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Vaccinazioni raddoppiate nel Fermano, Livini e Ciarrocchi ai genitori: “È un atto di civiltà”

SANITÀ - Il direttore dell'Area Vasta 4 ed il responsabile del Dipartimento di Prevenzione hanno fatto il punto sulla crescita degli accessi e sui nuovi servizi offerti
venerdì 11 agosto 2017 - Ore 13:24
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di Andrea Braconi

Accessi raddoppiati negli ambulatori vaccinazioni dell’Area Vasta 4 di Fermo, che passano dai 50-60 giornalieri a punte recenti di 140, distribuiti tra mattina e pomeriggio. Sono gli effetti del decreto del Governo Gentiloni, della legge regionale e del conseguente aumento dell’offerta vaccinale: lo confermano il direttore Licio Livini ed il responsabile del Dipartimento di Prevenzione Giuseppe Ciarrocchi in occasione di una conferenza stampa per illustrare la situazione nel Fermano.

Crescono, di conseguenza, il personale addetto e anche gli stessi ambulatori, che passano da 2 a 3, con aperture fino alle 17/17.30 da lunedì al giovedì (al mattino per i piccoli, nel pomeriggio per i più grandi) e solo al mattino il venerdì.

“A settembre – ha evidenziato Ciarrocchi – con il nuovo personale se ci sarà la necessità di allungare l’orario lo faremo sicuramente. Ogni giorno prendiamo circa 30 persone al mattino e 30 al pomeriggio con accesso libero, oltre ai programmati. Sarà importante la gestione dei picchi, che inevitabilmente ci saranno, con una nostra elasticità in termini di orario. Si tratta di un servizio importante per la cittadinanza e bisogna superare la logica della rigidità, come invece avviene in diversi casi”.

“Sono necessarie alcune considerazioni dopo la legge della Regione – ha spiegato Livini – nella quale vengono sottolineati dei passaggi importanti e viene delegato all’Asur il compito di attuazione del decreto nazionale. Questo per noi significa segnalazione, sanzioni e tutte le procedure previste”.

Ma l’azione dell’Area Vasta 4, ha rimarcato il direttore, non può limitarsi solo a questo ambito. “Della legge cerchiamo di cogliere l’aspetto più rilevante e cioè il fatto che ci dobbiamo impegnare per far passare un messaggio di informazione e di educazione per quella fascia di non aderenti che, comunque, hanno già manifestato il loro dissenso anche pubblicamente. Lavoriamo per recuperare questo tasso di non vaccinati, che potremmo chiamare resistenti. Non entriamo nel quesito obbligo / non obbligo, ma vogliamo essere attuatori di una norma che prevede che in non vaccinati non possano andare alla scuola dell’obbligo. Vorremo far comprendere ai no vax l’importanza di vaccinarsi, cercando di smentire tesi di medicina alternativa. Siamo in un sistema pubblico e ci crediamo, come crediamo nella medicina tradizionale fatta di procedure, evidenze, programmi e studi. Certo, c’è chi la pensa diversamente con tesi e proposte alternative e con queste dobbiamo fare i conti, con uno confronto produttivo”.

Sui presunti effetti dei vaccini, Livini ha chiarito come “quando si va a somministrare un vaccino ci possono essere effetti collaterali o eventi avversi, ma non ci sono così tante segnalazioni gravi e certificate a livello nazionale, con un nesso di casualità tutto da dimostrare”.

“Negli ultimi anni – ha aggiunto – nel Fermano come in tutta Italia sono scese le percentuali di vaccinati: ecco perché recuperare questa fascia è nell’interesse della comunità e di chi deve salvaguardare la sanità pubblica. Faremo prevenzione, informazione ed educazione, direttamente, con opuscoli, con esperti e con chi lavora sul campo”.

“Il decreto ribadisce un concetto di sanità pubblica – ha aggiunto Ciarrocchi -. Negli ultimi anni le coperture si sono abbassate sensibilmente, mentre è aumentato il rischio per i bambini di contrarre malattie per loro gravi o infettive trasmissibili. Il nuovo piano prevede un’offerta vaccinale di molto superiore rispetto a quella prevista prima, con l’introduzione di nuovi vaccini, e richiama il servizio sanitario nazionale ad uno sforzo aggiuntivo. I servizi, quindi, si devono adeguare”.

Per far comprendere l’entità del lavoro necessario, Ciarrocchi ha elencato i numeri del servizio. “Abbiamo circa 20.000 utenti all’anno, con 1.400 bambini nati all’anno. A questo oggi si aggiunge il decreto sull’obbligatorietà, con un ulteriore impatto di utenti che dovranno regolarizzare i propri figli per l’iscrizione a scuola. La nostra stima è di 26.000 utenti nel 2018, con una media di 100 persone al giorno rispetto alle 50/60 nel 2016. Per questo abbiamo implementato i servizi, in ambienti confortevoli, così come abbiamo aumentato il personale ed il numero degli ambulatori. Stiamo cambiando modello organizzativo non senza difficoltà, sia economiche che di personale, ma i miei collaboratori stanno facendo un grande sforzo in questo senso. Lavoriamo sia al mattino che al pomeriggio, non ci sono altri esempi simili nelle Marche”.

Ciarrocchi ha spiegato come il recupero delle vaccinazioni sia in crescita costante. “Molti genitori che avevano la cosiddetta esitazione vaccinale stanno venendo da noi e stiamo recuperando soprattutto questa fetta di popolazione. Questo ci porterà a riavere quelle coperture vaccinali che sono auspicate e che fanno sì che nostro sistema dia sicurezza di non diffusione di malattie infettive. Diversa è la situazione per chi rifiuta i vaccini per ideologia, con percentuali che però si muovono soltanto tra il 2 e il 3%”.

Da Livini è arrivata una sottolineatura sull’impegno della Regione Marche. “Viviamo in una regione particolarmente sensibile, tra le prime a recepire il decreto nazionale e a farne una normativa regionale. Lo ha fatto sulla carta e anche con i fatti, mettendo a disposizione delle aziende sanitarie risorse, medici in più e assistenti sanitari in più per riprogrammare questo tipo di attività. E queste scelte sono state importanti per noi per poter garantire questo servizio”.

“Lo sforzo che abbiamo fatto – ha concluso Ciarrocchi – è organizzativo e gestionale, e credo sia la carta vincente. L’esitazione vaccinale ha cause multifattoriali, nasce da una cattiva informazione, magari da rapporto poco chiaro tra pediatra e genitore, o persino da dimenticanze da parte dei genitori. Ma chi ha questa esitazione se viene stimolato e adeguatamente informato di solito vaccina il figlio. Chi invece rifiuta la vaccinazione per motivi ideologici non cambia idea, siamo di fronte ad un vero rifiuto. Ma con un livello di sicurezza di copertura vaccinale del 95% abbiamo la cosiddetta immunità di gregge. Certo, il problema è che oggi siamo abbondantemente al di sotto e che quindi le malattie si diffondono. L’epidemia del morbillo ne è un esempio, anche da noi in ospedale ne abbiamo avuta una piccola. Ma la vaccinazione è un atto di civiltà, il ricorso all’obbligatorietà è una sorta di forzatura ma è diventata una necessità di fronte da un certo tipo di situazione”.

 


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