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Valorizzazione dell’oliva ascolana: 89 comuni firmano il protocollo d’intesa

TERRITORIO - I relatori hanno messo in luce l’importanza delle produzioni di oliva ascolana del piceno Dop per lo sviluppo del territorio, evidenziandone le potenzialità ed i possibili sviluppi
sabato 12 agosto 2017 - Ore 08:24
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di Domenico Papa

 

Presso la Sala della Vittoria della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno si è tenuto ieri l’incontro “Andare fieri dell’oliva ascolana del Piceno Dop”, nell’ambito della manifestazione Ascoliva Festival, il festival mondiale dell’oliva ripiena all’ascolana che animerà la città fino al 20 agosto.

Invitati speciali dell’incontro sono stati i sindaci degli 89 comuni del territorio di produzione della Dop, che si estende nelle provincie di Ascoli Piceno, Fermo e Teramo, chiamati a firmare un protocollo d’intesa per la valorizzazione dell’oliva ascolana del Piceno Dop. Molti i sindaci e i delegati dei “comuni fieri della Tenera Dop” che al termine dell’incontro hanno sottoscritto il documento proposto dal Sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli, nel quale viene inoltre chiesto il coinvolgimento di tutto il territorio interessato dalla Dop, il sostegno a chi vuole incrementare la produzione di Olivia Ascolana del Piceno e l’impegno di tutti nel raccontare la storia dell’oliva all’ascolana.

 

A firmare il protocollo per il comune di Fermo era presente Lorena Massucci, Presidente del Consiglio.

I relatori hanno messo in luce l’importanza delle produzioni di oliva ascolana del piceno Dop per lo sviluppo del territorio, evidenziandone le potenzialità ed i possibili sviluppi.

Ha introdotto i lavori il sindaco di Ascoli, Guido Castelli, affermando che la Dop rappresenta uno strumento che le istituzioni hanno per generare turismo eno-gastronomico ed è una risorsa che va preservata anche per le generazioni future. A seguire, l’intervento di Leonardo Seghetti, docente dell’Istituto Agrario “Ulpiani” di Ascoli Piceno che ha raccontato la cultura bimillenaria dell’oliva picena, apprezzata anche da Cleopatra, sottolineando la ricchezza di una storia unica ed identificabile con il capitale sociale del territorio. Il professore ha lanciato, oltre ciò, l’idea di accogliere i turisti in tutti i locali del territorio con un sorriso, due olive ripiene all’ascolana Dop e un buon calice di vino, nello spirito di dare valore alle 6 T: Territorio, Tracciabilità, Tradizione, Tipicità, Turismo e Tavola. Successivamente hanno preso la parola, per un breve saluto, Francesco Lucidi, agronomo esperto del settore, nonché promotore della creazione della Dop alla fine degli anni ’90, e il consigliere regionale Fabio Urbinati che ha ribadito il sostegno della regione Marche per la promozione dell’eccellenza picena.

 

Il valore sociale della Dop per il territorio è stato evidenziato anche nell’intervento di Biancamaria Torquati, docente di Economia Aziendale presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia che ha descritto il legame tra le produzioni Dop e il capitale sociale: l’oliva Dop, con la sua storia e per le sue caratteristiche produttive, è un bene collettivo per il territorio e può rappresentare una strategia per le aree rurali di fronte a nuovi mutamenti sociali e culturali.

 

Allo stesso modo, Giovanni Bastianelli, direttore esecutivo dell’ENIT (Agenzia Nazionale del Turismo) ha messo in luce l’importanza di legare il prodotto ad un’emozione in grado di attrarre turisti: è necessario saper raccontare, con orgoglio, passione e partecipazione, il prodotto e la sua storia al fine di creare interesse. In quest’ottica è fondamentale creare una cultura dell’ospitalità che coinvolga non solo gli operatori del settore turistico ma tutta la cittadinanza. Bastianelli ha affermato, inoltre, che l’oliva all’ascolana è uno dei prodotti più importanti della regione e uno dei brand più conosciuti al mondo, per questo ritiene giusto legare il prodotto al territorio ribadendo l’importanza dell’unione per una proficua promozione del territorio stesso.

 

Infine, Gianluca Gregori, ProRettore dell’Università Politecnica della Marche ha messo il evidenza il valore aggiunto dato delle certificazioni, esponendo la tendenza generale del consumatore a ricerare prodotti di qualità e locali e, quindi, l’importanza di creare un’offerta di valore con elementi tangibili (il prodotto) e intangibili (la storia), concentrandosi sulla difesa del brand ed evitando i fenomeni di dissipazione del marchio che rovinano la reputazione del prodotto. Il valore aggiunto delle certificazioni viene creato, come spiega Gregori, attraverso la notorietà del marchio, la sua riconoscibilità e la sua immagine, ovvero tramite la capacità del consumatore di associare un’immagine evocativa al marchio; quest’ultima è realizzabile attraverso una strategia che colleghi il territorio alle produzioni tipiche (non delocalizzabili per ragioni storiche, geografiche e colturali). La strategia territoriale deve essere ampia e di medio-lungo periodo e deve considerare una molteplicità di “strade percorribili”; nella strategia devono convergere tutti i soggetti del territorio, permettendo ad industria e artigianato di non entrare in competizione, posizionandosi in segmenti di mercato differenti.

 


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