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Ospedale di Amandola, Donati della Cisl: “Nessuno pensi che il sindacato abbia voluto sottrarsi al confronto”

AMANDOLA - Rinviato l'incontro delle 15.30, le parole del segretario regionale Giuseppe Donati
giovedì 1 settembre 2016 - Ore 15:08
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Giuseppe DonatiSul rinvio della riunione in programma ieri in merito al futuro dell’ospedale di Amandola il segretario regionale CISL Giuseppe Donati spiega come il sindacato non abbia voluto sottrarsi al confronto. “Per la CISL FP Marche – scrive Donati – si è persa un’importante occasione di confronto sulle problematiche organizzative e contrattuali del personale di Amandola, costretto dal terremoto ad essere mobilitato fuori sede. A chi scrive, la piazza, gli slogan, ecc non hanno mai fatto paura anzi li ritiene una forma di legittima espressione. Quello che preoccupa però, lo diciamo nel solo interesse dei cittadini e lavoratori dei territori montani, è la confusione e forse il pizzico di strumentalizzazione che sta emergendo da una situazione del tutto eccezionale e drammatica. La spaccatura tra diverse istituzioni non aiuterà certo la soluzione rapida delle problematiche. Per quanto riguarda il compito che è ascrivile al Sindacato di categoria, com’è la CISL FP, dobbiamo dire che da subito abbiamo convenuto l’estrema urgenza di ripristinare i servizi socio-sanitari presenti presso il presidio di Amandola per i tanti motivi già enunciati in un precedente comunicato stampa. In gioco c’è non solo la garanzia di servizi sanitari e di emergenza per un territorio interno e quindi con evidenti difficoltà di collegamento con gli ospedali più vicini quali Fermo ed Ascoli Piceno. C’è in ballo anche la tenuta sociale per una popolazione molto anziana ed il mantenimento di standard economici provenienti dal turismo”.

Donati che aggiunge: “Da quanto sentiamo e leggiamo sembra che questa posizione del Sindacato sul mantenimento dell’ospedale montano non sia stata del tutto compresa dalla gente. Infatti in molti assimilano i Sindacati all’ASUR o alla Regine, facendo di tutta l’erba un fascio. Un errore colossale. Si è parlato di accordo dei Sindacati sul trasferimento dei dipendenti. Il primo passo subito dopo il terremoto non poteva che essere garantire il lavoro. Per questo nel pomeriggio del 24 agosto, poche ore dopo il terremoto, in una riunione convocata d’urgenza dalla Direzione di AV e nel mezzo di una tragedia con morti e feriti, che solo per fortuna e volontà divina non ha toccato i malati ed il personale di Amandola, a fronte dell’inagibilità dell’ospedale, l’unico rimedio ritenuto possibile, per garantire il lavoro, è stato quello di ricollocare il personale nelle altre strutture dell’Area Vasta. Nella medesima riunione, però, è stato ampiamente specificato che la situazione doveva essere monitorata giorno per giorno e che dopo qualche giorno avremo dovuto per forza entrare nel merito delle specifiche questioni contrattuali e normative che regolano l’organizzazione de lavoro e la tutela dei diritti. Ieri pomeriggio, dovevamo fare proprio questo step. Non era una riunione aperta al mondo intero come qualcuno, furbamente ha voluto far credere o peggio, come altri in modo demagogico hanno scritto, una riunione per decidere le sorti dell’ospedale di Amandola. Non rientrano nella potestà sindacale tali decisioni. Era una semplice ma importantissima riunione sindacale per trovare modalità organizzative ed individuare strumenti contrattuali idonei alla situazione stante. Oggi quindi si è persa un’importante occasione di dialogo a 7 gg soltanto dal terremoto”.

“La Cisl FP Marche – prosegue Donati è per sua natura portata a trovare soluzioni possibili e qualche volta anche impossibili per affrontare i problemi dei lavoratori. Nessuno può additare al sottoscritto, morbidezza o accondiscendenza rispetto alla politica sanitaria dell’ Asur e della Regione. Parla la storia personale di ognuno in questi frangenti. Solo aver potuto pensare ad una coalizione tutta schierata per chiudere l’ospedale di Amandola in cui c’è anche il Sindacato dentro, offende l’intelligenza di chi l’ha pensato ma soprattutto dimostra la totale ignoranza della storia sindacale propria degli attori in campo.
I miracoli certo non li sappiamo fare. In questa prima fase vanno trovate soluzioni confacenti con il diritto al lavoro e le necessità organizzative. Tutto ciò senza però che i diritti sacrosanti di ognuno, forse accantonati in questi 7gg, continuino ad essere derogati. Qui inizia il compito del Sindacato e da qui ripartiremo venerdì mattina allorquando, finalmente, ci siederemo intorno al tavolo per iniziare a rimettere a posto i vari tasselli di un mosaico attualmente scombussolato. Andranno valutate tutte le possibilità per ovviare al danno economico di chi sarà costretto per un periodo medio-lungo a prestare servizio a Fermo. Andranno valutati i casi legati alla Legge 104 e trovate le giuste misure a tutela dei diritti. Si cercheranno forme di facilitazione al trasporto da e per Amandola. Pretenderemo l’impegno sui tempi di riapertura dei diversi livelli dell’ospedale e quindi sul rientro graduale del personale nelle sedi di competenza. Se tra qualche settimana, i problemi non avranno trovato una giusta ed equa soluzione, che significa anche uscire dalla logica dello sponsor personale per evitare di seguire le regole condivise, allora la piazza avrà pienamente ragione a protestare ma oggi, per la parte che riguarda il lavoro sindacale, bisogna che ci sia la dovuta apertura di credito. Tutto ciò nell’interesse della collettività di Amandola e dei paesi montani”.


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