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Lacrime, dignità e compostezza:
Pescara del Tronto non dimentica

(Foto e video)

TERREMOTO, TRE ANNI DOPO - Si è tenuta nel parco della frazione di Arquata la commemorazione in ricordo delle 52 vittime del versante piceno. Prima la funzione religiosa, poi i nomi di chi non c’è più scanditi uno a uno, accompagnati dal suono della campana. Il dolore di parenti e amici e le parole del vescovo D’Ercole: «Quello che vi è successo è come se fosse successo a me». Presente anche il sottosegretario Crimi
sabato 24 Agosto 2019 - Ore 12:40
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Alcuni momenti della commemorazione a Pescara del Tronto

di Luca Capponi

(foto e video di Andrea Vagnoni)

C’è stato un passaggio dell’omelia in cui il vescovo Giovanni D’Ercole ha ricordato, riferendosi ai tragici giorni del terremoto, di avere visto negli occhi della gente di Pescara del Tronto e Arquata «la disperazione trattenuta con una dignità mai vista».

Il vescovo durante la funzione

Ecco, il punto è proprio questo. La dignità e la compostezza di un dolore inconsolabile diventano l’emblema che non può non fare onore agli arquatani. Insieme alla certezza delle lacrime. Tre anni fa come oggi. Nello stesso luogo dove, durante quella notte da incubo, venivano ricomposti i corpi tirati fuori dalle macerie.
È il parco di Pescara, l’unica cosa rimasta del borgo insieme alle fontane che sgorgano poco lontano, ad ospitare la commemorazione in occasione dell’anniversario del sisma, che qui ha colpito duro portando via con sè ben 52 persone.
Le stesse che sono state ricordate, una a una, durante e dopo la funzione religiosa. Un elenco di nomi preceduto dalla toccante esecuzione del “Silenzio” ed accompagnato da una serie di rintocchi di campana; uno per ogni viso che non c’è più, per ogni storia crollata e mai tornata come prima, per ogni carezza perduta.
Alle 3,36 esatte del 24 agosto. La data che ha cambiato tutto.

La campana rintocca i nomi delle vittime

«Siete miei fratelli, quello che vi è successo è come se fosse successo a me» ha detto ancora un emozionato D’Ercole rivolgendosi ai familiari delle vittime, ai loro amici e conoscenti, alla Pescara che ancora resiste  ma che non esiste. Se non nei ricordi.
Qui tutti si conoscono. E i volti rigati dal pianto è come se fossero uno. Per un attimo. Il resto sembra non esserci. Non la rabbia, non il rancore, non le recriminazioni, non quello che c’è di sbagliato, la burocrazia, la speranza, l’illusione, i governi che cambiano.
Lo sanno il sindaco Aleandro Petrucci ed il vice Michele Franchi, che dalla fine dell’estate del 2016 provano giorno dopo giorno a ricomporre quello che c’era, a lottare di fianco alla loro gente nonostante le tante difficoltà.

Il dolore composto

Lo sanno, o almeno dovrebbero, anche le autorità intervenute. Dal sottosegretario del governo Vito Crimi al commissario per la ricostruzione Piero Farabollini, dal presidente della Provincia Sergio Fabiani al vicepresidente della Regione Anna Casini, fino ai vertici nazionali e regionali della Protezione Civile, Angelo Borrelli e David Piccinini. C’erano, tra gli altri, anche i rappresentanti delle forze dell’ordine Ciro Niglio (Carabinieri) e Gerlando Costa (vice questore), così come il prefetto Rita Stentella. E poi il senatore Giorgio Fede, consigliere regionale Piero Celani, il sindaco di Ascoli Marco Fioravanti, il consigliere ascolano Massimo Tamburri e in rappresentanza di San Benedetto il consigliere Valerio Pignotti.
Terminata la commemorazione, intorno alle 4, le candele che illuminavano la zona si spengono. Ognuno torna da dove è venuto, con un giorno in più in tasca. Nella Pescara del Tronto che fu, riecco il buio. Sullo striscione posto alla fine del parco restano scolpite queste parole: “Ora che siete cielo ricordarvi significa avervi accanto e credere che quei momenti non passeranno mai”.

Il sottosegretario Crimi

Il commissario Farabollini

Petrucci, Crimi e Borrelli

Il vice questore Geraldo Costa, il comandante dei Carabinieri colonnello Ciro Niglio, il comandante della Guardia di Finanza colonnello Michele Iadarola

Il consigliere regionale Piero celani, il senatore Giorgio Fede, il prefetto Rita Stentella

 


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