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“Gli animali muoiono ma noi rischiamo multe”: il grido di allevatori e veterinari

SIBILLINI - Intervista a Barbara Marconi, veterinaria, che spiega cosa (non) è stato fatto dopo le scosse dei mesi scorsi ed una situazione divenuta insostenibile per l'assenza delle stalle
lunedì 16 gennaio 2017 - Ore 15:34
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di Andrea Braconi

Della situazione dell’Azienda Liberti Albano, con la denuncia di una mancata comunicazione sui rimborsi per la realizzazione in proprio di stalle e sulla morte dei primi animali con il precipitare delle temperature, si erano già occupati i nostri colleghi della redazione maceratese (leggi l’articolo).

La foto con 7 maialini deceduti subito dopo la nascita, postata da Barbara Marconi, veterinaria e responsabile sanitaria della stessa impresa di Pievebovigliana, ha scatenato un’ulteriore ondata di indignazione. “Ho pubblicato quella foto in un gruppo aperto, con questi piccoli che messi insieme non arrivano ad un peso complessivo di un chilo e mezzo, perché oramai siamo in una situazione allucinante”, ci spiega.

Proviamo a ricostruire cosa è accaduto dopo le scosse dei mesi scorsi.

“L’attività principale di questa azienda è l’allevamento di cavalli da sella e da trotto italiano, ma abbiamo anche una trentina di pecore, qualche scrofa e animali di bassa corte. Dopo il terremoto del 26 ottobre la struttura è andata totalmente distrutta: è stato promesso cibo, sono state promesse stalle, moduli abitativi per gli allevatori ma niente di questo è avvenuto. Il container dove Liberti abita in questo momento ce lo siamo dovuti trovare da soli e aggiungo che, essendo all’interno del parco nazionale, ci è stato detto che non avremmo potuto mettere nulla altrimenti ci sarebbero state delle multe.”

Nella tua denuncia fai riferimento a mancati interventi da parte delle ditte appaltatrici.

“Dovevano venire a fare questi lavori, nel frattempo il tempo è passato e sono arrivati freddo e gelo. Ma chi ha un’azienda agricola o animali di allevamento non può aspettare. Qui da noi è stato montato solo una specie di tendone per contenere paglia e fieno, una tensostruttura leggera assolutamente non utilizzabile come stalle.”

E dopo la tua pubblicazione si è mosso qualcosa?

“Ci hanno detto che potevamo costruire, trovandoci una ditta che anticipi i soldi materiali del lavoro che saranno poi rimborsati, L”ultimo voltafaccia, proprio di stamattina, è stato quando si è presentato un collega dell’Asur dicendo che o presentavamo la regola fattura di smaltimento delle carcasse o l’azienda sarebbe stata multata. Capisco che la normativa preveda questo, ma in un caso limite come quello attuale… Lo Stato deve aiutarci, se avessimo già avuto le stalle questi animali non sarebbero morti!”

Siete riusciti a darvi una risposta sul protrarsi di questi ritardi?

“Dopo le scosse del 26 e del 30 ottobre i moduli erano stati subiti compilati e ci era stato promesso che la stalla sarebbe stata fatta a dicembre. Come cittadini ci sentiamo abbandonati e le uniche risposte che ci sentiamo dare sono intimazioni di sanzioni. Ma come facciamo a salvare questi animali? La nostra preoccupazione non sono gli adulti, ma i neonati. Queste bestie poi partoriscono la notte e non può un cucciolo, che sia maialino, puledrino o caprettino, che nasce bagnato di liquidi amniotici trovarsi a meno 10 o addirittura meno 15. E questi poi sono danni economici seri per le aziende. Pensa che a Pieve Torina c’è un’azienda con ancora 60 vacche fuori che gli partoriscono, c’è il problema dei lupi che vengono di notte a mangiarsi gli agnelli. Come si fa ad andare avanti così?”

Non potete seguire le ultime indicazioni che vi sono state date, con lavori fatti in proprio?

“In tempo di crisi quale azienda mette i soldi di tasca sua e verrà poi rimborsata dallo Stato, quando a L’Aquila ci sono aziende che non hanno ancora visto un euro? Chi si muove? Tutto quello che diciamo, e non solo noi, è stato verificato anche dall’Ente nazionale protezione animali, che sta intervenendo attivamente in questo senso facendo verifiche con la Protezione Civile. Ed il riscontro è di circa 600 aziende in queste condizioni nel territorio maceratese, dove l’emergenza è più grave, e in quelli limitrofi. Onestamente, non pensavo con una foto e qualche riga di suscitare tutto questo, ma volevo portare all’attenzione una situazione insostenibile.”


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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