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Trump giura da presidente: gli USA visti da New York con gli occhi della “Truffle Lady” Francesca Sparvoli

venerdì 20 gennaio 2017 - Ore 18:00
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Il servizio di Bloomberg TV su Francesca Sparvoli e i prodotti

di Andrea Braconi

“Io, Donald John Trump, giuro solennemente che assumerò fedelmente la carica di Presidente degli Stati Uniti e che al meglio delle mie possibilità preserverò, proteggerò e difenderò la Costituzione degli Stati Uniti. Che Dio mi aiuti”. Alle 18 ora italiana (le 12 a Washington) Donald Trump ha giurato da 45° Presidente di una delle nazioni più potenti e decisive nello scacchiere mondiale.

Nelle ore precedenti è salita la protesta in diverse metropoli statunitensi (tra le quali la stessa Capitale, oltre ad altre parti del pianeta), con decine di migliaia di persone scese in strada con megafoni e cartelli piuttosto espliciti.

Tra queste città non poteva mancare New York City, dove da alcuni anni vive anche la fermana Francesca Sparvoli, ideatrice insieme al suo compagno Marco del brand “Truffle Lady” legato ad un’attività di vendita di tartufi provenienti prevalentemente dall’Italia.

Francesca, Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti: che clima si respira a New York City?

“Il turista passa davanti alla Trump Tower per una foto, incuriosito dalle mille telecamere sempre appostate e dai controlli in stile aeroporto per accedere alle aree comuni. Non penso però che sulla carta il tipico newyorchese ami Trump: questa è essenzialmente una città liberale e progressista. Ci sono stati un paio di cortei di protesta a risultato avvenuto (qui prima in pochi ritenevano credibile una sua vittoria). New York è una città difficile da inquadrare, con molti paradossi, non veramente rappresentativa dell’America: qui vivono 8.5 milioni di persone, molte delle quali non riescono a vivere decorosamente e hanno bisogno dell’assistenza del governo: il 20% vive di food stamps (sussidi statali per comprarsi da mangiare).

Qui il messaggio economico di Trump non fa presa: la sua vittoria e’ stata trainata più dall’America del Midwest, dalla classe medio bassa (working class), dall’America che per anni è stata letteralmente dimenticata dall’Amministrazione Obama e dai repubblicani che, comunque, avevano la maggioranze nelle camere. Per loro Trump rappresenta la nuova speranza per un’economia migliore che, in questi ultimi 8 anni, ha sfiorato il disastro: il PIL (qui lo chiamano GDP growth) non e’ mai cresciuto più del 2% (peggior record dal dopo guerra) e lo stipendio medio è oggi più basso di 15 anni fa: molti blue collar (i lavoratori impiegati nelle industrie) hanno perso il lavoro quando i grandi gruppi hanno cominciato a trasferire la produzione all’estero. New York è quindi un po fuori da questi scenari.”

Ti preoccupa l’annuncio del neo presidente di inserire dazi doganali ed il suo approccio nazionalista sulla produzioni di beni?

“È chiaro che Trump intende inserire forti dazi per quelle aziende americane che producono all’estero, per poi importare prodotti a costi bassi sul mercato, annientando chi invece produce ancora negli Stati Uniti utilizzando manodopera locale. Questo mi sembra legittimo. Se avessimo attivato anche noi una simile politica protezionistica, molte aziende, come le nostre calzaturiere, ora non sarebbero state costrette a chiudere i battenti.”

Francesca con il suo compagno Marco

Pensi che questo possa avere ripercussioni su chi come te commercializza prodotti italiani, quindi provenienti da quell’Europa che il neo presidente sembra vedere come un disturbo più che un mercato appetibile?

“Non sono certa che il suo impegno sia quello di inserire dazi doganali a prescindere. Il nostro è un caso particolare: importiamo speciality food che qui non si trovano. Non c’è nessun prodotto o mercato locale da proteggere. Sarà dovere dello Stato italiano mantenere buoni rapporti commerciali con gli Stati Uniti promuovendo i prodotti D.O.P. e cercando di incentivare treaty-trader americani per la crescita dei piccoli produttori italiani. Se poi saranno introdotti dazi più alti anche per noi ci dovremo adeguare, ma non vedo il motivo di generalizzare un concetto che mi sembra ora più specifico.”

Considerato che i tuoi tartufi provengono prevalentemente dalle aree colpite dal terremoto, non posso evitare di chiederti il tuo stato d’animo e come questa situazione che stiamo vivendo qui venga percepita dal popolo statunitense.

“La prima notizia di ieri sulla CBS era sulla tragedia dell’albergo sommerso dalla valanga di neve. In generale sin dalle prime scosse di agosto la popolazione ha reagito con compassione e sconcerto. Molti ristoranti italiani di nostri clienti hanno devoluto soldi alla Croce Rossa Italiana. L’ACI, Associazione Cuochi Italiani, ha servito tonnellate di pasta all’amatriciana a Mulberry Street (Little Italy) per raccogliere fondi. Fa male pensare alla sofferenza senza tregua delle popolazioni colpite. Le radici di molti negli Stati Uniti sono legate all’Italia: quelli come noi appena arrivati e quelli ormai stabili da più di 3 generazioni. Questo vincolo ci fa tremare tutti insieme alla nostra terra.”


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