facebook rss

Malattie croniche e cibo,
consigli del dietologo-psicoterapeuta

Usiamo il cibo come uno strumento per creare il nostro stato di benessere psico-fisico, di cui anche il piacere è parte fondamentale. In questo modo, daremo finalmente ragione ad Ippocrate.
mercoledì 22 febbraio 2017 - Ore 23:07
Print Friendly, PDF & Email

Dott. Domenico Cognigni

L’articolo del dott. Lorenzo Morresi sulla Psoriasi come malattia cronica si è concluso con l’invito dell’esperto dermatologo a consultare un dietologo o un nutrizionista per completare il trattamento della malattia.

Ne abbiamo parlato così con il Dott. Domenico Cognigni, medico dietologo psicoterapeuta con cui avevamo già affrontato l’argomento colesterolo (leggi l’articolo) di grande interesse.

 

 

Il Dott. Cognigni spiega scientificamente alcune regole fondamentali dell’alimentazione, valide per diverse malattie croniche e tra queste anche la psoriasi. Parte da un frase di Ippocrate (460-377 a.C):“Fa che il cibo sia la tua medicina…” .
Questo esordio perché la medicina moderna, olistica, nasce con Ippocrate, in Grecia nel 5° secolo a.c. Da allora la scienza medica ha compiuto passi da gigante, ha raggiunto una specializzazione incredibile, lasciando però l’esposizione ad un rischio. Può succedere, infatti, che il paziente venga visto come un insieme di organi da curare e non come una persona di cui prendersi carico nella sua interezza psico-fisica.

La stessa scienza dell’alimentazione era (spesso è) solo meccanicismo, calorie, glucidi, lipidi e proteine, poco altro, trattando il corpo umano come una macchina termodinamica. Ma la moderna biologia molecolare ha cambiato totalmente la prospettiva e siamo arrivati a dimostrare scientificamente l’affermazione di Ippocrate, cioè come gli alimenti, con i loro nutrienti, possano determinare il nostro benessere o piuttosto malessere e stato di malattia. La nutrigenomica è proprio questo: la scienza che studia come gli alimenti interagiscono con i nostri geni modificandone l’espressione in senso infiammatorio oppure antinfiammatorio, o come interagiscono con gli ormoni e con le membrane cellulari.

L’epigenetica ci aiuta a spiegare tutto ciò. Nasciamo con un codice genetico predeterminato, ognuno con la sua impronta individuale, che è il nostro hardware. Ma l’espressione del nostro DNA con la produzione di molecole (proteine) che possono agire in senso infiammatorio oppure antinfiammatorio dipende dall’interazione con l’ambiente, nel nostro caso il cibo.

Una malattia, anche se c’è la predisposizione genetica, può non venire mai, se i geni che la determinano non si esprimono. Questo discorso vale per le malattie reumatiche, per la psoriasi, ma anche per i tumori, le malattie cardiovascolari, il diabete, l’asma, e tutte le malattie croniche in genere.

Affrontiamo ora il discorso in modo scientifico andando oltre le suggestioni miracolistiche a cui siamo abituati sui social. Il cibo dialoga con i geni (nutrigenomica) tramite i fattori di trascrizione del gene: NFkB (attivano l’espressione genica di un’ampia gamma di mediatori infiammatori) e PPAR (disattivano l’espressione genica).

La Dieta antinfiammatoria si basa sulla capacità di certi nutrienti di modulare l’attivazione del fattore NF-kB. Quali sono questi nutrienti?

Iniziamo dai buoni. I polifenoli, si trovano nel mondo vegetale, sono difese chimiche delle piante contro insetti, animali e fattori ambientali. Verdure, frutti, spezie, cacao, ecc. ne sono ricchissimi. Più avvertiamo il sapore amaro, forte, pungente, più polifenoli ci sono. Ad esempio il cacao puro, non trattato, è amarissimo, spezie come la curcuma sono molto forti ma anche la buccia di alcuni frutti è amara.

In sostanza, in natura, queste molecole sono prodotte dalle piante in difesa dalle aggressioni ambientali: più l’ambiente è avverso più ce ne sono (quindi i pesticidi e le serre li riducono). Com’è il sapore delle fragoline di bosco rispetto a quelle di serra? Ecco, la differenza la fanno i polifenoli.

Sarebbero quindi veleni, per gli insetti, non per noi e alle dosi in cui li ingeriamo; essi sviluppano, infatti, la resilienza del nostro corpo e diventano potenti modulatori del processo infiammatorio.

In sintesi sono: prebiotici intestinali, anti-ossidanti, antinfiammatori. Sappiamo che ad alte dosi aumentano la produzione di AMP ciclico (longevità, forza, magrezza).

Veniamo ai grassi. L’affermazione che avete sentito tante volte, di mangiare pochi grassi, è scorretta, sbagliata, superata dalle evidenze scientifiche. I grassi sono essenziali per un corretto funzionamento dell’organismo ma bisogna mangiare quelli giusti.

Epa e Dha, che sono gli OMEGA3 (il grasso del pesce), sono i più potenti antinfiammatori naturali insieme ai polifenoli. L’olio extravergine di oliva e la frutta secca (noci, mandorle, ecc.) per il loro alto contenuto in polifenoli e per gli acidi grassi modulanti l’infiammazione sono anch’essi benefici.

I grassi idrogenati, come le margarine, sono i più infiammatori in assoluto modificando direttamente l’espressione genica. I grassi saturi, come tutti i grassi animali e l’olio di palma possono essere anch’essi dannosi, se assunti in dosi massicce. I famosi oli vegetali (omega6), che stanno sostituendo l’olio di palma in alcuni prodotti dolciari industriali, determinando uno squilibrio omega6/omega3 nella membrana cellulare, favoriscono lo stato di infiammazione.

Un altro fattore determinante per l’infiammazione è l’insulina, che insieme agli omega 6 (oli vegetali) aumenta la produzione di ac.arachidonico e quindi citochine pro-infiammatorie. Oltretutto il suo aumento ci fa ingrassare aumentando il grasso viscerale, appunto quello pro-infiammatorio. E che cosa aumenta l’insulina se non i carboidrati ad alto indice glicemico? Quindi un’altra affermazione scorretta è che i farinacei tipo il pane e la pasta siano innocui o facciano bene. Quando si ingrassa il tessuto adiposo viscerale (la pancia) produce uno stato di “infiammazione cronica di basso grado”. Aumenta la produzione di fattori quali le Interleuchine(IL6,IL8) e TnF, che determinano resistenza all’insulina. Quando si arriva alla resistenza insulinemica si entra in un circolo vizioso in cui si ingrassa sempre di più, non si riesce a dimagrire e soprattutto c’è la diffusione di grasso tossico, con tutte le sue molecole pro-infiammatorie in circolo, non più confinato al ventre ma diffuso al fegato (steatosi epatica), ai muscoli, alle arterie (placche aterosclerotiche), al cervello.

Quindi la condizione di resistenza all’insulina (quando si ingrassa), associata ad uno squilibrio dei grassi, rapporto OMEGA6-OMEGA3 sfavorevole, crea le condizioni per l’esordio o il peggioramento del decorso delle malattie reumatiche e dermatologiche quali la psoriasi, ma anche tutte le malattie croniche dettate dall’infiammazione (cardiovascolari, broncopolmonari, tumorali, cerebrali).

Per riassumere: ognuno di noi ha un proprio DNA in cui è scritta la predisposizione a certe malattie piuttosto che altre. Ma non è un castigo, è solo una predisposizione; il fatto che si esprimano e si manifestino come malattie dipenderà dall’interazione con l’ambiente, soprattutto da quello che mangiamo.

I cibi lavorati dall’industria alimentare, spesso, sono ricchi di zuccheri e grassi cattivi. Come difenderci dall’invadenza delle multinazionali del cibo? Con lo studio, l’ampliamento delle nostre conoscenze ma soprattutto mantenendo e stimolando la nostra capacità sensoriale di riconoscere ancora ciò che è buono. Con tranquillità, facendo a meno degli allarmismi paranoici che non hanno alcuna evidenza scientifica e imperversano sui social.

Una efficace dieta antinfiammatoria, che ci possa far arrivare alla vecchiaia in buono stato di salute, sarà composta da:

– tutte le fonti di polifenoli, quindi, tante porzioni di verdure, di tutti i tipi, le spezie, che oltretutto insaporiranno i cibi permettendoci di ridurre drasticamente il sale; la frutta, in quantità minore rispetto alla verdura; cereali di tipo integrale in piccole porzioni, legumi. Generose porzioni di olio extravergine di oliva e frutta secca (noci, mandorle, ecc), fonti di grassi buoni e polifenoli.

– Il pesce dovrà essere la principale fonte proteica, non una volta alla settimana ma possibilmente tutti i giorni, o quasi; meglio se proveniente dal nostro Adriatico piuttosto che dall’allevamento o dall’oceano (con presenza di mercurio, diossine, PCB).

– Tutti i prodotti della terra dovranno essere biologici, di stagione, o almeno provenienti da aziende da noi conosciute. Lo stesso discorso varrà per le carni che dovranno provenire da filiere sicure, locali, conosciute. Fare a meno di animali ingozzati di cereali, antibiotici e ormoni per velocizzare la crescita.

– Fare i dolci con del buon burro piuttosto che la margarina o gli oli di semi. Limitarsi ad un’assunzione saltuaria come da tradizione della vera dieta mediterranea.

– Non criminalizzare in toto alcuni cibi come le carni; possiamo mantenerne il buono, evitando di ritirarsi terrorizzati da tutto, come alcune tendenze alimentari consigliano, arrivando a diventare vegani, vegetariani, ecc.

Usiamo il cibo come uno strumento per creare il nostro stato di benessere psico-fisico, di cui anche il piacere è parte fondamentale. In questo modo, daremo finalmente ragione ad Ippocrate.

 

Dott. Domenico Cognigni, medico dietologo psicoterapeuta 

 

 


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page
Caricamento..


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




Gli articoli più letti


Caricamento..
X