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“Influenza e caldo? Soltanto scuse”: per la Cisl Pronto Soccorso inadeguato

SANITÀ - L'affondo di Giuseppe Donati, segretario regionale della Csil Funzione Pubblica, dopo le dichiarazioni del Direttore dell'Asur Marche
venerdì 11 agosto 2017 - Ore 14:55
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“Non c’è dubbio che il caldo straordinario per intensità che in questa estate i marchigiani hanno dovuto sopportare, abbia provocato malori e un aumento sostanzioso di accessi ai Pronto Soccorso. Fermo, San Benedetto ed Ascoli Piceno non hanno fatto eccezione. Quello che però il Direttore Asur Marini omette di raccontare è che la sanità non può continuare ad essere gestita, come ormai avviene, di emergenza in emergenza”. Inizia così la note di Giuseppe Donati, segretario regionale della Csil Funzione Pubblica.

“In inverno l’influenza, prevedibile e certamente non una novità. In estate, il caldo e l’umidità eccessiva, altri eventi certamente non straordinari. Tanto è bastato per mandare in tilt i servizi d’emergenza ed ospedalieri in più momenti dell’anno. Questo perché la riorganizzazione della rete ospedaliera e del soccorso delle Marche , fatta di tagli di servizi, ha mostrato tutta la sua inadeguatezza. Errore clamoroso è stato quello di chiudere i Punti di Primo Intervento in favore di ambulatori territoriali tanto inutili quanto ignorati dai cittadini. Altra debolezza evidenziata dall’estate rovente è stata quella della perdita di un sostanzioso numero di posti letto ospedalieri in favore di posti così detti territoriali ma non accessibili direttamente dai Pronto Soccorsi. Ecco quindi da dove derivano le decine di barelle e strapuntini che hanno proliferato nei Pronto Soccorso. Anziani e malati cronici che per il caldo hanno avuto riacutizzazioni delle patologia, non hanno trovato posto letto negli ospedali per carenza di posti letto. Allora, per dire che talvolta il rimedio è peggiore del problema, a Fermo, San Benedetto ed Ascoli Piceno sono esplosi ” gli appoggi” di malati in reparti non appropriati per la patologia riscontrata. Basta trovare un posto letto, questo l’ordine impartito dal Direttore dell’Area Vasta 4 e subito messo in atto dal dott. Giostra del Pronto Soccorso. Un modo per scaricare il problema dal Pronto Soccorso ai Reparti e far esplodere l’inappropriatezza. Di questa impostazione ” scarica problema”,ne ha fatto le spese soprattutto l’area chirurgica, caricata di appoggi dell’area medica. La responsabilità di tutto questo è di una programmazione insufficiente di cui Marini è il principale responsabile con al seguito i Direttori di Area Vasta che ritengono “eccezionale” sia l’influenza d’inverno che il caldo torrido d’estate.

A Fermo, il peso enorme di una situazione che poteva e doveva essere gestita e non subita, è stato sopportato dai professionisti ed operatori oltre, chiaramente, dagli sfortunati utenti. L’unica affermazione del Direttore del Pronto Soccorso di Fermo che condividiamo è quella che lo staff del Pronto Soccorso si è comportato eroicamente. Aggiungiamo poi che il Presidio di Fermo, causa la propaganda degli ultimi 10 anni su un ospedale nuovo che non sappiamo se mai vedremo, non si è dotato di condizionamento generalizzato. Malati obbligati a letto e personale assistenziale hanno dovuto trascorrere giornate con temperature superiori a 40 gradi. Rimedio? Ventilatori che sparavano aria bollente. Se qualcuno ha avuto modo e la sfortuna di frequentare la parte vecchia del Murri ha potuto verificare la situazione al limite del sopportabile in cui malati ed operatori hanno dovuto vivere. Certo il problema non ha toccato i Direttori della Direzione Sanitaria, comodamente situati in locali con aria condizionata. Avremmo voluto far trasferire i loro uffici in Medicina e siamo sicuri che sarebbero fuggiti via. Una fuga che, purtroppo, malati, infermieri, OSS ed altri professionisti, non hanno potuto fare.

La Cisl FP Marche, chiama a responsabilità la Direzione Generale Asur ed i Direttori di Area Vasta per i troppi, gravi disservizi riscontrati in questa estate da dimenticare nei vari territori. La scusa dell’eccezionalità non regge più. Chi guadagna quasi 150 mila euro all’anno pagati con soldi pubblici per programmare e gestire non può nascondersi dietro scuse inverosimili come l’influenza ed il caldo”.

 


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