Il sindaco Valerio Vesprini

di Sandro Renzi

L’autunno non è caldo solo sotto il profilo meteorologico per il sindaco Vesprini, alle prese con due gatte da pelare di cui avrebbe fatto sicuramente a meno dopo solo un anno di governo della città. Il futuro del porto e quello della Sgds multiservizi rischia di pesare e condizionare l’azione amministrativa nei prossimi mesi. Tanto più che strategie di uscita serena non si intravedono nel brevissimo periodo, a sua volta condizionato dalle decisioni dei tribunali.

Il Tar Marche ha detto la sua sul ricorso presentato dalla società Marina srl contro il provvedimento di decadenza della concessione demaniale, di fatto accogliendo l’istanza di chi il porto lo gestisce, ma confermando allo stesso tempo che senza una polizza fideiussoria o il pagamento dei canoni arretrati, dal 23 novembre, termine ultimo della proroga concessa dall’ente di via Veneto alla società per sanare il debito, il provvedimento di revoca diventerà efficacie. In tal caso la società dovrà provvedere allo sgombro delle aree occupate. Una prospettiva che se si avverasse troverebbe il Comune in grossa difficoltà. Non sarà un caso allora che sfrugugliando nell’albo pretorio ecco saltare all’occhio, tra i tanti atti pubblicati, anche quello per l’acquisto di un e-book dal titolo “la concessione portuale”, quasi a conferma del fatto che nel palazzo ci si starebbe preparando al peggio, vale a dire la riconsegna delle chiavi del porto. Per quanto dalla Marina si confermi invece la volontà di andare fino in fondo alla questione ricorrendo a tutte le sede giudiziarie. Le soluzioni prospettate e contestate dal Pd prevedono nelle more di un bando per trovare eventualmente un nuovo gestore, altrettanto complesso da redigere, una gestione spacchettata dei servizi con affidamento a più società, ma non è semplice trovarne di specializzate nel settore, oppure l’ingresso della Sgds multiservizi mediante una “conduzione” in house dell’approdo. Ma con quali competenze?

E qui si apre l’atro capitolo spinoso per il sindaco. Che fine farà la Sgds multiservizi? E con essa un importante capitale umano fatto di donne e uomini che lavorano da anni per la municipalizzata sangiorgese? Per ora si registra la nomina di Giovanni Lanciotti ad amministratore dopo l’uscita di Maria Gabriella Caliandro. Ma anche in questo caso tutto sembra appeso alle decisioni dei tribunali. Il giudice del lavoro di Fermo, a proposito di ricorsi, ha accolto quello di Emilio Cuomo, direttore dell’Asite di Fermo, secondo classificato nel bando per la scelta del nuovo direttore della Sgds dopo le dimissioni di Marco Ceccarani. Una pronuncia che, gioco forza, in attesa dell’appello, finisce per far traballare la posizione di Piero Mognaschi, in sella alla società da pochi mesi. Il giudice del lavoro si spinge oltre sollecitando l’affidamento dell’incarico a Cuomo. Il socio unico, ovvero il Comune, rappresentato dal sindaco che ha tenuto per sé la delega alle partecipate, non può certo restare alla finestra relegando la querelle ad un fatto interno alla società. A maggior ragione se si ritiene che la Sgds, su cui si stanno concentrando gli sforzi per ampliare l’offerta dei servizi dalla stessa gestiti, possa prendere in consegna il porto e tutto ciò che ad esso è collegato a partire dalla manutenzione. Una partita, anche questa, complessa per la maggioranza di centrodestra. I bilanci della società non sono rosei, manca una sede dopo l’incendio che ha distrutto l’autoparco comunale, i dipendenti sono legittimamente in fibrillazione. Una exit strategy dall’impasse della Sgds va costruita da zero avendo chiari ruoli, management e competenze. Ma anche consapevolezze dei  limiti di una società che sostanzialmente si occupa da sempre principalmente di raccolta rifiuti e pulizia delle strade.

 

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