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Fra illuminismo e terrorismo
in cerca di ragione

sabato 16 luglio 2016 - Ore 11:14
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Dal 14 Luglio 1789, al 14 luglio 2016, molta acqua è scorsa sotto i ponti, eppure si intravede un filo rosso che collega la cd “presa della Bastiglia”, inizio della Rivoluzione Francese all’evento terroristico di Nizza.

In primo luogo, in ambo gli eventi si sceglie la via della violenza, in secondo luogo, ambo gli eventi tendono a volere assumere nella mente dei responsabili un significato simbolico, in terzo luogo, condividono, ovviamente non lo stesso anno, ma lo stesso giorno, segno di un accostamento voluto e premeditato dai terroristi, in cerca di interpretazione.

 

E’ proprio nella fase terminale della festa celebrativa del 14 luglio 1789, mentre la folla assisteva ai fuochi d’artificio, che l’attentatore entra in azione provocando una nuova strage di innocenti, molti dei quali bambini. Viene spontaneo chiedersi il perché dell’evento terroristico ed il perché dell’accostamento.

 

Come noto, infatti, la Rivoluzione francese è figlia diretta di quel complesso fenomeno culturale o visione della realtà che, nella storiografia, prende il nome di illuminismo, cioè di riscoperta del ruolo centrale dell’uomo, della sua libertà e dignità fondamentale, del suo significato e valore, all’insegna del comune lume di ragione. Quella ragione che, assunta come presente nella coscienza di ogni essere umano, avrebbe, oggi come allora, la missione di liberarci da ogni genere di bisogno, condizionamento ed ingiustizia, spingendoci verso una società fondata, sempre più e sempre meglio, sui ben noti principi di eguaglianza, libertà e fratellanza universali. Una ragione garantista verso tutti, quindi, che non tollera, quale suo presupposto ideologico fondamentale, discriminazioni di alcun genere, razziali, d’opinione, religione, orientamento sessuale etc.. Una ragione che, per statuto, non può ritenere la questione del male morale un fatto semplicemente addebitabile a personificazione di qualche potenza angelica decaduta e tentatrice di natura spirituale, come vorrebbe una certa presunta “ingenua” tradizione di pensiero religioso di matrice giudaico-cristiana, ma che considera il male essenzialmente quale negatività umana derivante da precise cause di ordine socio-economico scatenanti, che albergherebbero in particolari condizioni di disagio o di ingiustizia sociale a cui l’essere umano è sottoposto per effetto di condotte prevaricatrici dei suoi consimili.

 

Detto altrimenti, a fenomeni di povertà, ingiustizia, ignoranza, carestia, malattia, oppressione e sofferenza diffusi, corrisponderebbero, sul piano razionale, in un rapporto di necessità e di causalità, eventi umani espressione tipica del cd male morale, quali, ad esempio, omicidi, stragi, terrorismo, guerre, rivoluzioni etc etc. Rimosse le cause, i mali dovrebbero scomparire. Ciò premesso, però, l’accostamento fra le due date di cui sopra scelto dai terroristi appare ancora più incomprensibile e problematico.

 

Hanno voluto opporsi a questo genere di ragione egualitaria ed universale, da cui nascono continui diritti di libertà ed opportunità per tutti, oppure hanno voluto criticare un certo tradimento o sviamento da parte dell’attuale stile di vita degli occidentali rispetto agli stessi principi universali fondanti di uguaglianza, libertà e fratellanza?

Oppure, diversamente, hanno semplicemente inteso beffarsi di tali principi, presunti come universali assiomi di giustizia soltanto perché ricavabili dal comune esercizio del lume di ragione occidentale?

 

Più in profondità, l’evento tragico di Nizza è addebitabile in qualche modo ad una questione, anche solo vagamente, riconducibile ad un’ingiustizia sociale eventualmente subìta dall’attentatore, o è espressione somma della sua libertà di divenire arbitraria e sommaria nel compiere il cd male morale, senza che vi sia una ragione precisa, capace di rendere l’atto “umano”, cioè in qualche modo comprensibile o spiegabile in termini di reazione indebita a maltorto subito?

 

In proposito, verrebbe alla memoria quel celebre passo evangelico (Gv 15,25)in cui si fa riferimento al compimento della seguente, misteriosa, parola della Scrittura: “Mi hanno odiato senza ragione”.

Nel terrorismo islamico di questi anni, spesso la nostra ragione di matrice illuminista ha vacillato nel valutare i motivi per i quali giovani di seconda, terza generazione, aventi disponibilità di lavoro, formazione universitaria d’eccellenza, casa, famiglia, amici ed un certo grado di benessere economico raggiunto, abbiano accumulato così tanto odio da spendere e diffondere ovunque, perfino nella totale disistima della loro personale sopravvivenza, diventando delle autentiche e micidiali bombe umane.

 

Del resto, sotto altro profilo, la ragione illuminista di ognuno di noi vacilla nella comprensione di alcune tipologie di suicidio, sempre più frequenti, peraltro, soprattutto nel nord Europa, ma anche, ultimamente, nelle nostre piccole zone di campagna, derivanti non sempre da situazioni di disagio materiale o da pericolo di indigenza o di malattia invalidante che possano in qualche modo spiegarle, ma, soltanto, dall’insostenibile  quanto sconosciuto “mal di vivere” a cui è sottoposto a volte lo spirito razionale dell’uomo.

 

Basti pensare ai casi di giovani ventenni europei che, a tutt’oggi, si rivolgono a case di cura e cliniche, soprattutto in Belgio, pur essendo sani di salute, per ottenere dal servizio sanitario nazionale l’eutanasia come liberazione definitiva da mal di vivere. In una sorta di pericolosa e paradossale parabola della legislazione sociale solidaristica dei paesi cd avanzati, laddove un tempo i diritti tutelati dallo Stato sociale si giustificavano per la missione di liberazione dell’uomo dal bisogno, derivante da malattia, invalidità, vecchiaia, disoccupazione etc etc.

 

Oggi non è dato comprendere più da quale bisogno ulteriore occorrerebbe liberarsi? Quali bisogni giustificherebbero i terroristi, o i giovani depressi senza speranza che ottengono l’eutanasia?

 

A prescindere dalla sindrome antica e sempre nuova di volere cercare il capro espiatorio di turno, a distanza plurisecolare da quel 14 luglio 1789, che ha segnato per sempre la nostra cultura e le nostre convinzioni più profonde, come una sorta di mitologico inizio di liberazione collettiva, mi chiedo se oggi ci sia davvero spazio per la ragione e per il libero pensiero di illuminare le radici dei mali tipici del nostro tempo in occidente, nella misura in cui questi ultimi sembrano fondarsi, più che su questioni di ordine materiale da disagio sociale da rimuovere tramite leggi di Stato, su esigenze spirituali e trascendenti della persona frustrate, non accettate, tanto meno ascoltate, da soddisfare.

Se così fosse, mi chiedo se la ragione, di matrice illuminista, possa davvero riuscire a soddisfare esigenze di liberazione che rimandino in ultima istanza a qualcosa di esistente oltre se stessa.

 

Nel mio piccolo, ritengo che l’origine del male cd gratuito, quello dei campi di concentramento, per intenderci, possa essere davvero di ordine spirituale, cioè risiedere semplicemente in un atteggiamento libero della volontà umana di provare piacere nel fare il male, senza cioè che la ragione possa di per sé soddisfare in modo diverso tal genere di intimo volere, se non rimanendo salda nel formare ed opporre convinzioni sempre più profonde, in una sorta di combattimento e discernimento spirituale e culturale.

 

Tuttavia, ai posteri l’ardua sentenza sul perché a Nizza, proprio nella festa del 14 luglio, si sia manifestato un odio, tanto gratuito quanto incomprensibile, dell’uomo verso se stesso.

 

Di Andrea Attilio Subrini


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