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I sindaci di Fermo, Ascoli e Macerata compatti: “Servono due Camere di Commercio”

martedì 14 febbraio 2017 - Ore 14:05
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“La forza di un territorio, ancor di più in questi momenti, è anche data dalla vicinanza delle istituzioni locali. Questo è un dato che dovrebbe emergere ormai chiaro nella nostra Regione”. I sindaci di  Fermo, Ascoli e Macerata entrano nel dibattito per la fusione delle Camere di Commercio lanciando un messaggio netto e chiaro alla Regione Marche, al presidente Ceriscioli e all’assessore Manuela Bora. Un’indicazione che arriva, di fatto dalla maggioranza delle province marchigiane. 

“E’ indispensabile – scrivono i sindaci –  una prossimità anche dell’Istituzione Camera di Commercio per un distretto industriale ed artigianale realmente omogeneo come quel tessuto di centinaia, migliaia, di imprese presenti oggi nelle Marche Sud che lottano quotidianamente con le difficoltà dei propri mercati peculiari e che, nel caso della Provincia di Ascoli, devono affrontare una crisi industriale qualificata come complessa dal Governo nazionale.
Ma soprattutto è indispensabile una reale e concreta vicinanza proprio alle centinaia di realtà che oggi si trovano a volte azzerate, o comunque diffusamente colpite e ferite dal sisma che ha toccato le nostre Province, quelle di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. Non possiamo immaginare che la nostra Giunta regionale, peraltro senza una diretta competenza nel riordino delle Camere di Commercio, continui nell’idea già esternata da qualche membro di prevedere nel sistema camerale l’accentramento in un unico Ente in Ancona, azzerando oggi quel contatto importantissimo sul territorio”.

Sindaci che aggiungono: “Sono centinaia di migliaia di Euro quelli stanziati infatti in questi mesi dalle tre Camere di Commercio delle Marche Sud a sostegno delle imprese danneggiate, come in passato somme molto consistenti sono state investite, per affrontare la crisi, a supporto dei distretti specifici presenti nei nostri territori e ben diversi dalle produzioni del resto della Regione. Non possiamo in questo momento perdere un punto di riferimento dei nostri territori, pur sposando comunque lo spirito di razionalizzazione degli Enti Camerali messosi in moto nel nostro Paese. Il sistema camerale centralizzato nell’unicità anconetana, tanto più in questo momento, sarebbe un segno di forte indebolimento delle nostre province, se non addirittura un negativo indizio di arretramento rispetto a crisi di settore perduranti e profonde od alla difficoltà immane in cui molte imprese sono piombate dal 24 agosto poi. La nostra difesa è la logica proposta di un assetto con due diverse Camere di Commercio nel Sud e nel Nord della nostra regione, per rimanere con un presidio importante, di prossimità e di vero e proprio tangibile soccorso ai nostri territori e alle nostre economie: su questo siamo e saremo chiari affinché strani e fantasiosi accentramenti ipotizzati anche al di fuori delle proprie strette competenze normative, assurgano oggi come mere ipotesi di scuola, lasciando il posto invece, da parte della nostra Regione, ad un profondo rispetto del Sud delle Marche, delle sue peculiarità economico-produttive, delle sue difficoltà e, soprattutto, delle sue ferite”.


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