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Da Confindustria proposte
inaccettabili: è sciopero per
tessile-abbigliamento e calzaturiero

martedì 10 gennaio 2017 - Ore 15:49
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Rimane inaccettabile il modello proposto da Sistema Moda Italia. E, quindi, venerdì sarà sciopero. Arriva poche ore dopo l’apertura del Pitti Uomo 2017 a Firenze l’annuncio di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil. Otto le ore di stop alla produzione per il settore tessite-abbigliamento in conseguenza dell’impossibilità di rinnovo dei contratti nazionali di lavoro 2016-2019, scaduti oltre 10 mesi fa.

Un comparto che conta più di 47.000 imprese e 420.000 addetti, a cui si aggiungono gli 80.000 lavoratori del calzaturiero, distribuiti in oltre 5.800 aziende.

E la manifestazione nazionale, programmata per il 13 gennaio, si terrà proprio nel capoluogo toscano alla presenza dei rispettivi segretari generali Emilio Miceli, Angelo Colombini e Paolo Pirani che, in una nota inviata alla stampa, affermano: “Dopo mesi di trattative l’associazione imprenditoriale confindustriale Sistema Moda Italia (Smi) conferma la sua proposta di un modello salariale in cui eventuali aumenti retributivi verrebbero misurati ex post alla durata triennale del contratto: inaccettabile”.

Sul punto i sindacati incalzano: “Non siamo disposti a prendere in prestito modelli salariali da nessuno. La nostra storia contrattuale è una storia importante e ha una tradizione di relazioni industriali che va rispettata, non tradita”.

Speculare il rapporto tra i rappresentati di Cgil, Cisl e Uil per il calzaturiero e l’Assocalzaturifici-Confindustria, il cui Consiglio generale nella giornata di ieri ha rilanciato, scrivono i tre segretari generali, “richieste normative – in particolare sulla flessibilità contrattuale e sulle festività di sabato e domenica – che il sindacato ha respinto al mittente, ritenendo che non vi siano più le condizioni per proseguire il confronto”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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1 commento

  1. 1
    Gianluca Mecozzi il 10 gennaio 2017 alle 16:12

    Perche’ sindacati e imprenditori con chiedono sgravi fiscali per chi produce 100% made in Italy?
    Invece di fare la guerra?

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