è un amante dello sport: lo sport è competizione e non violenza. E’ una passione che riempie la vita, nobilita il corpo e l’anima, presuppone competenze e soprattutto insegna il rispetto dell’avversario.

La persona che ha ucciso Emmanuel Chidi Namdi è l’ennesimo cavaliere inesistente di un’armata internazionale. Questo esercito di soldati carichi d’inconsistenza, ignoranza e frustrazione uccide senza consapevolezza del valore della vita, con una leggerezza d’animo che altro non é se non assenza.

Assenza di valori, di interessi, di senso e soprattutto di curiosità : hanno smesso di porsi delle domande verso ciò che li circonda, verso il perché delle cose e verso il diverso. Non vogliono conoscere o non possono farlo perché limitati nelle esperienze. Piccoli ed impauriti attaccano ciecamente tutto ciò che rivela la loro pochezza.

Il terrorista più ricercato del mondo, l’unico sopravvissuto agli attentati di Parigi del 13 Novembre ha avuto un’attenzione mediatica senza precedenti. Tutti volevano ascoltare questa essenza ultima del male alla base di tanto odio verso l’Occidente che gli ha dato i natali. Ma la tragedia è che dietro di lui non c’é niente. Nulla. A parte una deficienza profonda che il suo primo avvocato non ha esitato a definire quella “di un posacenere vuoto”.

Posaceneri vuoti dunque che uccidono e che ci impediscono di vivere liberamente nella nostra diversità di razza o sesso o religione, di passeggiare un pomeriggio di luglio nel centro storico di una tranquilla cittadina.

C’é un pericolo di cervelli in fuga dal genere umano: a partire dai politici in Parlamento perché, come ricorda Michela Murgia, l’onorevole Calderoli si è impunemente permesso di chiamare “orango” la Ministra Kyenge. E qualche tempo dopo a Fermo un cittadino ha apostrofato una giovane donna di nome Chynierie “scimmia” cercando forse di dare un senso ad un’ora assolata e vuota di un pomeriggio di luglio.

Chiudo dicendo che non ho parole per Chynierie, qualsiasi frase mi sembrerebbe banale e priva di rispetto per tutto ciò che ha vissuto; vorrei però che da questo nascesse un gesto concreto nei suoi confronti. Rivolgo l’appello a Don Vinicio e ai politici locali: cosa possiamo fare concretamente per lei? Quale gesto concreto da parte di noi cittadini potrebbe alleviare questo momento?

Aspetto una risposta.

*Giulia Silenzi, sangiorgese vive e lavora a Parigi


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