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Sinistra per il Sì, arriva l’adesione anche di Francesco Verducci

mercoledì 14 settembre 2016 - Ore 12:13
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festa unità Verducci Orfini

Francesco Verducci con Matteo Orfini

Anche il senatore fermano Francesco Verducci è stato tra i primi ad aderire al comitato Sinistra per il Sì, in vista dell’assemblea nazionale il due ottobre a Milano. Nel frattempo sono in fase di partenza anche i comitati locali in tutta Italia. Insieme a Verducci, hanno dato la propria adesione, a livello nazionale, anche Luigi Berlinguer, Franco Cassano, Vannino Chiti, Cesare Damiano, Paola De Micheli, Piero Fassino, Anna Finocchiaro, Roberto Gualtieri, Alessandra Kustermann, Catiuscia Marini, Maurizio Martina, Matteo Mauri, Matteo Orfini, Andrea Orlando, Gianni Pittella, Luciano Pizzetti, Edo Ronchi, Sergio Staino, Mario Tronti, Salvatore Veca,  Sergio Zavoli, Nicola Zingaretti.

“Vogliamo contribuire a un dibattito largo, partecipato – spiegano i componenti di  Sinistra per il Sì  – Vogliamo offrire le buone ragioni del sì stando ai contenuti della riforma ed evitando qualsiasi lettura autoreferenziale e politicista, distante anni luce dalle necessità dei cittadini. In questo sforzo riconosciamo grande parte delle riflessioni che storicamente hanno animato le proposte di cambiamento e di innovazione istituzionale della sinistra riformista italiana. Nelle prossime giornate percorreremo tutto il Paese con iniziative, dibattiti e incontri per spiegare la riforma, confrontarci con tutti e dare vita a comitati locali che radichino sempre meglio nel territorio il sostegno al sì”.

Francesco Verducci che aggiunge: “La riforma costituzionale risponde innanzitutto alle aspettative di grande parte dei cittadini, che chiedono istituzioni finalmente capaci di ripensarsi, rimettersi in gioco, non chiudersi né sclerotizzarsi.  Serve una politica forte, autonoma, efficace e capace di decidere, perché la politica, se è debole, è travolta dalla forza della finanza e dell’economia; se decide di restare debole, com’è stato in questi anni, tradisce se stessa, il suo mandato, la fiducia che ci è stata data, che è il bene più prezioso che abbiamo. Infatti, istituzioni inefficienti non sono in grado di sanare i nostri mali, le fratture sociali, quelle territoriali, le disuguaglianze che bloccano il Paese. Istituzioni inefficienti non sono in grado di contrastare il malaffare, l’invadenza delle mafie; possono solo giustificare gli egoismi, l’antipolitica, chi sullo sfascio lucra“.

“Il Partito Democratico – aggiunge Verducci –  è nato per unire le culture riformiste: il passaggio della riforma e del referendum è per noi una prova decisiva. Una prova di maturità e credibilità, con la quale dimostrare di saper dare risposte urgenti, recuperando in poco tempo il troppo tempo che è stato perduto. Siamo in grado di fare le riforme? Siamo in grado di cambiare il Paese? Oppure ancora una volta ci fermeremo? Ancora una volta rinunceremo, saremo nemici di noi stessi e dell’Italia? Ecco, per noi democratici questa riforma significa far vivere un progetto di cambiamento che non nasce in questi mesi, ma nasce più di vent’anni fa con l’Ulivo: un patto tra politica e cittadini per riscrivere la Carta comune della Repubblica in cui riconoscersi. Questa è una riforma che vuole mettere in sicurezza e dare nuova linfa ad un parlamentarismo che oggi è molto spesso ostaggio delle sue degenerazioni, inconcludenze, paralisi, lungaggini, che vengono aggirate ricorrendo a fiducie, a maxiemendamenti, a decretazioni di urgenza, a leggi delega, troppe volte finendo non con il risolvere ma con l’aggravare la crisi”.

 

 


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