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Medici di base e liste di attesa,
la svolta ancora non c’è
“Va cambiato il modo di lavorare”

FERMO - Ceriscioli parla di un sistema di prenotazione “a disposizione di chi lo vuole utilizzare”, il direttore Marini è fiducioso che i colleghi si renderanno disponibili
mercoledì 9 Ottobre 2019 - Ore 08:30
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di Andrea Braconi

Quello del pieno coinvolgimento dei medici di base nelle prenotazioni di prestazioni sanitarie (con l’obiettivo di facilitare ulteriormente il processo di azzeramento delle famigerate liste di attesa) è un tentativo che, secondo il presidente Luca Ceriscioli, la Regione sta tentando di fare da 4 anni, vale a dire dall’inizio del suo mandato.

“Avevamo fatto un primo accordo – ricorda – che fu firmato da tutti. Ma per arrivare a questo risultato serve una volontà che ad oggi non si è ancora manifestata, sicuramente non da parte nostra. Anzi, noi continuiamo a riproporlo con forza”.

La riprova, per Ceriscioli, è l’aver aperto il meccanismo ad altri soggetti in altre forme ed in maniera volontaria. “Penso a quanto avvenuto con una farmacia di Monte San Giusto, che fa circa 500 prenotazioni. Abbiamo fatto una proposta anche a patronati delle associazioni di categoria, perché il nostro è un sistema semplice e aperto, a disposizione di chi lo vuole utilizzare”.

“Siamo ottimisti – rimarca Alessandro Marini, direttore dell’Asur Marche – perché il medico di base è un soggetto importantissimo in questa filiera. Se il sistema risponde come sta rispondendo, sono sicuro che i colleghi verranno al tavolo e si renderanno disponibili”.

Da parte sua, come spiega Nadia Storti, direttore sanitario dell’Asur Marche, la Regione ha regolamentato tutto. “Penso alle Case della salute e all’accesso dei codici bianchi. Manca però questo accordo. Noi abbiamo preparato la cornice normativa, culturalmente stiamo formando i nuovi medici a questo settore. Ricordo che abbiamo medici di medicina generale molto anziani e a fine carriera, ma la svolta probabilmente arriverà a breve. Siamo consapevoli – conclude Storti – che dobbiamo ancora cambiare il modo di lavorare di alcuni colleghi”.


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