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“In Francia no, mettono le bombe”,
il timore dei due ‘unabomber’ fermani nel programmare la fuga

mercoledì 20 luglio 2016 - Ore 12:24
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Le dichiarazioni del Procuratore Domenico Seccia e del Generale dei Carabinieri della Marche Salvatore Favarolo
A sx Marco Bordoni a dx Martino Paniconi

A sinistra Marco Bordoni, a destra  Martino Paniconi

 

di Giorgio Fedeli e Paolo Paoletti

seccia conf stampa

Da destra il procuratore Domenico Seccia, il generale Salvatore Favarolo e il Prefetto Mara Di Lullo

“In Francia no perchè mettono le bombe”. Così Martino Paniconi, 44 anni, ha commentato la proposta di scappare in Francia, fatta dal 30enne Marco Bordoni. E’ solo una frase delle tante intercettazioni ambientali che hanno permesso alla Procura della Repubblica di Fermo d’incastrare i due bombaroli fermani. Coloro che hanno posizionato le cinque bombe di fronte ad altrettante chiese del Fermano seminando preoccupazione dallo scorso 9 gennaio fino al 22 maggio. Paniconi stava organizzando gli ultimi dettagli per la fuga a Londra. Un rischio concreto che questa notte ha fatto scattare ed il provvedimento di fermo dei due soggetti.  Al momento non ci sarebbero altri indagati, anche se tutte le ipotesi sono aperte ed il lavoro di indagine prosegue.  Domani mattina alle 9 è previsto l’interrogatorio e l’eventuale convalida del fermo. 

IL MOVENTE

“Assoluta dissennatezza” così il procuratore Domenico Seccia ha illustrato il movente dietro la vicenda delle bombe alle chiese del fermano. Nella vasta operazione messa in campo questa notte dai carabinieri della Compagnia di Ascoli Piceno con i Ros di Ancona sono stati fermati Martino Paniconi, di 44 anni e Marco Bordoni di 30 anni, tutti e due di Fermo. “Dalle indagini avviate – spiega il Procuratore Seccia – oltre che ad un motivo insurrezionale si fa riferimento in generale ad un atto di sfregio nei confronti delle istituzioni. Non c’era un criterio logico nella scelta delle chiese”. Dunque un atto contro le istituzioni in generale.

LE INDAGINI

“Un’indagine meticolosa, imponente, dove non è stato tralasciato alcun particolare –  ha spiegato questa mattina il procuratore Domenico Seccia – Indagini rapide con intercettazioni telefoniche, ambientali, pedinamenti”. Decisivo l’apporto dei Ros di Ancona e del Comando Carabinieri delle Marche guidato dal generale Salvatore Favarolo. Martino Paniconi e Marco Bordoni, i due ultrà della Fermana, dovranno rispondere dei reati di fabbricazione senza licenza delle autorità di ordigno esplosivo, porto in luogo pubblico, esplosione,  danneggiamento aggravato di luogo di culto. “Un grazie speciale – ha aggiunto Seccia – al sostituto procuratore Mirko Monti che ha dedicato il suo lavoro esclusivamente a questa vicenda”. Procuratore Seccia che ha poi spiegato: “Ci sono intercettazioni particolarmente rilevanti dove la storia e la narrazione di tutte le vicende delle bombe, dall’organizzazione all’attuazione, vengono fatte nel dettaglio”. Nel corso delle perquisizioni nelle abitazioni di Paniconi e Bordoni è stata rinvenuta polvere da sparo. Trovati anche alcuni volumi di matrice anarchica.  Ora tutto il materiale è nelle mani del giudice per le indagini preliminari. Ad incastrarli anche le analisi del DNA.

conf stampa 2IL GENERALE FAVAROLO: ” UN LAVORO DI SQUADRA”

“La svolta in queste indagini è dovuta all’azione sinergica messa in campo dai reparti dell’Arma, sia nucleo investigativo del comando di Ascoli, la compagnia di Fermo e la sezione anticrimine di Ancona” ha spiegato  il generale dei Carabinieri delle Marche Salvatore Favarolo. L’Arma ha messo in campo le sue componenti migliori. Abbiamo compreso sin dall’inizio la gravità del fatto che ha portato preoccupazioni per la sicurezza pubblica. Il Prefetto di Fermo ci è stato vicino sin dalle prime fasi. Il risultato ottenuto, sul quale ancora dobbiamo continuare a lavorare, è concreto e deve dare piena fiducia nelle istituzioni e rasserenarci tutti quanti. Un lavoro di equipe, un’azione di coordinamento da parte del dottor, Monti”.

IL PREFETTO DI FERMO DI LULLO: “GRAZIE A  PROCURA E CARABINIERI”

“Non posso che esprimere il mio compiacimento per l’esito dell’indagine – ha esordito il Prefetto Mara Di Lullo – voglio ringraziare la Procura e l’Arma dei Carabinieri per il grande lavoro svolto. Una vicenda che presentava aspetti peculiari, un’indagine non facile portata avanti grazie alle migliori sinergie.  Parliamo di fatti che hanno destato allarme nella provincia a non solo”.Seggia Genreale

NESSUN COLLEGAMENTO CON AMEDEO MANCINI

A fare chiarezza sull’assenza di collegamenti delle bombe di fronte alle chiese con le vicende di Amedeo Mancini e l’uccisione del nigeriano Emmanuel sono stati sia il Procuratore Domenico Seccia che il Sostituto Procuratore Mirko Monti. “Mi sento di escludere ogni collegamento con la vicenda Mancini – ha detto Seccia – può esserci un area d’interessi comuni  ma non c’è alcun collegamento con l’omicidio del nigeriano”. A ribadire il totale distacco tre le due cose Mirko Monti: ” Non c’è un collegamento, l’unico punto di contatto è che si tratta di soggetti che vengono dal mondo del tifo organizzato, soggetti che frequentano lo stadio. Per il resto non c’è un collegamento”. Monti che aggiunge: “Dal punto di vista politico mi sento di negare che esista un movente di natura politica.  Sono stati rinvenuti elementi che potrebbero a far pensare a una matrice di origine diversa da quella di estrema destra, ovvero anarchica. Siamo di fronte però a soggetti il cui substrato culturale è molto basso, non hanno una cultura tale per arrivare motivare politicamente queste azioni”. Seccia aggiunge: “Tutto va ora analizzato e approfondito, un investigatore non deve mai tralasciare nulla”.

LE CINQUE BOMBE

Sono cinque gli ordigni esplosivi, posizionati di fronte ad altrettante chiese del territorio fermano, attribuite a  Martino Paniconi e Marco Bordoni. Il primo caso è del 9 gennaio 2016 davanti alla chiesa di San Pio Decimo a Porto Sant’Elpidio. Nella notte tra il 27 ed il 28 febbraio si è verificata invece l’esplosione di fronte abitazione del Vicario Generale Don Pietro Orazi, adiacente al duomo. Nella notte tra il 7 e l’8 marzo un altro ordigno è invece esploso vicino al portone d’ingresso della canonica della chiesa di San Marco di Canterbury a Lido San Tommaso. Era la serata tra il 12 e il 13 aprile quando un altro ordigno è stato fatto detonare davanti al portone d’ingresso della chiesa di San Marco alle Paludi causando questa volta seri danni. L’ultima bomba rinvenuta, fortunatamente inesplosa, è stata di fronte all’ingresso della chiesa di San Gabriele dell’Addolorata a Campiglione di Fermo. Ordigno che è stato repertato ed inviato ai Ris di Roma per tutte le analisi.  E’ la fine di un incubo (leggi l’articolo)

Seccia Monti

 

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