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“Strutture abitative, stalle, contributi:
tante parole ma poca concretezza”,
l’affondo della Cna

FERMO - Il direttore provinciale dell'associazione di categoria duro contro la Regione: "Sulle strutture abitative d'emergenza non si lavora per il ripopolamento ma si va addirittura contro quel principio di sussidiarietà che alcune amministrazioni applicano, fornendo una risposta di buonsenso alle esigenze delle comunità che amministrano"
lunedì 23 gennaio 2017 - Ore 16:56
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Alessandro Migliore

“Gestione dell’emergenza discutibile e da rivedere, con evidenti le carenze da parte di chi è chiamato ad agire concretamente per le popolazioni e per il sistema economico”, va giù dura la Cna nel tirare le prime somme sulla gestione delle criticità derivanti dal terremoto: “Si è ancora in una piena fase emergenziale, comunità e imprese cercano di sopravvivere nonostante i mille inghippi burocratici che quotidianamente vengono segnalati alla task force attivata dalla Cna e al suo sportello – punge il direttore provinciale Alessandro Migliore – stalle mobili non disponibili, controlli sulle strutture abitative di emergenza dal punto di vista paesaggistico, poca chiarezza sulla possibilità di delocalizzare da parte delle imprese, sul contributo di 5 mila euro tanto sbandierato, sul fondo di garanzia per le Pmi, per non parlare delle linee politiche per il ripopolamento delle zone colpite dal terremoto e il loro rilancio turistico. C’è bisogno di agire velocemente: di parole ne abbiamo ascoltate fin troppe, di concretezza invece ne abbiamo vista poca. I tempi di attuazione sono lunghi e costringono le popolazioni ad una prolungata situazione di estremo disagio”.

Il D.L. 205 prevede – ricorda Migliore – l’acquisizione e la predisposizione di aree da destinare ad insediamenti di container ad uso abitativo, in attesa di fornire alle popolazioni sfollate le più confortevoli strutture abitative di emergenza, per cui alcuni Comuni hanno consentito, con delibere comunali, di provvedere autonomamente per reperire e istallare strutture abitative mobili in terreni privati, senza rischio per l’incolumità degli stessi e senza costi per lo Stato. D’altro canto, invece la Regione Marche, con la comunicazione ‘Strutture abitative di emergenza. Normativa di riferimento’ richiama ad attenersi alla normativa statale e non adottare provvedimenti contrastanti, invitando le Province a vigilare, annullando concessioni e autorizzazioni comunali. In questo modo – sostiene Migliore – non si lavora per il ripopolamento ma si va addirittura contro quel principio di sussidiarietà che alcune amministrazioni applicano, fornendo una risposta di buonsenso alle esigenze delle comunità che amministrano. Inoltre è necessario poter rispondere a quelle imprese che continuano a chiamarci chiedendo quando e come avranno il contributo di 5 mila euro, promesso in più sedi dalla Regione Marche e contenuto nel DL 189. Si tratta del contributo in favore dei titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa o di rapporti di agenzia o di rappresentanza commerciale e dei lavoratori autonomi, compresi i titolari di attività di impresa e professionali, che abbiano dovuto sospendere l’attività a causa degli eventi sismici e che operino nei comuni inseriti nel cratere. Scarse le notizie sulla sottoscrizione della convenzione tra ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il ministero dell’Economia e le Regioni: perché questo ritardo? 5 mila euro sembrano pochi per chi è abituato a introitare dalla politica cifre diverse, ma per queste imprese rappresentano un motivo per credere che si può continuare. Purtroppo ancora una volta – segnala il direttore – noi associazioni di categoria, front office in casi disperati come questi, siamo costretti a dire che bisogna aspettare.

Si prevedono aiuti per le imprese: agevolazioni come contributo in conto interesse e in conto capitale; risorse per il sostegno alle aziende agricole, zootecniche e produttrici di latte; finanziamenti agevolati a tasso 0 per garantire un futuro alle imprese esistenti e per le nuove imprese che portano lavoro; contributi Inail per progetti di investimento e formazione.“Attendiamo ancora i decreti attuativi che – chiude Migliore – indichino come usufruire di queste risorse e disporne, piuttosto che continuare a leggerle negli stessi decreti o ascoltarle nelle varie assemblee. E’ previsto un Fondo di Garanzia per le Pmi in favore delle zone colpite, cioè un intervento concesso a titolo gratuito per un importo massimo garantito per singola impresa di 2.500.000 euro con durata massima di 3 anni: le somme a disposizione sono, dalla lettura dei decreti, notevoli e c’è la necessità di muoversi quanto prima. Non ci sono però procedimenti pratici e informazioni metodologiche per accedere a questi fondi”.


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