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1927: quando il Prefetto propose di unire a Fermo ben sette comuni

giovedì 12 gennaio 2017 - Ore 11:05
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Il Comune di Fermo (n rosso) se quel progetto fosse andato in porto

 

di Paolo Bartolomei

FERMO – Il progetto di riunificare il Comune di Fermo con quello di Porto San Giorgio, rilanciato recentemente dal Comitato Abramo Mori, sta sollevando un gran dibattito. Da una parte c’è chi pensa che i vantaggi dall’avere un comune più grande sono indiscutibili, basti citare la recente esclusione di Fermo da progetti finanziati dalla Comunità Europea solo per non superare i 50mila abitanti. Inoltre un Comune che oltrepassa determinate soglie (fissate in 50 o 100mila abitanti) ottiene maggiori trasferimenti statali in bilancio, superiori alla somma dei trasferimenti per i due comuni minori perché vengono applicati criteri non proporzionali. Dall’altra coloro che sono schierati per il no, rivendicando l’autonomia indentitaria di quella che è a tutti gli effetti una città autonoma, ovvero Porto San Giorgio che mai potrebbe diventare una parte di Fermo.

Tra Fermo e Civitanova c’è una area urbana compatta di circa 150 mila abitanti, ma invisibile perché suddivisa tra piccoli comuni.

La riunione di Fermo con Porto San Giorgio (diventato comune autonomo nel 1816, quando si chiamava ancora Porto di Fermo) è una storia vecchia sempre tornata periodicamente, come quella della provincia perduta nel 1860.
A dimostrarlo c’è una lettera del Prefetto di Ascoli Piceno risalente al 1927, classificata addirittura “urgente”, che chiede al Podestà (il sindaco dell’epoca fascista) di Lapedona il parere per la realizzazione di un grande comune che comprendesse Fermo, Porto San Giorgio, Lapedona, Moresco, Monterubbiano, Ponzano di Fermo, Monte Giberto e Grottazzolina.

«La riunione di detti comuni – scrive il Prefetto Borrelli – mirerebbe ad un miglioramento dei servizi pubblici ed ad una più economica gestione degli stessi».
Sorprende che 90 anni fa se ne intuisse l’utilità, mentre oggi no. Il prezioso documento è stato scovato nell’archivio comunale di Lapedona da Renzo Del Gobbo, ex dirigente comunale di Fermo, e membro del Comitato Abramo Mori. Probabilmente il Prefetto aveva inviato analoga missiva agli altri comuni, ma finora non sono state trovate copie.

Nello stesso periodo in cui fu scritta la lettera trovata oggi a Lapedona, in Italia si è proceduto alla unione di tanti comuni; che questo abbia portato utilità lo dimostrano i fatti.
L’attuale Comune di Pesaro è il risultato delle unioni con Pesaro di ben sei comuni (Candelara, Casteldimezzo, Fiorenzuola di Focara, Ginestreto, Novilara e Pozzo Alto), avvenute tra l’Unità d’Italia e il periodo fascista. Fino al dicembre 1860 il capoluogo del nord delle Marche era Urbino, poi il noto “Decreto Minghetti” spostò la sede provinciale a Pesaro (che nel 1860 contava gli stessi abitanti di Urbino !) e si procedette un po’ alla volta all’ampliamento del nuovo capoluogo. Oggi Urbino è rimasto a 15mila abitanti, mentre Pesaro è arrivato a 90mila residenti.

Nel 1928 furono uniti ad Ancona i limitrofi comuni di Montesicuro, Paterno e anche Falconara (quest’ultima poi riuscì a distaccarsi di nuovo nel 1948).
Al Comune di Ascoli, appena diventato capoluogo di una nuova provincia che aveva aggregato anche quella di Fermo, nel 1866 furono uniti i limitrofi comuni di Lisciano, Montadamo, Mozzano, Porchiano e Venagrande.

L’odierno Comune di Pescara è il risultato della fusione di due comuni (Pescara e Castellammare) avvenuta nel 1927, e subito dopo l’unione il nuovo comune è diventato capoluogo di provincia. Nel 1927 i due comuni riuniti contavano insieme circa 15mila abitanti, oggi dieci volte di più
Il Comune di Terni oggi conta circa 110mila abitanti e ha un territorio comunale di ben 200 kmq, quasi il doppio di Fermo, perché frutto dell’accorpamento a Terni di ben otto comuni confinanti (Cesi, Collescipoli, Collestatte, Papigno, Piediluco, Portaria, Stroncone e Torre Orsina), alcuni dei quali oggi – se rimasti autonomi – sarebbero più grandi di Lapedona e Moresco. Gli accorpamenti avvennero quasi tutti nel 1927, contestualmente alla nascita della Provincia di Terni. Lo stesso anno della lettera del Prefetto Borrelli al podestà di Lapedona.

Al contrario, nel nostro territorio si è andato in senso inverso, separando anche S. Elpidio a Mare dal suo porto (1952) che insieme oggi farebbero 42mila abitanti, così come accaduto a Recanati e Porto Recanati (1893). Il risultato è l’indebolimento del territorio, dei servizi, lo scarso peso politico a livello regionale e nazionale. Quale soluzione scegliere?

La lettera prefettizia del 1927 in cui si chiedeva il parere “urgente” per la fusione di sette comuni con Fermo.


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