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Di Ruscio a tutto campo, dall’acquisizione ex Sadam alle politiche provinciali del lavoro:
“C’è poco da celebrare ma tanto da fare”

mercoledì 11 gennaio 2017 - Ore 18:43
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“Dopo l’acquisizione dell’area ex Sadam da parte di un noto ed importante imprenditore locale molti respirano aria di festa (altri ancora rosicano) sia per lo scampato pericolo della centrale biomasse che per un investimento così importante, preludio di un espansione produttiva e, di conseguenza, nuovo lavoro”. L’ex sindaco di Fermo Saturnino Di Ruscio, entra nel merito dell’operazione Nero Giardini. Una figura che, secondo gli addetti ai lavori e le indiscrezioni del dietro le quinte, avrebbe contribuito insieme al sindaco Paolo Calcinaro e Gabriele Monaldi della RSU ex Sadam al successo della trattativa con l’imprenditore Enrico Bracalente.

Dopo il grande clamore mediatico della notizia, Di Ruscio si lancia in una riflessione che lascia intendere molto in cui non manca qualche tirata d’orecchie: “Come di prassi in Italia – scrive l’ex primo cittadino –  molti corrono ad accaparrarsi un po’ di merito, anche chi dopo aver firmato l’accordo di riconversione per la centrale, ha poi smentito l’accordo stesso lasciando ai posteri 11 milioni di euro di richiesta risarcimento danni; procedura giudiziaria che poteva essere evitata autorizzando la costruzione del nuovo ospedale alcuni metri di distanza dall’attuale sito ovvero nell’area in questione. Lascio alla fantasia dei lettori il perché (se qualcuno segue la mia pagina facebook lo potrebbe anche intuire)”.

Di Ruscio che poi descrive una panoramica della situazione lavorativa nel territorio: “Da persona concreta, non a caso venivo soprannominato ‘lu fattore’, e con i piedi per terra, in relazione al fatto che la crisi attuale è la peggiore dall’unità d’Italia in tempo di pace, riporto alcuni dati statistici utili a comprendere la situazione della nostra Provincia…Fermo! I dati li ho presi da una relazione allegata ad un importante progetto del Comune di Fermo: T.E.C. (Talenti Energie Creative) che mira a promuovere e sostenere la nascita, lo sviluppo di imprese innovative e creative anche per contenere la fuga di cervelli. Purtroppo i dati sono impietosi:  Il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia d’età 15-24 anni nella Provincia di Fermo (37,2% anno 2014) è superiore alla media regionale (36,4%) e nel biennio 2013/2014 ha fatto registrare una forte impennata sempre rispetto all’andamento medio regionale che sostanzialmente è rimasto stabile (fonte Istat)“.

Di Ruscio continua a snocciolare dati: ”  Il tasso di disoccupazione generale nella fascia di età 15 anni e oltre nel biennio 2013/2014 ha fatto registrare il maggior incremento a livello regionale nella Provincia di Fermo (+1,6% contro -0,4% di Pesaro Urbino, -0,8% di Ancona, -3,7% di Macerata e +0,6% di Ascoli Piceno). Fonte: Osservatorio Mercato del Lavoro della Regione Marche; Per quel che riguarda il contributo dei settori di attività economica alla dinamica degli addetti tra i 2 censimenti del 2001 e del 2011: il contributo dell’industria a Fermo è diminuito del -7,3% contro un -7,1% di Ascoli Piceno, un -6,6% di Macerata, un -5% di Ancona e un -5,3% di Pesaro Urbino. Fonte: Istat; Nonostante certi luoghi comuni i dati di cui sopra dimostrano che la debolezza del settore industriale nella Provincia di Fermo è tra le più significative e non solo dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo se è vero che un altro dato preoccupante è costituito dalla percentuale di export high tech (cioè di esportazioni di prodotti ad elevato contenuto tecnologico) che nella Provincia di Fermo nel 2014 è risultata appena del 10,5% (fatto 100 il totale delle esportazioni) contro un 89,4% di export di prodotti definiti tradizionali e standard (la media regionale è il 52,8% di prodotti high tech, quella nazionale del 43%, Pesaro Urbino registra il 42,2% di prodotti high tech, Ancona il 59,4%, Macerata il 29,7%, Ascoli Piceno addirittura l’80,2%. Fonte: Elaborazioni Istituto Tagliacarne su dati Istat    E così finisce che i pessimi dati sulla produzione e sul mercato del lavoro si riflettono inevitabilmente, come una cartina al tornasole, sul valore aggiunto pro capite che nel 2014 nella Provincia di Fermo è risultato il più basso tra i 5 capoluoghi: 20.193 euro pro capite contro 21.433 euro di Ascoli Piceno, 21.859 euro di Macerata, 21.949 euro di Pesaro Urbino, una media nazionale di 24.023 euro ed euro 24.624 di Ancona che è l’unica sopra la stessa media nazionale”.

Di Ruscio che entra nel merito del ruolo della Provincia di Fermo: “Allora c’è poco da celebrare ma tanto da fare. Una considerazione amara mi sia consentita: purtroppo la Provincia istituita non ha portato alcun valore aggiunto, tutt’altro! Da dove partire? Ad esempio siamo l’unica Provincia delle Marche priva di un centro di ricerca e d’innovazione. Come fa un territorio a innovare se non c’è chi innova e tutto viene lasciato alla buona volontà del privato. Mi piace ricordare l’allora Ass. Sviluppo Economico del Comune di Fermo, Ubaldo Renzi. Ci provò in tutte le salse con progetti che andavano dalla calzatura al turismo e al terziario avanzato. Un anno ci “portò” a Modena presso la Comau (azienda del gruppo FIAT produttrice di robot, l’allora amministratore delegato era il fermano ing. Appoggetti). Purtroppo in un territorio diviso politicamente e con una invidia atavica, alla fine venivano premiate le altre Province; basterebbe ricordare il CESCAM! Pur di non localizzarlo a Fermo si giunse a premiare Civitanova Marche! Oggi abbiamo un Istituto Tecnico, il Montani di Fermo, che mostra grande vitalità; gli ex allievi sempre del Montani con grandi progetti strategici; l’Università Politecnica delle Marche che, grazie all’EUF, ha consolidato un polo di ingegneria gestionale unico nelle Marche e in grande crescita; Ipsia, Ex Artigianelli, istituzione sostenuta da importanti imprese; istituti turistico, agrario e tecnologico, ecc. Questi dovranno diventare i nuovi laboratori permanenti, i centri d’innovazione, i nuovi incubatori d’impresa: cosa aspettiamo a unire i buoni cervelli?”


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