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La scuola tiene, nonostante neve e terremoto: gli insegnanti e la continuità della didattica

FERMO – Verso la chiusura di un quadrimestre nel quale gli eventi sembrano non aver condizionato il percorso degli studenti. Ottima la risposta di docenti, personale ATA e studenti durante le scosse di ieri
giovedì 19 gennaio 2017 - Ore 10:08
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di Andrea Braconi

Nonostante le scosse, la scuola tiene ancora. E in questo caso non parliamo di resistenza strutturale, ma di un’attività didattica che, pur con le continue interruzioni causa terremoto prima, neve poi e ancora terremoto ieri, inizia ad essere abbastanza condizionata. Anche se, come ci confermano diversi docenti del territorio fermano, poche sono state le ripercussioni sullo sviluppo dei singoli programmi.

Da un’insegnante della “Ugo Betti” abbiamo raccolto diversi spunti di riflessione, in particolare sulla reazione degli studenti di fronte a questi fenomeni.

Cosa comportano queste continue interruzioni nello sviluppo dei programmi scolastici?

“Viviamo un momento particolare, però non si può fare nulla di diverso perchè la situazione è veramente di emergenza: lo è stata per i giorni di ottobre e novembre con il terremoto, lo è stata per la neve e forse lo sarà anche per queste nuove scosse. Chiaramente, noi docenti cerchiamo in ogni modo di ovviare a queste mancanze.”

Naturalmente i ragazzi risentono di questo.

“Certo, ed è anche normale che accada, però noi cerchiamo in ogni modo di stare nei termini dei programmi. La nostra scuola ha dovuto subire anche un trasferimento, ma abbiamo perfettamente ricominciato, mettendoci in linea con tutto. Nei ritmi dei ragazzi stessi incide, è innegabile, ma grazie al costante impegno del sindaco, dell’Amministrazione tutta e della nostra dirigente scolastica stiamo garantendo tutto quanto è nelle nostre possibilità.”

I danni subiti da una scuola ad Amandola a causa delle scosse di fine ottobre

Ogni insegnante ha il proprio approccio, ma di fronte a queste emergenze come ovviate da un punto di vista didattico?

“Posso dire che non siamo indietro, abbiamo ripreso bene, ma più che altro ci interessa l’aspetto psicologico dei ragazzi. Abbiamo fatto degli incontri con lo psicologo subito dopo l’interruzione per il terremoto. Sì, ieri gli studenti hanno rivissuto quelle brutte sensazioni, ma posso dire che siamo in una scuola più che sicura. E siamo al termine di un quadrimestre dove non c’è niente che possa condizionare il percorso di un ragazzo ed il prosieguo dell’anno scolastico.”

L’ultima domanda la faccio non all’insegnante ma alla persona che vive una situazione così estrema: cosa si fa e cosa si pensa in quei momenti? Tra l’altro, era la prima volta che vi trovavate in classe durante una sequenza di scosse così imponente.

“Abbiamo sicuramente riscontrato una grande preparazione da parte di noi docenti, del personale ATA ed una grandissima tempestività da parte degli alunni: non appena hanno avvertito la scossa si sono subito messi sotto i banchi, poi abbiamo avviato le procedure di evacuazione. Quindi, tutto ciò che fino a ieri era stato detto a voce è stato perfettamente portato all’atto pratico. Certo, come insegnanti abbiamo una grande responsabilità, la sensazione di gestire 300 ragazzi ci fa mettere nel cassetto le paure e le titubanze, spingendoci a cercare di dare loro un punto fermo. E ieri mattina ci siamo riusciti magistralmente.”


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