facebook rss

Il consigliere delegato Victor Massiah: le novità del gruppo Ubi

Intervista al Consigliere Delegato Victor Massiah: "Abbiamo portato a termine la prima fase del progetto Banca Unica che qualcuno chiama Banca Unita”
venerdì 10 febbraio 2017 - Ore 10:22
Print Friendly, PDF & Email

“L’ultimo trimestre del 2016 è stato senza dubbio estremamente vivace. Abbiamo portato a termine la prima fase del progetto Banca Unica che qualcuno chiama “Banca Unita”, e mi piace molto questa definizione. La Popolare Commercio e Industria e la Banca Regionale Europea sono state incorporate nel mese di novembre e, devo dire, con un numero di “incidenti” ridottissimo, e un numero di reclami che si conta letteralmente sulle dita di una mano. Questo ci ha incoraggiato ad accelerare il processo sulle altre banche, per cui, invece di agire con due ulteriori ondate, agiremo con un’unica ondata definitiva il 20 febbraio” .  Così il  consigliere delegato Victor Massiah illustra quelle che sono le novità del gruppo Ubi Banca. 

“Dal lato delle operazioni straordinarie – spiega Massiah –  abbiamo tutti letto quanto è avvenuto: è stata una negoziazione molto lunga, iniziata alla fine del mese di agosto e portata avanti fino alla prima decade di gennaio, in cui ci siamo trovati in una situazione estremamente originale: quella di negoziare con delle autorità, e non con una controparte privata. Ciò detto, credo che si sia fatto un ottimo lavoro, mi sembra anche bene accolto del mercato, un lavoro che ha dimostrato che anche in un contesto particolarmente difficile, come era questo delle bridge banks, era possibile individuare una soluzione ragionevolmente di mercato che, di nuovo, insisto, è stata molto apprezzata sia dalle istituzioni che dai mercati. Per quanto riguarda i risultati: ovviamente, a livello annuale, risentono della mega-operazione di utilizzo della shortfall che è stata fatta alla fine del primo semestre, nella quale abbiamo anche caricato una tantum immediatamente tutti i costi di ristrutturazione previsti dal piano. Quindi, evidentemente, il risultato appare in negativo; in realtà, se andiamo a isolare la componente normalizzata, la banca ha chiuso con profitto anche quest’anno. Gli eventi fondamentali: continua la difficoltà, che è tipica di tutte le banche italiane in questo momento, sul margine di interesse, dove, se per un verso abbiamo ottenuto delle importanti riduzioni del costo della raccolta – stiamo parlando di cifre assolutamente coerenti con le ambizioni del piano industriale, perché si tratta di aver superato i duecento milioni di riduzione del costo della raccolta in termini di margine di interesse, per l’altro il margine è comunque calato per due componenti: da un lato la componente relativa agli impieghi – dove non tanto gli impieghi, che si sono mantenuti costanti nell’anno, ma lo spread sugli impieghi si è ulteriormente ridotto a causa della “guerra sui prezzi” che c’è in questo momento, dall’altro lato abbiamo ridotto in maniera significativa il nostro portafoglio di Titoli di Stato, in particolare di Titoli di Stato italiani, e ovviamente questo ha comportato una minore contribuzione di questa componente al margine di interesse”.

C’è poi il punto relativo ai costi: “Sui costi abbiamo fatto secondo me una eccellente performance, lo vedo anche confrontando i risultati con quelli delle altre banche. È stato possibile ridurre, in assoluto, il livello dei costi nonostante si siano dovuti assorbire gli oneri straordinari relativi al Fondo di Garanzia dei Depositi e al Fondo Volontario, oltre che alla svalutazione del Fondo Atlante, e, last but not least, abbiamo avuto un anno, a mio avviso, di svolta per quanto riguarda il credito. Perché dico di svolta? Perché al di là dell’utilizzo della shortfall, che ovviamente ha permesso di incrementare significativamente le coperture, abbiamo assistito a una radicale riduzione del flusso di entrata dai crediti performanti nei non performimg loans. Il livello di un miliardo e trecento milioni è molto simile al livello di un miliardo e duecentocinquanta milioni che caratterizzava l’anno 2007, l’anno pre-crisi. Parliamo di percentuali sui crediti in essere non particolarmente dissimili. Fatemi dire: siamo tornati sostanzialmente al livello pre-crisi per quanto riguarda i nuovi flussi di crediti deteriorati. Questo, insieme all’utilizzo della shortfall, ha permesso di abbassare significativamente lo stock assoluto dei crediti non performanti, che si è ridotto sia dal punto di vista del valore lordo che del valore netto. Questo flusso di riduzione è avvenuto con un apporto molto marginale di vendite dei crediti non performanti. Quindi un lavoro fatto molto bene dalle nostre strutture, un lavoro che ci rende particolarmente ottimisti sulla possibilità di raggiungere quegli ambiziosi obiettivi di piano industriale che abbiamo sul costo del credito e che prevedono circa cinquanta basis point nel 2020. A mio avviso la dimensione dei flussi e la riduzione dello stock rendono particolarmente credibile questo obiettivo.
Complessivamente quindi un anno che, nonostante le enormi difficoltà che caratterizzano questo mercato, ci ha permesso di ottenere, in termini normalizzati, un risultato positivo, un anno che ci ha permesso di mettere a punto componenti importanti del nostro piano industriale, e di creare le condizioni, attraverso l’acquisizione delle tre banche – per sfruttare ulteriori economie di scala. Il mio giudizio è sostanzialmente positivo.

Massiah che in merito ai tempi per la conclusione dell’iter di acquisizione delle tre bridge banks, ed a quali saranno i passi successivi conclude: ” Abbiamo firmato il contratto nella prima decade di gennaio e sono previste delle precondizioni per la finalizzazione definitiva del contratto. Queste precondizioni riguardano innanzitutto la cessione dei crediti non performanti che abbiamo individuato come cedibili: sappiamo che Atlante ha già preso una delibera in tal senso, si tratta di “mettere a terra” questa componente. Si tratta poi di finalizzare alcuni dettagli che sono previsti sempre nel contratto, inclusa evidentemente la ricapitalizzazione delle banche stesse da parte del Fondo di Risoluzione. La stima che abbiamo, e che abbiamo comunicato al mercato, è di circa tre mesi. Quindi io sono abbastanza ottimista sul fatto di arrivare alla primavera con un lavoro già molto avanzato. È evidente che noi a nostra volta abbiamo fretta perché le tre banche stesse ci chiedono di intervenire sulla gestione il più velocemente possibile. C’è una gran voglia, che queste banche comunicano, di riscatto; c’è voglia di far vedere le loro capacità, di tornare sul mercato in maniera “normale”. Una voglia che noi non possiamo che condividere e in qualche modo accompagnare. Quindi credo che sia dal lato del Fondo di Risoluzione che dal lato nostro ci sia un enorme sforzo in corso per rendere più corto possibile questo periodo”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page
Caricamento..


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti


Caricamento..
X