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Pronto Soccorso, da inizio anno +7% di utenti: l’impegno del primario Giostra e del personale
(VIDEO INTERVISTA)

FERMO - Intervista al responsabile del reparto che spiega l'impostazione del lavoro quotidiano e guarda al futuro in attesa del nuovo ospedale
mercoledì 2 agosto 2017 - Ore 12:35
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di Andrea Braconi

foto e video Simone Corazza

Come funziona un Pronto Soccorso? Come è organizzato il lavoro quotidiano? Quale la risposta dei cittadini e dei turisti? Quali i periodi più critici? E le aspettative con la prossima realizzazione del nuovo ospedale a Campiglione?

Interrogativi che interessano l’utenza di questo reparto che, dall’inizio dell’anno ha fatto registrare un incremento di accessi pari al 7%, anche per la presenza dei terremotati nelle strutture costiere) e che, di recente, hanno spinto il direttore di Area Vasta 4, Licio Livini, ad annunciare l’arrivo di un medico in più per ridurre i tempi di attesa per codici bianchi e verdi.

Ma prima di rispondere, il dottor Fabrizio Giostra, dal primo dicembre 2013 primario del reparto all’Ospedale “Murri” di Fermo, ci tiene a ringraziare tutto il personale, “per la professionalità e l’abnegazione con cui svolge il proprio lavoro anche in situazioni di estrema difficoltà e criticità”. Parole non scontate le sue e significative dello spirito di profonda collaborazione che caratterizza questo segmento cruciale del sistema sanitario.

L’ARRIVO IN PRONTO SOCCORSO

Giostra, dopo aver evidenziato come con la nuova struttura ci sia stato un salto di qualità notevole nella gestione dei pazienti, spiega come il processo di un utente che giunge in Pronto Soccorso può essere distinto in 3 fasi – e quindi 3 aree – ben distinte.

“La prima è rappresentata dal triage ove il paziente viene accolto e dove, in base ai sintomi ed ai parametri rilevati viene assegnato il codice di priorità di accesso alla vista medica. In questa area vi sono due infermieri; uno dedicato principalmente all’accoglienza dei pazienti deambulanti ed uno prevalentemente all’accoglienza degli utenti che giungono in ambulanza. Oltre a svolgere il delicato compito di assegnare il codice di priorità gli infermieri possono, sulla base di protocolli interni, avviare direttamente il paziente a degli accertamenti specialistici ed eseguire esami ematici (sempre con l’obiettivo di abbreviare il tempo di permanenza del paziente in Pronto Soccorso) e praticare una iniziale terapia antidolorifica. Al termine di questa fase, ad eccezione dei codici rossi che hanno immediato accesso alla sala visita, gli utenti vengono posizionati in due sale di attesa differenti a seconda della necessità o meno di essere barellati e della possibile evolutività della patologia. Vi è inoltre una sala di attesa esclusivamente dedicata ai bambini ove sono presenti giochi ed un televisore che consentono loro di vivere con meno stress questa esperienza.

La seconda area è rappresentata dalle sale di visita medica (sono presenti 2 postazioni per codici rossi, 2 per codici gialli e 5 per codici minori) ove operano 2 unità mediche e 2 infermieristiche nelle 24 ore coadiuvate da personale ausiliario. Quasi sempre, anche a costo di elevati sacrifici del personale, è presente un altro medico per almeno 6 ore nella fascia diurna. Infine, da febbraio, il personale del 118 durante lo stand by (cioè l’attesa di una chiamata di intervento sul territorio) nelle ore diurne collabora con il Pronto Soccorso nella presa in carico di pazienti con patologie lievi.

Terminata la visita ed impostato l’iter diagnostico-terapeutico i pazienti (che non necessitano di un’osservazione continua per le loro condizioni cliniche) sosteranno nella terza area, chiamata osservazione temporanea e presidiata da un infermiere, fino alla decisione finale di dimissione o ricovero”.

Organizzazione e spazi, rimarca, hanno notevolmente migliorato le condizioni di permanenza degli utenti rispetto al vecchio Pronto Soccorso.

I TEMPI DI ATTESA

“La lamentela più ricorrente nei confronti del Pronto Soccorso – continua Giostra – sono i tempi di attesa, ed in parte è comprensibile, vorrei però fare due osservazioni: il Pronto Soccorso è il luogo primariamente deputato al trattamento dell’emergenza-urgenza, ogni persona che vi accede dovrebbe chiedersi se rientra in una di queste due categorie, se così non è (e si reca in Pronto Soccorso per non aver cercato o trovato riscontro adeguato in altre sedi più appropriate) riceverà comunque una risposta ai suoi bisogni, ma deve sapere che essa potrà richiedere anche molto tempo.

La seconda è che la qualità di un sistema di emergenza si misura sulla risposta che sa dare alle emergenze. Cito due eventi che sono stati oggetto della cronaca locale recentemente. La dottoressa che ad un congresso medico ha avuto un arresto cardiaco e che è stata salvata dall’intervento ineccepibile dell’equipe del 118, ed i 4 giovani, vittime di un grave incidente, che un mese fa hanno messo a dura prova tutto il sistema dell’emergenza e che, grazie alla professionalità di tutto il personale, hanno superato nel migliore dei modi i traumi subiti”.

L’OSPEDALE CHE VERRÀ

“Al momento abbiamo una criticità legata al fatto della lunga permanenza. Gli spazi che abbiamo adesso sono notevolmente migliori rispetto alla situazione precedente ma vedono la medicina d’urgenza lontana e questa per noi è una criticità. Auspico che quando avremo il nuovo Pronto Soccorso ci sia la continuità tra queste strutture, perché è fondamentale e libererebbe anche spazi”.

IL PERSONALE

“In questo periodo estivo – conclude la coordinatrice Sandra Rafaiani – considerato l’incremento degli accessi in Pronto Soccorso (per turisti e terremotati dell’entroterra collocati ancora sulla costa), gli operatori sono costretti oltre che ad assistere i pazienti anche a superare i conflitti legati alla lunga attesa. Siamo comunque soddisfatti per la qualità del servizio erogato e per la forte motivazione che gli operatori (infermieri, OSS, assistenti di sala) ogni giorno dimostrano di avere”.

 

  


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