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“Ricostruzione dopo 1997 ha salvato vite umane, adesso facciamo squadra”: le differenze tra i terremoti (TUTTI I DATI)

ABBADIA DI FIASTRA - Le parole di Ceriscioli, D'Ambrosio, Oreficini e dei sindaci di Castelsantangelo sul Nera, Castelraimondo e Montecavallo
martedì 26 settembre 2017 - Ore 19:48
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“Siamo oggi a distanza di vent’anni a ricordare quell’evento drammatico, ma in situazioni totalmente diverse per quanto riguarda il Paese sia per ciò che concerne l’economia , la pubblica amministrazione, .gli strumenti di comunicazione . Così il presidente Luca Ceriscioli nel saluto al convegno tenutosi oggi all’Abbadia di Fiastra e moderato dalla giornalista caporedattore ANSA, Cristina Morbiducci.

“E’ cambiato completamente il contesto sociale – ha proseguito Ceriscioli – e quindi le esperienze sono molto diverse anche per le dimensioni del sisma, per intensità, estensione e persone coinvolte. Ciò non toglie che possiamo riflettere in questa occasione, naturalmente per ricordare le vittime, i volontari tutte le persone che si sono impegnate e che dobbiamo ringraziare anche a distanza di vent’anni. E diventa naturale prendere spunti positivi dall’esperienza trascorsa del 97, come il trasferimento di competenze ai territori. Già stiamo lavorando insieme e in squadra, ma potenziare questo aspetto diventa una risposta importante per le comunità. Fermarsi a riflettere che una stessa generazione ha vissuto due eventi così drammatici, come testimoniano anche gli stessi protagonisti del terremoto del 97 che ricoprono oggi gli stessi ruoli, è un fatto storico inusitato e anche molto incisivo sul tessuto socio economico e per lo sviluppo di una regione. Il grosso della partita della ricostruzione e del rilancio delle aree colpite si gioca sul territorio. È impossibile immaginare i processi se non sono coinvolti direttamente i sindaci, ma è importante che lo facciamo anche con un modo nuovo di lavorare, facendo squadra. Di fronte a quello che è stato quel fenomeno più grande in termini di devastazione non possiamo pensare di poterlo affrontare non collaborando l’uno con l’altro. Fare squadra oggi ci chiede dunque un passo in più perché dobbiamo lavorare insieme con una testa diversa perché i temi che abbiamo di fronte hanno grandi difficoltà. Abbiamo una sfida doppia, una che c’era già prima del terremoto, quella dello spopolamento, e un’altra da giocare dentro un percorso di crisi. Noi abbiamo una sfida più grande e difficile che abbiamo appena iniziato e questo fare squadra ci chiede di sviluppare in primis questo senso di appartenenza ad una comunità straordinaria che è la comunità dei marchigiani i quali si aspettano il massimo impegno da noi e di poter tornare ad una condizione di vita forse superiore a quella che avevano prima, offrendo opportunità che forse non avevano neanche prima della ricostruzione”

Della stessa opinione sul momento storico molto diverso e imparagonabile tra i due eventi anche l’ex presidente della Regione e Commissario straordinario per il sisma del 97,Vito D’Ambrosio che ha rimarcato come le dimensioni del sisma del 2016 siano state molto più ampie. “Di questo bisogna tenere conto – ha detto – perché è facilissima la tentazione di fare paragoni tra le due esperienze e non è giusto compararle. Io porto la mia esperienza che posso dire positiva, ripercorrendo i punti fondamentali che ci eravamo dati per costruire un programma di interventi. Devo però dare atto che la ricostruzione nelle Marche è stata esemplare quanto quella del Friuli secondo uno schema che privilegiava il decentramento ai territori, la facilitazione, la semplificazione e l’accelerazione. Una ricostruzione che ha salvato vite umane nel sisma dello scorso anno.”

“L’esperienza vissuta nel ’97 – ha detto il sindaco di Castelsantangelo sul Nera Mauro Falcucci – l’abbiamo messa a frutto in questo sisma anche se i due terremoti non sono compatibili sia per le magnitudo che per le normative, quest’ultime differenti rispetto ad oggi. All’epoca c’era un’autonomia da parte dei Commissari delle Regioni. Occorre identificare misure specifiche in base ai danni subiti dai territori montani e dare misure necessarie sotto l’aspetto fiscale e puntare sul lavoro”.

“Siamo preoccupati – ha sottolineato Renzo Marinelli, sindaco di Castelraimondo – perché occorre ricostruire il tessuto sociale attraverso le seconde case affinché si ricostruiscano le eccellenze. Tessuto economico e produttivo con investimenti di qualità per essere competitivi in futuro.”

“Il personale tecnico e amministrativo assunto per questo sisma – ha detto Pietro Cecoli, sindaco di Montecavallo – deve essere formato prima di andare a regime. Tante chiese, strade devono essere sistemate e non sappiamo i tempi soprattutto per la viabilità che é determinante. Occorre che tutti i sindaci facciano una grande squadra”.

“Le attività messe in atto nel sisma del ’97 – ha sottolineato Roberto Oreficini, ex direttore dipartimento regionale Protezione civile Marche – hanno costituito il modello della Protezione civile. Il terremoto dell’epoca venne gestito grazie la legge 225 del ’92. Con lo stato di emergenza i presidenti delle Regioni erano delegati commissari con ampiezza di poteri durante l’emergenza. Il ruolo svolto dal presidente della Regione si e’ ritenuto efficace e ha dato l’avvio alla formulazione del decreto legislativo 112 che attribuiva competenze di Protezione civile alle Regioni”.


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