
Il porto turistico di Porto San Giorgio (foto Cristiano Ninonà)
di Sandro Renzi
Risponderà all’opposizione in Consiglio comunale il sindaco Vesprini, chiarando cosa intende fare la sua Amministrazione dopo aver ricevuto pochi giorni fa dalla società Marina una proposta di componimento bonario della querelle che vede contrapposti Comune e gestore del porto, con quest’ultimo costretto al ricorso al Tar dopo essersi visto notificare dagli uffici di via Veneto il provvedimento di decadenza della concessione per mancato pagamenti dei canoni demaniali. Il tutto arriva a distanza di qualche settimana dall’udienza fissata di fronte ai giudici del tribunale amministrativo dorico in programma il 25 ottobre, interpellati dal privato per ottenere una sospensiva del provvedimento di decadenza.
Ma cosa chiede, in buona sostanza la Marina? Quattro pagine fitte, a firma dell’amministratore Renato Marconi ed indirizzate tanto al Comune quanto all’Agenzia del Demanio di Ancona, che ripercorrono, sotto il profilo tecnico ed amministrativo, quanto è stato fatto dalla società in questi anni per rideterminare, in primis, anche l’area data in concessione, da cui ne scaturirebbe una parziale riduzione dei canoni da versare alle casse dello Stato. Non ultima quella occupata dai residui dei dragaggi pari a circa 41mila mq e non idonea, secondo il concessionario, mancano peraltro fino al 2022 un piano regolatore portuale, ad alcun tipo d utilizzazione. Tant’è, la Marina prova a fare un passo avanti sottoponendo alla giunta una proposta che parte, ovviamente, dalla rideterminazione delle aree oggetto di concessione demaniale marittima e da un riconteggio delle somme dovute. A fronte di ciò, il concessionario si dichiarerebbe pronto a pagare 208mila euro di canoni per il periodo 2020-2023 e a presentare una polizza fideiussoria. La Marina chiede pure una proroga di 32 anni della concessione necessari per “riequilibrare il piano economico finanziario dell’iniziativa” collegando a questo periodo una serie di interventi di rapida attuazione. Le opere previste consistono nella progettazione ed esecuzione di una rotatoria all’ingresso dell’approdo, progettazione e realizzazione della sede a servizio della Guardia Costiera (di circa 1200 mq) ed infine realizzazione degli spazi associativi per un totale di 600 mq. Di questi, 400 mq per le associazioni sportive e 200 mq da allestire per conferenze o spettacoli. Si tratta di opere pubbliche il cui cronoprogramma, per stralci, dovrebbe essere completato e definito dopo la sottoscrizione dell’accordo. Accordo che impegna ovviamente la società a garantire il dragaggio negli spazi acquei dati in concessione. Se si dovesse raggiungere una intesa col Comune, la Marina tornerà a chiedere l’annullamento della procedura di decadenza già avviata dall’ente e da parte sua, però, si impegnerebbe a rinunciare ad ogni azione per il risarcimento dei danni subiti per non aver potuto completare il porto a causa della mancanza di un piano regolatore negli ultimi 40 anni. Di questo si sta discutendo all’interno della maggioranza e di questo stanno chiedendo conto i consiglieri di opposizione. La proposta potrebbe effettivamente spiazzare il Comune che, è bene ricordarlo, per quanto riguarda i canoni demaniali si limita solo a riscuotere le somme da girare poi alle casse dello Stato. Il sindaco Vesprini dovrà ora fare una scelta: proseguire lungo la strada già avviata, ovvero quella della revoca della concessione, e quindi attendere l’esito del ricorso al Tar che molto probabilmente fisserà un’altra udienza per gli aspetti di merito, oppure prendere di petto la proposta transattiva, col benestare del Demanio, e quindi di enti terzi, e chiudere la partita con buona pace di tutti.














