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Immigrazione, Baldassarri:
“Morese alimenta la paura,
l’ostacolo è culturale”

PORTO SAN GIORGIO - Il consigliere Pd e ex assessore ai servizi sociali: "Si parla di emergenza, ma bisognerà smetterla di parlare di emergenza, è uno stato di fatto con cui facciamo i conti da anni e con cui faremo i conti ancora per molto"
domenica 31 luglio 2016 - Ore 12:15
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elisabetta baldassarri

Il consigliere Pd, Elisabetta Baldassarri

“Sono parole come quelle espresse dal Coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia (leggi l’articolo) che alimentano la paura il senso di insicurezza fra i cittadini in relazione all’immigrazione. Mi sembra di ritrovare nell’intervento di Morese, come spesso è accaduto in queste settimane nel nostro territorio, l’affermazione “Non sono razzista ma” sentita più e più volte nel commentare il tragico episodio avvenuto a Fermo.
Fa ancora più impressione che, notizie sicuramente false, dettate “spero” dalla mancanza di conoscenza sui progetti di accoglienza sul nostro territorio, siano divulgate da chi ambisce ad amministrare una città; proprio in merito a questo mi sento di intervenire per chiarire come invece stanno realmente le cose.
Dal 2004 è attivo a Porto San Giorgio un progetto Sprar, di cui il comune è titolare, finanziato dal Ministero degli Interni attraverso il fondo nazionale delle politiche dell’asilo (obbligo questo che viene dall’Unione Europea); attualmente il progetto Sprar attivo è destinato a 5 richiedenti asilo maggiorenni con problematiche di tipo psichico (da notare come nell’intervento di Morese si cerchi di far passare la facile equazione problemi psichici = problemi di sicurezza).
E’ stato approvato dal Ministero dell’Interno un nuovo progetto, non ancora partito, che sarà gestito dalla Cooperativa Res in collaborazione con il Cvm per l’accoglienza di 20 richiedenti asilo maggiorenni ( 15 uomini e 5 donne); tengo a precisare che si tratta di un progetto rivolto a persone senza problematiche di tipo psichico che saranno alloggiati in appartamenti distribuiti nella città.
Il contributo che gli enti gestori riceveranno per la gestione del progetto andrà dai 35 ai 40 euro per ospite. Ogni richiedente asilo ospitato riceverà, al contrario di quello che dice Morese e di quello che certi politicanti vogliono far passare, 3 euro al giorno per un totale di 90 euro mensili (pocket money), il resto della quota è destinato alla gestione del progetto (ovvero, stipendi per gli operatori, ecc.), tra l’altro nei progetti Sprar tutto debitamente rendicontato.

Elisabetta Baldassarri con due ragazzi ospiti del Seminario

Elisabetta Baldassarri con due ragazzi ospiti del Seminario

Se vogliamo dell’accoglienza dei richiedenti asilo, dobbiamo parlare prima del clima di accoglienza che si respira tra noi italiani; in questi anni si è sempre cercato qualcuno cui addossare la responsabilità di ciò che non va, i meridionali, Roma ladrona, i politici corrotti, ecc.. La difficoltà all’accoglienza è sintomo di un disagio profondo, il disagio della cittadinanza e della convivenza.
In questo contesto vengono fuori i migranti. Si parla di emergenza, ma bisognerà smetterla di parlare di emergenza, è uno stato di fatto con cui facciamo i conti da anni e con cui faremo i conti ancora per molto. Invece di soluzioni tampone occorre elaborare una strategia complessiva che riguarda il salvataggio, l’accoglienza e il percorso su cosa fare con queste persone. Un’emergenza reale dovrebbe durare poco. Stiamo accogliendo delle persone ed è nostro dovere farlo, ma se non siamo in grado di capire dove andiamo, come mettiamo in gioco istituzioni, servizi, comunità, avremo pesanti conseguenze: non si può lasciare questo fenomeno a se stesso, alla buona volontà.
La via più lungimirante da intraprendere è quella della pianificazione di grandi politiche nazionali e sovranazionali e di importanti investimenti: in economia e intelligenza, in cooperazione internazionale e accordi bilaterali, in progetti di partenariato e in corridoi umanitari, in piani di reinsediamento e di ammissione umanitaria. È certamente tutto assai arduo, ma l’ostacolo principale non è la complessità dell’impresa e i lunghi tempi che richiede. L’ostacolo vero è di natura culturale e coincide proprio con il mancato riconoscimento di quel presupposto e con le profonde implicazioni politiche che ne derivano. Tra esse è determinante l’assenza di una linea europea sull’asilo comune a tutti i paesi e, ancor prima, quella di un sistema che eviti ai richiedenti protezione la necessità di quei viaggi così insidiosi e letali sia via mare che via terra”.

 


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