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La rabbia dei terremotati
in Regione

mercoledì 22 febbraio 2017 - Ore 15:41
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Un momento della manifestazione davanti a Palazzo Raffaello

 

di Emanuele Garofalo

(foto Giusy Marinelli)

La rabbia dei terremotati irrompe a Palazzo Raffaello. “Vi serve una scossa” oppure “campa terremotato che la casetta cresce”, sono gli slogan sarcastici scritti su cartelli e striscioni rivolti alla giunta regionale e alle istituzioni in generale, accusati di quella che è stata definita una “strategia dell’abbandono” per far morire e spopolare definitivamente i luoghi colpiti dal sisma, tra ritardi e inefficienze. Un gruppo di un centinaio di manifestanti della rete “Terre in Moto” ha presidiato stamattina la sede della Regione per consegnare al presidente Ceriscioli il decalogo (leggi l’articolo) degli interventi non più rinviabili secondo il comitato che riunisce cittadini, associazioni e realtà sociali di tutte le zone colpite. Il governatore era fuori sede, solo la sua consulente per le attività economiche Sara Giannini si è affacciata per vedere cosa stesse succedendo e dopo un paio d’ore una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal responsabile dell’ufficio della ricostruzione Cesare Spuri, dalla stessa Giannini e dal capo staff di Ceriscioli, Fabio Sturani.

Tra i manifestanti, rappresentanti di gran parte dell’area del “cratere”: Fiastra, Caldarola, Bolognola, Ussita, Belforte del Chienti, Macerata, Pievebovigliana, Fabriano, Camerino, Monte Gallo, Amandola, Sarnano, San Ginesio, Esanatoglia, ma anche cittadini solidali di Jesi e Senigallia.

Tra di loro c’è chi racconta di paesi fantasma, come Enrico Tesei, pensionato che ha dovuto lasciare la sua casa a Valfornace per essere ospitato dal figlio ad Angeli di Rosora, nella Vallesina. “Chi ha ancora la casa agibile resiste, ma là non resta più nulla, non c’è nessun servizio: un agriturismo cucina per tutti, la farmacia è in un container, non ci sono carabinieri nè Croce Rossa” spiega Tesei. La paura è che tra poco non resterà nemmeno quel poco di vita che c’è. “Nel 1997, in due mesi tutti erano sistemati, poi la ricostruzione è andata per le lunghe ma è stata fatta bene. Oggi vediamo solo ritardi. Agli anziani auguro di vivere ancora a lungo, perché ce ne vorrà di tempo prima di tornare a casa”.

Al fianco dei manifestanti si è presentato anche il sindaco di Cingoli Filippo Saltamartini. “Di questo passo vedremo l’accertamento dei danni tra uno o due anni, i cittadini hanno ragione. L’industria italiana può costruire casette in un mese, chi deve assumersi responsabilità deve farlo fino in fondo, non abbiamo nominato un commissario per allungare i problemi” ha spiegato Saltamartini.

 

 


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