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Goletta verde nelle Marche:
lotta ai rifiuti marini

LEGAMBIENTE - Sulla costa marchigiana, tra cui anche Porto Sant'Elpidio e San Tommaso, rinvenuta una media di 517 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia
giovedì 4 agosto 2016 - Ore 17:56
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Legambiente spiaggia sporca

Nel corso del suo tour lungo le coste italiane l’imbarcazione ambientalista ha condotto un’indagine sulla presenza dei rifiuti nei mari italiani, una ricerca durata per due estati (2014-2015) e frutto di 2.600 Km di navigazione, 120 kmq di mare monitorato, 205 ore di osservazione diretta di rifiuti e 8 transetti che hanno riguardato la presenza di plastiche in mare.

Dei 2597 rifiuti galleggianti monitorati da Goletta Verde ben il 95% è costituito da plastica, soprattutto teli (39%) e buste di plastica, intere e frammentante (17%), concentrate soprattutto nel Mar Adriatico (dove se ne contano 5 ogni kmq). Seguono cassette di polistirolo e frammenti (7%), bottiglie di plastica (6%), reti e lenze (5%), stoviglie di plastica (2%). Il restante 5% dei rifiuti marini è costituito da carta (54%), legno manufatto (21%), metalli (12%), gomma (6%), tessili (4%) e vetro (3%). Su un impatto totale del 12%, la presenza più massiccia dei rifiuti legata al settore pesca è stata registrata nel mar Adriatico (55%) e, in particolare, nella parte centro-settentrionale dove è presente il 43% di tutti i rifiuti monitorati a livello nazionale.

La presidente regionale di LEgambiente Francesca Pulcini, il presidente del circolo fermano Andrea Bagalini e Lanfranco Giacchetti

La presidente regionale di Legambiente Francesca Pulcini, il presidente del circolo fermano Andrea Bagalini e Lanfranco Giacchetti

“I dati raccolti a bordo di Goletta Verde, così come quelli raccolti dai nostri volontari nell’indagine sulla Beach litter confermano la gravità di un problema acclarato anche dalla comunità scientifica internazionale e per il quale bisogna adottare urgenti misure di intervento e prevenzione – dichiara Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche -. È fondamentale riunire attorno ad un tavolo amministrazioni, cittadini e soprattutto le aziende che lavorano in mare ogni giorno per tentare di risolvere un problema verso il quale è possibile porre un freno solo se agiamo in tempo, contribuendo così anche a rilanciare i territori e l’economia locale”.

Eppure se si mettessero in campo delle politiche di prevenzione ad hoc, oltre a ridurre i rifiuti in mare, si avrebbero risultati non indifferenti. Con l’attuazione degli obiettivi Ue, l’adozione di un unico standard di valutazione, l’aumento del riciclaggio dei rifiuti e del packaging, la riduzione e l’eliminazione delle discariche si potrebbe arrivare a una riduzione del 35,45% del marine litter e un ricavo sui costi di 168,45 milioni di euro l’anno. Così facendo si darebbe ancora più impulso all’economia circolare, con un indubbio risvolto economico e occupazionale, in particolare nel settore del riciclo, della riparazione e del riuso/riprocessamento dei prodotti, ma anche nel settore della bioeconomia.

“È bene che, oltre alla Comunità Europea, anche l’Italia faccia la sua parte e raccolga la sfida lanciata dalla direttiva Marine Strategy ai paesi membri: raggiungere il buono stato ecologico per i nostri mari entro il 2020 – aggiunge Katiuscia Eroe, portavoce Goletta Verde –. A Bruxelles in questi mesi è in discussione al Parlamento Europeo la strategia europea sull’economia circolare. Si tratta di una norma centrale per il nostro Paese, leader in questo settore, un elemento importante per rilanciare l’economia e combattere concretamente fenomeni come il Marine Litter, esplicitamente previsto nel pacchetto europeo. Solo con la prevenzione dei rifiuti, attraverso il riuso, il recupero dei materiali nella progettazione del nuovo, ed il ridisegno dei prodotti con bioplastiche, è possibile raggiungere un cambiamento radicale nel settore della pesca, responsabile per il 55% del marine litter nell’Adriatico. L’economia circolare è il tassello principale dell’economia del futuro”.

Legambiente durante il mese di maggio ha inoltre condotto un’indagine sui rifiuti spiaggiati con l’obiettivo di indagare quantità e tipologia di rifiuti presenti sui nostri litorali.

Nelle Marche sono sei le spiagge presenti nell’indagine per un’area complessiva pari a 18160 mq, l’equivalente di quasi 234 campi di beach volley, dove stati rinvenuti 3100 rifiuti spiaggiati, il 9% a livello nazionale e di questi circa l’80% ha dimensione inferiore a 25 cm. La percentuale di plastica riscontrata, l’83,5%, è maggiore della media nazionale dell’indagine (76%).

Nello specifico sono state monitorate le spiagge di Torrette di Ancona, quella della Marina di Montemarciano e la spiaggia Marzocca a Senigallia; la spiaggia nella riserva naturale della Sentina a San Benedetto del Tronto, il lido San Tommaso a Fermo e la spiaggia Faleriense a Porto Sant’Elpidio. Sul totale dell’area indagata sono stati trovati una media di 517 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.

Nella classifica dei rifiuti più trovati troviamo al primo posto i frammenti (minori di 50 cm) costituiti da plastica e polistirolo; tappi e coperchi sono al secondo posto dei rifiuti più numerosi, seguono le bottiglie di plastica e le stoviglie usa e getta, tutte tipologie di rifiuto con una percentuale sui rifiuti regionali più elevata rispetto a quella nazionale. Entrano nella classifica le cartucce per i fucili da caccia con il 4%, portate sulle spiagge dai fiumi la cui vicinanza caratterizza 5 spiagge su 6 di quelle campionate, e anche le buste di plastica che sono il 2,4% dei rifiuti catalogati. Da evidenziare, inoltre, la presenza massiccia di rifiuti da pesca presso la spiaggia nella riserva naturale della Sentina a San Benedetto del Tronto che conta un’incidenza di questo tipo di rifiuti del 10% contro la percentuale nazionale del 6%.

In Adriatico, in generale, quest’anno sono state 10 le spiagge monitorate, sulle quali sono stati ritrovati 5210 rifiuti, di cui il 75% di dimensioni minori a 25 cm, con una media di 521 rifiuti ogni 100m. Di questi, l’85% è costituito da plastica e il 17% deriva da attività legate alla pesca, a fronte di una media nazionale del 6%.


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