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Il Santuario del Beato Antonio di difficile accesso ai turisti

AMANDOLA - Quando non si celebrano le messe, la chiesa chiude i battenti per evitare le eventuali visite dei ladri.
venerdì 29 luglio 2016 - Ore 14:14
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Chiesa_del_Beato_Antonio_e_portale_della_facciata.

Amandola, 28-7-2016, ore 11,45. Due distinti signori, marito e consorte, stanno spingendo inutilmente la porta laterale del nostro Santuario. A me, che sto passando di lì, lui chiede come mai non sia possibile visitare la chiesa, visto che anche l’entrata principale è serrata.

“E’ un Santuario di clausura”, commenta con un pizzico di ironia la gentile signora. I due, guida di Amandola in mano, sanno bene che cosa visitare in paese. Infatti dicono: ”Speriamo che la chiesa e il chiostro di S.Francesco siano aperti”.

 

Io, da cittadino amandolese, rimango più male di loro e credo che l’episodio non vada nascosto. E per evitare che a qualche malizioso (alligna ovunque) passi per la zucca che il fatto sia frutto di fantasia, inseguo i due signori. Li raggiungo su per l’erta del corso che porta a S. Francesco. E chiedo, spiegando il motivo, se possono rivelarmi la loro identità. Gentilissimi. Sono i signori Paolinelli di Fano.

 

Una domanda terra terra: ma come è ammissibile nel colmo della stagione non poter visitare l’attrazione maggiore del paese, ossia il Santuario ove si conserva il corpo del beato Antonio? Mi si dice che quando non vi si celebrano le messe, la chiesa chiude i battenti per evitare le eventuali visite dei ladri. Faccio notare che i ladri possono entrare in chiesa anche scendendo dal convento, cosa verosimilmente accaduta in occasione del furto di due preziosi lampadari.

 

Tuttavia, se proprio non si vuole tenere aperto il Santuario per tutto l’arco diurno della giornata, si può sempre esporre un orario ridotto di apertura, con una turnazione di vigilanti. Chi scrive è disponibile a farsi la sua ora. Al Comune, proprietario della chiesa, il compito di trovare altri volontari. Li può pescare anche tra la numerosa Confraternita.

 

Di Attilio Bellesi


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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