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Razzisti o no
facile parlare sul web!

domenica 24 luglio 2016 - Ore 08:25
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Mi hanno insegnato che prima di giudicare bisogna conoscere. Che prima di guadare con disgusto un piatto sulla tavola bisogna assaggiare il contenuto. Che prima di dire che non sono capace di fare una cosa devo provare a farla. Forse è proprio questo l’unico modo per affinare il senso critico anche se si arriva comunque difficilmente alla giustizia. Può essere però il modo per avvicinarsi alla verità…

 

Sono queste le basi con cui ho voluto partecipare all’incontro promosso all’auditorium del Ricreatorio San Carlo di Fermo da Don Michele Rogante, venerdì scorso, per mettere in condizione i Fermani di conoscere alcuni ragazzi rifugiati che vivono in seminario e sentire, dalla loro voce, il racconto delle loro storie. “La bellezza dell’incontro” era il tema dell’evento. Perché di incontro si trattava.

 

Dopo tanto parlare di questi giorni caldi, non solo per il solleone, mi è sembrata una proposta doverosa, civile, edificante quella di Michele Rogante ai cittadini di Fermo che in tutto il mondo sono stati citati come razzisti. E’ più che evidente la ribellione di tanti: sui social, per strada, sui giornali, in molti hanno protestato per questo appellativo in cui non si ritrovano. C’è chi, addirittura, ha organizzato manifestazioni per risollevare l’immagine della città. Tutti pronti a pronunciarsi contro il razzismo e contro i razzisti. Tutti pronti a correggere i giornalisti per aver scritto un titolo piuttosto che un altro o aver dato voce ad uno schieramento piuttosto che all’altro. Insomma tantissima gente a dire la sua.

 

Ho avuto la telefonata di un amico, nei giorni “caldi”. Mi ha detto: “Vorrei scrivessi sul giornale che io sono disponibile ad accogliere in casa un rifugiato politico. Senza i 35€ al giorno. Ci penso io a dare vitto e alloggio, ad una condizione: che altri 500 fermani facciano lo stesso! Quanto scommettiamo che non arriviamo all’obiettivo? Sono solo tutti bravi a parlare, a fare politica con le chiacchiere. È chic difendere un extracomunitario ma, poi, vogliamo vedere i fatti?”.

 

Una telefonata che mi è tornata in mente ora, quando tra parole e fatti si è mostrata una vistosa differenza. In tantissimi ad esternare sul web ma, al ricreatorio per “l’incontro”, a sentire la storia di due ragazzi, scappati da una Libia che dopo Gheddafi non li voleva più, c’erano solo una ventina di persone, in un auditorium da almeno 80 posti in una città di circa 40.000 abitanti. E chiedere come viene gestita l’accoglienza, come passano il tempo, cosa vorrebbero fare, come si sentono in Italia, vi assicuro che è stato davvero un passo in avanti per i presenti. Peccato fossero davvero pochi, troppo pochi rispetto a quanti ancora “chiacchierano” per strada e sul web senza conoscere…

Parole, parole, parole. I fatti costano troppo sacrificio e forse il timore di dover rivedere dei pregiudizi che il nostro orgoglio non potrebbe mai accettare di cambiare.

 

Di Nunzia Eleuteri


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