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Migranti, l’emergenza che non c’è
e l’urgenza di implementare
il modello Sprar

mercoledì 11 gennaio 2017 - Ore 12:00
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Nelle Marche ci sono circa 5.000 richiedenti asilo; di questi, 4.300 circa sono ospitati nei Cas, centri di accoglienza straordinari. Il resto fa parte del cosiddetto sistema Sprar e cioè un sistema costituito da una rete di enti locali che accedono alla realizzazione di progetti di accoglienza tramite il fondo nazionale ad hoc. Rispetto allo stesso periodo del 2015, c’è stato un aumento dei richiedenti asilo di circa il 25%, in linea con il trend nazionale.

Sono questi gli ultimi dati, aggiornati al novembre scorso, della Prefettura di Ancona relativi all’immigrazione nelle Marche, rielaborati dalla Cgil Marche.

Questo quadro fa emergere il fatto che, nonostante il sensibile aumento di arrivi rispetto allo stesso periodo del 2015, i rifugiati nella regione non rappresentano un’emergenza e, dunque, non avrebbe senso ripristinare i Cie (Centri d’indentificazione ed espulsione), riproposti dal Governo.

Tuttavia, anche l’attuale sistema di gestione dei rifugiati mostra qualche difficoltà. Dice infatti Giuseppe Santarelli, segretario regionale Cgil: “Il decreto legislativo 142 del 2015 ha individuato nel sistema Sprar il modello di accoglienza da sviluppare; nel 2016, però, rispetto al 2015, la quota di richiedenti asilo, ospitati nei centri Sprar è diminuita passando dal 16% del 2015 all’11% del 2016. Questo significa che l’immigrazione, nelle Marche, non riesce ad uscire dalla logica emergenziale”.

Per affrontare al meglio tale questione, secondo la Cgil Marche “la Giunta regionale deve assumere il coordinamento di questo tema che è politico e non di ordine pubblico e costruire un punto di raccordo tra gli enti locali e le associazioni perché il tema dei rifugiati ci interesserà di qui ai prossimi anni”. Va inoltre sottolineato che “la logica emergenziale, alimentata dagli appalti prefettizi, talora sfugge alle regole e ai controlli”.

Infatti, non sempre i capitolati degli appalti vengono rispettati e chi ne fa le spese sono gli immigrati stessi ma anche le centinaia di lavoratori del terzo settore, talvolta assunti in modo non regolare. Conclude Santarelli: “Occorre continuare ad accogliere ma chiedendo il rispetto di regole chiare e la piena legalità”. Più di un anno e mezzo fa, è stato inviato un documento alla Regione per avviare un confronto su questi temi: ancora si attende una risposta.


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