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Ribellione, resistenza, riscatto: don Franco Monterubbianesi celebra 60 anni di sacerdozio

giovedì 18 agosto 2016 - Ore 10:38
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Don Franco Monterubbianesi

Ad 85 anni don Franco Monterubbianesi porta ancora una ventata di energia, un fiume in piena di progetti per il futuro che vanno dall’agricoltura a quello che chiama il ‘turismo dei valori’. Domani, 19 giugno, celebrerà 60 anni di sacerdozio, nella chiesetta di Curetta di Servigliano. Un traguardo importante fatto di tante rivoluzioni, prima tra tutte la fondazione della Comunità di Capodarco in un’epoca in cui il disabile veniva visto non come una risorsa ma come una figura da emarginare e rinchiudere in un istituto. Da qui la lettera in cui don Franco spiega i motivi che lo hanno mosso fino ad ora e la sua battaglia, spirituale e concreta, per migliorare la società in cui viviamo.  Ecco la lettera di don Franco:

Don Franco Monterubbianesi 2

L’ordinazione di don Franco Monterubbianesi

Dopo 50 anni di lavoro con la disabilità siamo giunti ad una svolta nel nostro messaggio di liberazione di Capodarco. In questo tempo tante sono state le realizzazioni vissute, in tanti luoghi diversi d’Italia, su tanti fronti d’emarginazione, da tanti protagonisti. I risultati sono stati molto grandi per esempio a Roma circa più di mille disabili, con il nostro aiuto formativo, hanno raggiunto l’occupazione di veri lavoratori, così bellissimi i vari servizi di frontiera di Capodarco di Fermo con il disagio psichiatrico, bellissimo il lavoro nel territorio aperto a tante realtà del progetto sud di Lamezia e bellissima la fantasia riabilitativa della Comunità umbra di Perugia.
Capodarco ha un volto ben preciso di vero processo di inclusione, vissuto in pienezza da tanti protagonisti che dal più piccolo al più grande hanno dato ciascuno il meglio di se. La famosa appartenenza anche se così costosa per tante vicende difficili a volte vissute insieme altre volte singolarmente, tutti la sentiamo in maniera particolare. In sostanza i 50 anni sono stati un canto di liberazione per tutti. Ne sia data gloria al Signore che ci ha sempre accompagnato. Ma la società com’è andata? Avanti o indietro? Per me c’è crisi, non solo quella economica ma soprattutto quella morale. E’ come se il male si fosse accanito a resistere al cambiamento che pure si imponeva dagli anni ideali del 68-78. L’Europa che dovevamo fare non l’abbiamo fatta per nulla. E’ uno scempio sul piano dei diritti dell’uomo con la realtà dei migranti a cui è negata l’accoglienza.

Capodarco comunità storia

la Comunità di Capodarco

Il nostro bel Welfare State è tornato indietro miseramente. Così tante realtà belle del terzo settore rischiano di morire negli stenti. E sul piano internazionale? Noi che vivemmo con fulgore il nostro 30° in Ecuador nel 97 e ci dicemmo che la Speranza era l’apertura al Sud, oggi abbiamo incentivato il terrorismo e il senso di vendetta generalizzata negli “esseri perdenti”, ed esse sono la risposta al vuoto della politica della giustizia internazionale che non si fa. L’Onu è prigioniero dei poteri economici e il sistema è dominato dalle armi, dalle spese militari, dal senso delle guerre.
Quale speranza possiamo allora offrire ai giovani oggi che sono i veri emarginati?
Per questo secondo i dati dell’OMS il 20% dei giovani del mondo sono veri depressi.
E sul nostro fronte della disabilità su cui da sempre combattiamo, con i risultati di pura resistenza che in 50 anni abbiamo vissuto, ci sarà un dramma epocale: 250mila disabili a breve, secondo l’Istat, rimarranno soli perché i loro genitori moriranno prima. Cosa fare per essi? Noi di Capodarco come reagire? Dal 97 io solitariamente portavo avanti la problematica del dopo di noi ed ho resistito fino ad oggi facendo movimento per l’idea. Ora abbiamo una legge sul dopo di noi, voluta da noi, da tante famiglie di disabili e da tante loro associazioni.
Questa è la sfida epocale su cui il mio lavoro passato, il mio sacerdozio in mezzo a voi oggi si conclude con un grido: Rilanciamo Capodarco su questo fronte del dopo di noi.Dobbiamo applicare e fare applicare la legge con tutta la forza della nostra idealità, mobilitandoci tutti, tutte le comunità nazionali, sotto la spinta del nostro modello di Roma, che è stata sempre in frontiera, pur in tanti errori. Secondo l’ispirazione dell’Alto che sempre si è tradotta nel mio lavoro di fondatore e che ha sempre guardato avanti senza stancarsi mai, dobbiamo andare avanti tutti. Non devo però più essere solo e la progettualità concreta che posso offrire, già ben delineata nei suoi risvolti, deve essere recepita dietro alla spinta ideale dei miei 60 anni di sacerdozio. Questo io chiedo a voi oggi. Altre comunità italiane hanno avuto nei fondatori a volte un esempio di sudditanza estrema al capo, per cui poi i subalterni non sono cresciuti; io ho lasciato liberamente crescere tanti miei seguaci perché non ho imposto la mia visione. Ho cercato solo di indicarla pagando di persona la mia solitudine. Tanti sono stati negli anni i dibattiti in cui sono stato visto visionario e di vecchio che fa i giochetti. Anche ora non impongo la mia visione ma di fronte allo scempio della situazione mondiale e di quella nazionale in cui tanti innocenti pagano in maniera tremenda, soprattutto i minori abbandonati, le donne in gravi difficoltà, vogliamo fermarci a ciò che abbiamo di poco costruito nella nostra resistenza, facendo Don Franco Monterubbianesi 3vivacchiare gli ideali in un povero quotidiano senza più ideali? Dobbiamo osare il rilancio! Parlo da tanto di un nuovo 68 con i giovani. Il 25 aprile di quest’anno in un convegno a Roma su un titolo: “Sulle orme di Giulio Regeni; i giovani e il futuro”, ho rilanciato i campi di lavoro del passato come idea d’attuare in grande.
Solo un grande slancio educativo delle nuove generazioni Capodarco rivivrà dalle ceneri in cui si è ridotto. Nelle cooperative di lavoro integrate che sono state una nostra grandezza abbiamo dovuto misurare lo sconcerto e l’onda di due nostri arrestati per Roma Capitale ingiustamente. Reagiamo con forza! Ho assunto la presidenza del nuovo Consorzio Alberto Bastiani perché il suo valore, la sua memoria va rispettata e rilanciata con un nuovo protagonismo dei giovani, che dalle scuole con l’alternanza scuola lavoro, in un progetto sperimentale di 5 regioni, con noi e l’ISFOL protagonisti, si facciano capaci d’iniziative di vita e di lavoro con i loro compagni disabili. L’integrazione scolastica deve funzionare sino a questo punto. Il nuovo “Consorzio Capodarco per il dopo di noi” , dei giovani dei vari territori, uniti al protagonismo delle associazioni delle famiglie sarà il grande ideale che rilanceremo. Su queste progettualità concrete il mio grido di sacerdote che ha sempre dato l’esempio, sia sempre più creduto in ciò che vi dice: Cristo lotta con noi e vince la lotta negativa del male, dal locale al globale, per tutti gli emarginati, di qualsiasi colore, nella dignità di vita e di lavoro che dobbiamo dare a tutti i poveri della terra con la forza dei giovani che si coinvolgono con noi. Oggi non solo ai disabili ma anche ai rifugiati. Questo è stato il grido che io ho lanciato a Fermo, il giorno del lutto cittadino per la morte di Emmanuel il nigeriano, che nel suo morire è stato pietra di contraddizione. Come il morire di Cristo in tutti gli innocenti di oggi. Essere prete ancora in mezzo a voi, portando avanti la progettualità concreta del dopo di noi con il prima de dopo che coinvolge famiglie, giovani, enti locali, territori vuol dire credere insieme che Gesù lotta con noi perché è dalla parte dei poveri. Se come dice Papa Francesco “I poveri subiscono drammaticamente l’ingiustizia ma lottano anche contro di essa”, vi dico in termini ultimativi, ascoltate questo messaggio che è stata sempre la mia vita in mezzo a voi, e che è la fede che ho cercato di trasmettere: Noi siamo da sempre per i valori dell’accoglienza, condivisione e progettualità a lottare con i poveri come unico scopo nostro e nella forza di Gesù Risorto noi tutti dobbiamo credere che vinciamo con loro nelle tante cose che possiamo creare, che ci cono state donate e che ci saranno donate ancora. Ma ora incombe un altro messaggio, anche questo da credere: da tutto questo male orribile di oggi i giusti, quelli che vogliono essere giusti, si devono alleare ai poveri per creare finalmente il Regno di Dio sulla terra, coscienti sino in fondo dei valori del Cristianesimo che abbiamo responsabilmente negato, rifugiandoci nell’infedeltà ad esso. Quel Regno di Dio sulla terra che dobbiamo costruire insieme ai poveri dove Lui è presente con la sua Passione, Morte ma anche Resurrezione . Esso deve essere realizzato in una profonda evoluzione della nostra coscienza nella maturità di sentirsi veramente figli di Dio dotati di un amore vero, non degradandoci ad essere peggio degli animali.Don Franco Monterubbianesi 1
Quella sufficienza che ancora molti avete di non approfondire il messaggio cristiano che io ho sempre trasmesso non solo a parole ma a fatti, vi invito ora ad abbandonarla. Uscite ora dalla sufficienza orgogliosa di voi stessi e da quella razionalità nella visione che vi imprigiona nei vostri limiti e nella passività in cui la comunità muore, invece di essere luce, come dovrebbe essere.
E’ possibile trasformare il mondo. Certo che stiamo pagando con tante sofferenza di castigo il nostro egoismo ma soprattutto l’orgoglio di non credere e lottare come Gesù ci ha detto. Lui ci ha detto di amarci come Lui ci ha amato, sino all’estremo del nostro dono, della reciprocità da creare , dell’affrontare i mali e le loro cause sino in fondo dando il meglio di noi. Rifacendoci giovani anche con i giovani di oggi che sono un tesoro possibile. Vi sembra facile cambiare le cose oggi così complesse se non ci facciamo aiutare da quelle forze di analisi, di sincerità, di passione e di azione che solo i giovani possono avere con noi? Occorre oggi tanta forza per cambiare per cui occorre la rivoluzione di quella che io ho chiamato le 3 ERRE: ribellione, resistenza, riscatto.
Il riscatto con i poveri, che lottando loro con noi e noi per lor,o ci danno la forza di resistere cioè di portare avanti piano piano, progetto per progetto, territorio per territorio, le cose nuove di resistenza, però ribellandoci a tutti i falsi poteri che ci dominano su ogni capo politico, economico, sociale e culturale e soprattutto ribellandoci a quel potere del Maligno che ci vuole vedere disuniti, amplificando tra noi le critiche ed i giudizi reciproci. Una nuova Capodarco se possibile, su cui vado ascoltato non per me ma per Lui che lotta con noi se lottiamo con i poveri, su ogni fronte, rilanciando ai giovani il messaggio radicale cristiano. Il messaggio per loro della Speranza che devono avere, fondato però sulle tre virtù soprannaturali fede, speranza e carità su cui ho sempre insegnato inutilmente da tempo ma che sono le uniche virtù da recuperare con umiltà tra noi e su cui posso illuminarvi, se mi cercate su tale piano per approfondire. Virtù che si esplicano nella loro bellezza concreta nelle cose naturali che esse mettono in piedi tra noi che pure abbiamo: la certezza della missione di ciascuno di voi nella vostra appartenenza comunitaria, anche per voi amici fedeli; la capacità d’indignarsi e lottare con noi dei giovani che contattiamo e che ci cercano; la bellezza delle nostre famiglie aperte, l’accoglienza dei gruppi; la forza innovativa dei nostri servizi comunitari, con la passione anche dei nostri bravi operatori; le grandi vocazioni di servizio e idealità delle nostre donne che resistono. Tutto questo è il bello che abbiamo e che dobbiamo rilanciare credendo di più che essi sono un dono dell’Alto. Che Dio perdoni i nostri grandi limiti delle nostre sufficiente orgogliose. Però pregate per me e per noi perché oltre ad accogliere, condividere, progettare con i poveri è necessario darsi il celebrare. Celebrare con la benedizione di Dio, le nostre feste e i nostri incontri.
CELEBRARE
Celebrare cosi nella cornice dell’agricoltura che dall’82 nelle Marche e dal 78 a Roma è stata sempre, con il ritorno di giovani alla terra, una grande idealità da me vissuta e condivisa da tanti di voi. La prima celebrazione sarà svolta a Curetta di Servigliano il 19 agosto per il 60° di sacerdozio nella Chiesetta di Curetta e poi da Pancrazio nella Contrada Santa Lucia, sperando che venga anche Marisa la nostra cofondatrice.
La seconda celebrazione nel natale 2016, 27 e 28 dicembre a Capodarco di Fermo, nella casa Papa Giovanni, dove io sarò presente, per celebrare la forza dei 50 anni passati lanciando gli altri 50 con questa maggiore determinazione sociale e religiosa da tutti voi, che vi sto chiedendo con questo messaggio. Un nuovo Natale di speranza per tutti. Vi daremo documenti storici che ci ricordano la forza dei quei tempi duri dell’inizio ma tanto belli. Celebreremo l’amicizia, l’amore che abbiamo vissuto e che possiamo vivere ancora. Abbiamo fatto qui a Roma un vino “Philein” che vuol dire amore, amicizia, che vi sarà dato in ricordo con i documenti del passato e questo messaggio. Sarà presentato un programma di lavoro in cui la Comunità dovrà ritrovarsi anche con quelli che si sono separati a cui manderò tale messaggio.Tutti voi che ricevete questo messaggio siete invitati a celebrare. Fate però sapere se venite a questi due avvenimenti a Pancrazio Tulli 0734711952 per l’avvenimento del 19 agosto“.


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