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L’arte non si ferma sulla terra: Fabio Giampietro e Manuel Felisi in mostra

SMERILLO - La 7° edizione del festival Le Parole della Montagna si apre con due grandi contemporanei, e stasera ospite Paolo Crepet
giovedì 21 luglio 2016 - Ore 09:35
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Manuel Felisi

Manuel Felisi

fabio giampietro e una sua opera

Fabio Giampietro

Due grandi artisti contemporanei hanno scelto il piccolo borgo dei Sibillini per esporre le loro opere: Fabio Giampietro e Manuel Felisi apriranno il festival, che in questa edizione ha come tema centrale la vertigine , con la mostra “L’arte non si ferma sulla terra” a cura di Cecilia Casadei.
Fabio Giampietro è artista contemporaneo in senso assoluto. Si distingue per l’originalità delle tematiche che racconta attraverso le sue tele e per la tecnica singolare. Le opere infatti sono oli su tela a sottrazione, ovvero sculture attraverso il colore che l’artista asporta per far affiorare l’immagine nelle quali,la città, dai volumi di acciaio,cemento e vetro viene sempre raffigurata dall’alto. I paesaggi dipinti da Fabio Giampietro sembrano frame di riprese cinematografiche, immagini di un fumetto . L’artista trascina letteralmente lo spettatore dentro la tela, all’interno di città post atomiche che ricordano la metropolitana Gotham City. La sua fama partita da Milano ha viaggiato con mostre importanti, da Barcellona a Londra fino ad arrivare ad Istanbul, Los Angeles, raggiungendo anche il mondo della moda in una performance scultorea come il Vertigo Dress ambientato nel Disney Hall di Downtown L.A. durante la settimana della moda.
Manuel Felisi si muove tra diversi ambiti includendo nelle sue opere pittura, fotografia e collage per creare installazioni nelle quali traduce e racconta il tempo. Il file rouge che lega la sua produzione è un argomento che riguarda tutti noi, il nostro essere ed esserci, qui ed ora; il tempo con il suo passare cambia le cose, le preserva e le fa dimenticare. Utilizza la fotografia per esprimere un tempo che immobilizza e misura luoghi, oggetti, persone e sentimenti; l’istante dello scatto fotografico non è più una mera operazione meccanica ma diventa il simbolo che lega le diverse tipologie di tempo descritte nell’opera. Definisce così il suo processo creativo: “Non sono troppo metodico, fondamentale è l’esigenza narrativa. Poi se devo descrivere come procedo, posso dire che è un lavoro impostato su un concetto di livelli spaziali, dove pian piano colore, stampa, garze, rulli tutto si unisce passaggio dopo passaggio creando un equilibrio quasi melodico”. Le sue opere sono state esposte nei più famosi musei europei.
Dalla vertigine declinata dell’arte a quella interpretata in chiave psicologica e sociologica da Paolo Crepet, psichiatra e scrittore che non ha certo bisogno di presentazioni. Fondamentale, nella sua formazione, l’incontro con Franco Basaglia che descrive come suo maestro: “Ero straordinariamente affascinato dalla sua potenza, dalla sua cultura. Un uomo che poteva buttare giù i muri, che non ho mai sentito pronunciare parole mediocri o banali, che mi ha insegnato a lottare…”. Origini anche marchigiane per Crepet che ha accettato l’invito da parte del direttore artistico del festival Simonetta Paradisi.
“Mi piace l’umanità, l’uomo, per questo da ragazzo ho guardato la facoltà di medicina come un modo per avvicinarlo. Poi la psichiatria è arrivata come scelta estrema in una grande stagione culturale. … La mia famiglia mi ha insegnato il valore della creatività, dell’immaginazione, del “bello”. Tutto parte dalla ricerca della felicità e per questo credo che la psichiatria sia l’arte di rimuovere gli ostacoli alla felicità. Sono convinto che la psichiatria abbia più a vedere con l’arte che con altro”.
Alla luce di questa dichiarazione, l’intervento di Crepet non poteva trovare migliore collocazione di questa giornata di apertura del festival dove arte e conoscenza umana si sposano in modo “vertiginoso”.


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