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“Se l’Italia va, il Fermano va”:
Paolo Nicolai e il ruolo del PD

martedì 10 gennaio 2017 - Ore 13:40
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di Andrea Braconi

Il giorno dopo dell’insediamento di Moira Canigola come presidente della Provincia di Fermo, Paolo Nicolai, segretario provinciale del Partito Democratico, rinnova i suoi complimenti al sindaco di Monte Urano con una riflessione sul ruolo dello stesso ente, su quello che ha dato e che può ancora dare. E va subito al dunque: la scelta di Enrico Bracalente di acquisire l’area dell’ex Sadam, frutto soprattutto dell’opposizione della Provincia all’insediamento di una centrale a biomasse.

“Il PD deve prendersi i propri meriti – rimarca – e far emergere il ruolo prospettico che ha avuto nella faccenda. Se non ci fossero state scelte nette da parte nostra e della Provincia tutto questo non sarebbe stato possibile. Abbiamo bloccato la centrale e contemporaneamente siamo riusciti a riprendere i finanziamenti per il nuovo ospedale. Questo ha fatto sì che l’area avesse un appeal diverso e una prospettiva diversa”.

Sull’ipotizzata fusione tra Fermo e Porto San Giorgio cosa dice il segretario provinciale?

“Io ho persino voluto e realizzato un’iniziativa provinciale a Moresco sulla questione delle fusioni tra Comuni, che ho sempre sollecitato. Le auspico nei servizi sociali, nella Valtenna e nell’area montana, perché è una cosa giusta ma che deve essere graduale e non forzata. Altrimenti viene tutto male e distorto. Porto San Giorgio e Fermo devono innanzitutto dialogare, devono partire gradualmente con alcuni passaggi sui servizi e creare le condizioni ottimali per il passaggio più importante, che è quello dell’unione amministrativa. Ma le città devono essere pronte a questo e per farlo non bastano due uscite sui giornali o qualche comitato.”

Di sicuro se ne discuterà molto durante la campagna elettorale per il Comune di Porto San Giorgio.

“Credo che questa mia impostazione sia nelle corde di molti anche a Porto San Giorgio. Ma ripeto, nessuno vuole forzare e non deve essere motivo di propaganda elettorale. Occorre capire quale impostazione dare al tema, senza divisioni tra sì e no che lascerebbero il tempo che trovano.”

Il Partito Democratico si è ripreso dalla sconfitta del 4 dicembre?

“Il referendum lo abbiamo perso ma siamo già ripartiti. Io c’ho creduto, anche se non è andata come speravo. Io faccio parte di quel 40% che ha votato sì e che voleva una riforma complessiva delle istituzione dello Stato. Però se i No hanno vinto con quei numeri, a questo punto la riforma viene bocciata nel suo insieme e a occorre rimettere in discussione la stessa riforma delle Province, che possono e devono tornare ad avere un posizione importante all’interno dell’arco istituzionale.”

Riprendo un tema toccato ieri dalla presidente Canigola: il post terremoto. Soprattutto negli ultimi giorni, complice l’arrivo della neve, dalle aree maggiormente colpite arrivano forti proteste. Come la mettiamo?

“Il nostro è un ruolo fondamentale e delicato, però una cosa va detta e parlo per la mia Provincia: credo che la Regione sia stata molto vicina all’entroterra fermano. Si è visto ad Amandola, in particolare sull’ospedale, con parole forti da parte del presidente Ceriscioli. Certo, Capisco la sofferenza di chi vive questa situazione e che bisogna essere più pragmatici. Però è stata un’emergenza tragica, in tutti i sensi, e perciò dobbiamo essere perfetti, tutti, lavorando in sinergia per ridurre al minimo i disagi alle popolazioni. E questa è una cosa che ripeto continuamente ai nostri amministratori. La politica deve essere dinamica e muoversi sulle priorità. E anche in questo caso una Provincia forte, con una leadership forte, può dare una mano in più a tutti i livelli, a partire dalle scuole.”

S è aperto il Pitti a Firenze, una vetrina di grande rilevanza. Ma intanto, il nostro comparto calzaturiero continua a soffrire pesantemente.

“É una crisi sistemica, ne abbiamo discusso anche ieri durante la direzione provinciale del partito. Io dico che però questa continuità instabilità politica non fa bene alle imprese e nel tempo questo si paga, soprattutto in un Paese già profondamente ferito. Poi, certo, le colpe non sono solo del Governo, solo degli imprenditori o soltanto di chi non si sa riqualificare. In un territorio come il nostro, in un mondo che si chiude sempre di più – e penso al Medio Oriente, all’Isis e altre realtà – questo aggrava ancora di più difficoltà che già esistevano. A Matteo Renzi era riuscito di dare un’immagine del nostro Paese più fresca all’esterno e più solida. Adesso c’è anche il problema delle banche e dei mercati, con una situazione grave anche per le istituzioni locali. La Regione Marche sta sostenendo le imprese, anche con investimenti importanti. É un tema delicato e che deve vedere la politica protagonista; anche il PD deve capire che è fondamentale affrontare subito il rapido impoverimento dei territori, non possiamo più permetterci di esitare, abbiamo una classe imprenditoriale ed una società stanche di queste crisi e dobbiamo saper creare nuovi corridoi.”

Alla luce di tutto questo, come sta il Fermano?

“Resta sempre un territorio forte, che ha imparato a fare sinergia e che cercherà di difendersi e sono convinto riuscirà a farlo. Ma da solo non può fare miracoli. Quindi, se l’Italia va, il Fermano va.”


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