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VERSO IL MICAM
Il caso Expool: la crescita del mercato USA e l’importanza del web

martedì 24 gennaio 2017 - Ore 17:11
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Da sinistra: Manuela Bora e Marina Ricci

di Andrea Braconi

Marina Ricci è la marketing manager di Expool, un consorzio nato 40 anni fa e che oggi raccorda 27 aziende calzaturiere, prevalentemente del Fermano. Una realtà longeva, quindi, ma molto dinamica sia nei contesti fieristici che in occasioni come quella svoltasi stamattina all’Hotel Cosmopolitan di Civitanova Marche: una giornata di incoming organizzata da Confartigianato Macerata, in collaborazione con ICE e CNA, alla quale hanno preso parte 22 buyers, dei quali 16 dalla Russia e 6 dagli Stati Uniti d’America.

Mercati, come ci spiega la stessa Ricci, individuati come i più strategici della nostra zona. “Negli ultimi 3/4 anni c’è stata una grande frenata con la Russia ma tante aziende sono riuscite a differenziare il mercato di riferimento. Quelle che, invece, sono rimaste attaccate continuano a fare questo tipo di incontri e fiere come l’Obuv.

Expool si avvicina ai 40 anni (creato nel 1976, è operativo dall’aprile 1977) che festeggerete in occasione di una delle fiere di settore più importanti, vale a dire il Micam.

“Al Micam siamo presenti da sempre, partecipando sia all’edizione estiva che invernale perché comunque rimane la fiera alla quale non si può mancare. Certo, fino a pochi anni fa si facevano tanti ordini, adesso è diventato un luogo di incontro con dei probabili compratori, che magari lì non acquistano ma poi vengono in azienda. È però un momento cruciale per nuovi contatti.”

E sarete presenti per tutta la durata della manifestazione.

“Quest’anno abbiamo uno stand al Padiglione 3 Q7, rispetto al Padiglione 1 degli scorsi anni.”

L’intervento dell’assessore Bora

Stamattina a Civitanova avete incontrato l’assessore regionale Manuela Bora. Cosa è scaturito da questo momento di confronto?

“Ha detto che lei è sempre disponibile a dare spazio a queste iniziative di incoming perché le ritiene molto importanti. Venendo qui gli acquirenti stranieri hanno anche la possibilità di vedere il territorio nel quale le aziende producono. Consideriamo che queste persone oggi sono qui, ma domani andranno proprio a verificare sul posto come si producono le nostre calzature. Quindi, tornando alla Bora, ha ribadito come questi momenti siano cruciali per la conoscenza del prodotto e per consolidare o sviluppare processi di internazionalizzazione per le piccole aziende. Inoltre, ritiene questi due mercati tra i più importanti, soprattutto gli States sui quali stanno puntando come Regione con nuovi rapporti.”

Una sorta di ritorno al passato, quest’ultimo, per il distretto calzaturiero.

“In realtà, da un anno e mezzo a questa parte i nostri nuovi clienti sono praticamente tutti americani, al punto che quando recentemente sono andata in vacanza a New York City ne ho approfittato per incontrarmi con un nostro cliente. Da lì la domanda non è tanto quella di collezioni esistenti ma di realizzazione di piccole linee d’élite. Abbiamo in atto circa 5 progetti che stanno proseguendo molto bene, sono partiti da pochi prototipi ed oggi siamo sulle 700 paia di ordini. Questo grazie anche al lavoro del Consorzio, soprattutto sul versante web che ha permesso di aprirci a nuovi mercati.”

Marina Ricci

Proprio alla promozione attraverso la rete volevo arrivare, ricordando un vostro importante progetto online: #seewhatyouwear, scaturito anche in un media tour.

“C’è stato un grande boom a livello di visibilità e da lì è iniziato il primo contatto con possibili buyers, provenienti da mercati che non conoscevamo fino a quel momento. Poi si è passati ai primi messaggi di richiesta di informazioni, in particolare dall’Inghilterra, un mercato strategico che avevamo individuato e a tal proposito, nell’ambito di un tour durante l’autunno 2015, avevamo chiamato anche una blogger londinese, così come accaduto anche con la Germania. Dopo quell’evento abbiamo avuto un aumento significativo di interesse su cosa fanno i nostri artigiani e sulla loro affinità alle singole richieste. Poi si è passati agli States, che da un’immagine emozionale sono passati a dettagli tecnici: infatti, hanno realizzato proprio delle linee di lusso di totale Made in Italy esclusive, cioè a numero chiuso.

Avete puntato molto su Instagram.

“Sì, e abbiamo visto come questi acquirenti passino da lì a Linkedin per poi contattarti. Di recente stiamo seguendo una start up russa che ha visto una nostra foto su Instagram e, dopo alcune chiamate via Skype, è nata una linea di lusso da donna che sta facendo lavorare tantissimo una piccola azienda associata. Siamo già sulle 1.000 paia dal giugno scorso. È stato il punto di inizio per sensibilizzare i nostri associati sulle potenzialità di questi mezzi, loro ci hanno creduto e hanno iniziato ad investire, continuando a sostenere il nostro lavoro. Insomma, è stato un vero e proprio trampolino di lancio.”


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