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Sabbia nel porto, spuntano tre indagati

PORTO SAN GIORGIO - Tutto nascerebbe da un esposto che tre residenti sul lungomare sud, per mano dell’avvocato Andrea Agostini, hanno presentato, tramite il Circomare, alla procura l’estate scorsa
sabato 24 settembre 2016 - Ore 08:21
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La sabbia all’interno del porto

Che qualcosa stesse bollendo in pentola era nell’aria da tempo. E tanto tuonò che piovve. Per la sabbia depositata all’interno del porto, o accantonata, qual dir si voglia, ci sono tre indagati: si tratta dell’amministratore della Marina di Porto San Giorgio, Costantino Sarnari, dell’ormai ex dirigente della Regione Vincenzo Marzialetti e del dirigente Francesca Claretti per il comune di Porto San Giorgio. Sono indagati dalla procura della Repubblica perché a vario titolo ritenuti responsabili di aver autorizzato il deposito in modo incontrollato all’interno dell’area portuale delle sabbie provenienti dai dragaggi del canale di ingresso dell’approdo, un’azione  che secondo l’accusa sarebbe avvenuta senza un progetto di recupero e smaltimento dei sedimenti. Insomma in buona sostanza per la procura il tutto si configurerebbe come una gestione di rifiuti non autorizzata. L’ingegner Marzialetti vi rientra poiché dirigente del servizio di progettazione delle opere pubbliche della regione Marche, quindi firmatario delle autorizzazioni per le varie operazioni di escavo dei fondali avvenute dal 2006 al 2011. La Claretti perché dirigente dell’ufficio tecnico del Comune, quindi firmataria delle autorizzazioni ai dragaggi dal 2013 al 2015, e Costantino Sarnari nelle vesti di amministratore della Marina di Porto San Giorgio, società autorizzata ai lavori di dragaggio e abbancamento e concessionaria delle aree dove si trovano le sabbie finite sotto osservazione da parte della procura.

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Il comune di Porto San Giorgio

Tutto nascerebbe da un esposto che tre residenti sul lungomare sud, per mano dell’avvocato Andrea Agostini, hanno presentato, tramite il Circomare, alla procura l’estate scorsa. La denuncia dei residenti si fonda sul fatto che questi hanno comprato casa sulla litoranea per vedere il mare, quindi pagando un prezzo maggiore rispetto ad altre abitazioni sangiorgesi in altri siti. Ma il mare, con quel cumulo di sabbia nel porto, dopo il dragaggio operato dal Comune, non si vedrebbe più. I privati, infatti, sostengono, tramite il loro legale Agostini, che il deposito dei sedimenti non sarebbe stato preceduto dall’avvio di procedura per la verifica di eventuale assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale e che sia avvenuto con rischio di dispersione nell’ambiente dei sedimenti. Per i ricorrenti, oltretutto, il deposito sarebbe stato realizzato in violazione di quanto disposto dal progetto esecutivo di individuazione delle aree di stoccaggio dei sedimenti compiuto dal Comune.

Paolo Paoletti e Giorgio Fedeli


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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