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Bando di Rocca di Monte Varmine,
la Cia chiede un confronto aperto
al Comune di Fermo

CARASSAI - La Confederazione italiana agricoltori chiede di non lasciare senza lavoro le famiglie che fino ad oggi hanno coltivato i fondi
sabato 12 agosto 2017 - Ore 14:45
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La Cia e gli agricoltori affittuari della Rocca Monte Varmine sono soddisfatti di apprendere che la Amministrazione comunale di Fermo intenda presentare il bando per l’affitto dei fondi rustici entro la fine di agosto. Gli agricoltori si sono organizzati da ben due anni per poter partecipare ad un bando di gara, che aggregando gli operatori, valorizzi la qualità dell’ambiente con un progetto di agricoltura conservativa e attui nuovi modelli di gestione di impresa multifunzionale come l’agricoltura sociale.

“Resta però il rammarico da parte della CIA – sostiene il presidente Ugo Marcelli – per non aver concertato insieme al Comune ed alla Commisione il bando, come più volte richiesto, al fine di poter elaborare un testo che porti a progettualità che conciliano le esigenze dell’amministrazione e gli interessi degli agricoltori”.

La Cia della provincia di Fermo sottolinea alcuni spunti di riflessione che possono essere utili per la definitiva stesura del bando.

Lo spirito della donazione con cui il Comune ha ricevuto il fondo è l’utilizzo dei proventi per un fine sociale. “Riteniamo giusto che l’Amministrazione voglia rispettare questo impegno – sostengono alla Cia di Fermo – ma restiamo perplessi se, per raggiungere questa meritevole finalità, verranno lasciate senza lavoro le famiglie che fino ad oggi hanno coltivato i fondi. Il Consiglio comunale nella delibera di indirizzo ha dato indicazioni chiare in questo senso, pertanto dovranno essere salvaguardati i soggetti che da anni sono fittavoli di quelle terre. Si auspica che nelle stesura definitiva del bando di gara questo aspetto abbia una priorità rilevante alla pari della qualità del progetto”.

“Non riteniamo che debba essere data alcuna priorità di aggiudicazione ai soggetti che realizzano miglioramenti sui fabbricati – sottolineano i rappresentanti della Cia di Fermo – e tale priorità, va di fatto a favorire i soggetti che non hanno nessun fabbricato sul territorio. Gli agricoltori che oggi hanno in affitto quelle terre, risultano di fatto svantaggiati, in quanto hanno realizzato negli anni, i fabbricati nelle terre di loro proprieta che stanno all’interno del fondo di Rocca Monte Varmine e non hanno bisogno di altre strutture. Riteniamo comunque legittimo che il Comune conceda la possibilità dei miglioramenti agli agricoltori (possibilità mai concessa nei precedenti contratti), non concedendo una priorità nel bando ma agevolando con una riduzione del canone a chi migliora il patrimonio immobiliare della proprietà”. In merito alle procedure di aggiudicazione la Cia di Fermo sostiene: “Non riteniamo che debba essere data alcuna priorità di aggiudicazione al miglior offerente. Non riteniamo che un ente pubblico che ha ricevuto in donazione il fondo, che lo ha ricevuto per una finalità sociale, ritenga la questione economica prioritaria rispetto alla progettualità. Il metodo che riteniamo idoneo e quello di applicare il canone medio della zona e di rivalutarlo ogni cinque anni”.

In merito alla conversione delle colture da convenzionale a biologico la Cia evidenzia: “Va ricordato che gli agricoltori di Rocca Monte Varmine presentarono un progetto di agricoltura sociale circa due anni fa, al fine di poter beneficiare degli aiuti comunitari disponibili in quel periodo, per coloro che attuavano una coltivazione a basso impatto ambientale e biologica. Non entrando nel merito delle motivazioni per cui non è stato fatto già due anni fa il bando, ad oggi questi aiuti non sono più disponibili, pertanto si rende ancor più necessaria prevedere una conversione graduale al bio (come già previsto nella delibera di indirizzo), almeno fino alla riapertura di bandi Comunitari specifici”.

La necessità di fare rete tra agricoltori è una delle proposte della Cia di Fermo: “Riteniamo che debba essere data priorità alle forme innovative e moderne di aggregazione come le reti di impresa più che alle cooperative e non deve essere concessa alcuna priorità alle imprese individuali e alle forme societarie. Questo perché l’unica forma idonea per attuare un progetto complesso come quello di agricoltura sociale, servano delle aggregazioni che siano flessibili. Una rete di impresa può contenere al suo interno una cooperativa sociale, un impresa che fa trasformazione di prodotti, una azienda che si occupa di vendita di prodotti online in cui ognuna conserva la propria identità gestionale purché rispetti il contratto di rete che regolamenta i rapporti tra i soggetti”.

“Condivido le tesi e le proposte avanzate dalla Cia – ha detto il sindaco di Carassai Vincenzo Polini – e le faccio mie come più volte ho espresso nel corso delle riunioni con gli agricoltori che si sono svolte nel nostro Comune”.


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