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Sindacati duri su Cesetti:
“Prima parla di valorizzare il territorio,
poi taglia la Camera di Commercio”

RIFORME - Nuovo affondo di Maurizio Di Cosmo e Alfonso Cifani, segretari provinciali di Cgil e Cisl
martedì 6 giugno 2017 - Ore 15:46
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Insistono perché “convinti, con argomenti e dati alla mano, che la scelta di una unica Camera di Commercio regionale impoverisce il territorio perché toglie voce e protagonismo agli attori sociali ed economici, favorendo una accentuazione della gestione burocratica dei servizi ostile e lontana dalle imprese e dai lavoratori”.

“La dialettica è una cosa importante – spiegano Maurizio Di Cosmo e Alfonso Cifani, segretari provinciali di Cgil e Cisl – e se usata correttamente può favorire il dibattito pubblico e la crescita democratica di un contesto sociale. Usare i termini ‘pretestuose e fuorvianti’ per s-qualificare le nostre argomentazioni, tradisce la volontà di non voler discutere proprio perché le ragioni a sostegno delle posizioni accentratrici del governo regionale sono deboli e contraddittori. Lo stesso vicepresidente Cesetti, in occasione della Giornata dell’Economia a Fermo ha perorato un progetto che ‘guardi alla valorizzazione del territorio’; si può essere più contraddittori di così di fronte a scelte concrete opposte che svalorizzano il territorio? Queste ‘azioni concrete’ appartengono ad una strategia animata anche da un populismo di governo e sorretta da una visione della nostra democrazia che noi non condividiamo. Qui non si stratta di sostenere le prerogative ed il ruolo solo delle organizzazioni sindacali, ma anche di tutte le altre associazioni – sociali, economiche , culturali – che costituiscono proprio la ricchezza di un territorio. Queste rappresentanze cosiddette intermedie, tra non molto non avranno più alcun riferimento perché, come abbiamo elencato qualche settimana fa, gli ‘edifici istituzionali/democratici’ esistono a Fermo in modalità di sembianze e non di strutture vere e proprie funzionali a erogare servizi e, allo stesso tempo, a promuovere l’incontro-confronto fra gli attori territoriali che qui possono partecipare ed essere protagonisti.

Dal territorio si stanno sottraendo le ‘palestre democratiche’ ove far crescere democrazia e classe dirigente; ciò è solo funzionale alla pratica delle cooptazioni e non del merito e, senza esse spariscono anche ‘le Marche come regione plurale’. Le diverse identità non saranno più tali. Vale a dire che, senza la valorizzazione del territorio e delle rappresentanze intermedie, si da un colpo al pluralismo e si promuove la burocrazia!

Di fatto o tolgono (Provincia, CCIAA) o lasciano gli Enti in condizioni minime (dal Centro per l’Impiego alla DTL ora ITL) tali da non poter assolvere ai compiti istituzionali stabiliti. Di qui il depauperamento del territorio che, così ridotto, non può assolutamente assolvere alla ‘ricostruzione sociale’ post-sisma, né alla ripresa dello sviluppo guardando soprattutto al lavoro dei giovani.

Nemmeno si può pensare ad una funzione sostitutiva e potenziatrice di servizi della Camera di Commercio unica. L’esperienza attesta come il Fermano, ad esempio, sia stato tagliato fuori da qualsiasi intervento dei fondi comunitari e non goda di alcuna politica regionale che affronti i nodi strutturali e congiunturali di una crisi lasciata a se stessa. Per citare un fatto, il Distretto calzaturiero con il suo peso economico, le sue eccellenze e problematicità esiste a Fermo ma, sembra non vantare alcuna attenzione nelle stanze del governo regionale.

Infine, forse non c’è veramente spazio per le “terre di mezzo” – che è poi lo slogan (altra contraddizione, sic!) con cui la Regione Marche, insieme a Umbria e Toscana, sta lavorando ad un progetto per l’Italia centrale – e forse non c’è spazio tra cittadini e poteri centrali. Questo può essere un fatto! Ma è un fatto non prodotto da ragionamenti convincenti, ma da diktat emanati da entità estranee al confronto democratico ed incapaci di ascoltare le istanze di chi ogni giorno affronta dal basso la realtà.

Noi continueremo a batterci perché siamo convinti della necessità di un cambio di passo della politica, senza il quale la crisi economica e sociale, invece di essere risolta, si alimenterà sempre più del non-governo e del clima pesante di sfiducia nelle istituzioni e nella democrazia”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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